Le pagine e le tavole dei Carnet sono vissuti per me come atti di pittura ad acquerello, nel pieno delle sue capacità espressive e nel colmo delle sue proprietà di trasparenza, e le parti scritte - sebbene a volte elaborate ed attinte alla tradizione miniata medioevale - sono espressioni di puro trasformatismo o trasformativismo inteso alla Faye: pensieri che divengono scrittura.

Come ricorda Faravelli, questo però non è il risultato di un momentaneo raptus espressivo, del tutto istantaneo e casuale, ma per quanto concerne la Cina e Lijiang queste pagine sono il risultato di anni di pratica e di studio della lingua cinese, della scrittura pittografica e della tradizione religiosa e manoscritta Dongba propria del popolo Naxi - una delle 55 minoranze etniche ufficiali riconosciute dal governo cinese -, dallo studio e dall apratica del Wushu inteso come elemento inscindibile ed eredità culturale del poplo cinese.

La lettura dei testi, scritta con chine di vario colore (tutte Winsor & Newton e/o Pelikan) è qui facilitata dalla trascrizione digitale dei testi stessi, lezione impartitami dall'ultimo Carnet de Voyage di Faravelli dedicato all'Egitto, di cui ho fatto tesoro e che calibro ad alcune delle tecnologie dell'Informatica Umanistica che ho appreso in questi anni di studio, grazie al caro professor Roberto R. del Turco.

Francobolli, banconote e lavori di patchwork vario registrano quell'infinito insieme di minuterie che, secondo me, caratterizzano la quotidianità dei luoghi in cui ci troviamo a passare, in cui ci troviamo a vivere.

Mia intenzione e mio progetto sarebbero di poter continuare a riempire pagine di Moloeskine e di fogli sciolti, poter continuare a raccogliere materiale, ad approfondire e studiare realtà e culture diverse, per sempre nuovi incontri, l'unica ricchezza di cui davvero bramo.

Questo almeno ad oggi, Sabato 3 Luglio, ore 9.50...