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        <title>Appunti di studio sulla storia dell\'etnia Naxi e della frequentazione umana nella regione di Lijiang</title>
        <author>Stefano Zamblera - Xiulong</author>
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        <p>Original opendoc file created on 7th May 2008</p>
        <p>XML file created on Thursday 18th September 2008 02:36:23 PM</p>
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      <p>Appunti di studio sulla storia dell'etnia Naxi e della frequentazione umana nella regione di Lijiang.</p>
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      <div1>
      <head>Introduzione</head>
      <p></p>
      </div1>
      <div1>
      <head>Storia del popolo Naxi: il processo di ricostruzione storica</head>
      <div2>
      <head>Iipotesi  e modelli di ricostruzioni storiche</head>
      <p>
Nel corso degli anni gli studiosi della nazionalità Naxi e del popolo Mosuo hanno formulato diverse ipotesi per identificare le origini e per ricostruire la storia antica delle due etnie, e le teorie principali elaborate possono essere raggruppate in 3 filoni di pensiero principali:</p>
<list type="ordered">
<item n="1">I Naxi si originarono dai Maoniu e dalla confederazione tribale di Zao (Naxizu Jian Shi ),</item>
<item n="2">I Naxi sono i discendenti delle tribù di cultura Bai Lang (Zhang Zengqi),</item>
<item n="3">I Naxi giunsero a Yongning nel 24 d. C. e si originarono da tribù di cultura Mosuo</item>
</list>
<p>Così come suggeritodal recente studio monografico sui Naxi di Christine Matthieu, lo studio accurato della documentazione storica e letteraria disponibile, nonché dei dati archeologici, linguistici ed antropologici palesa l'insufficienza e l'inadeguatezza di ciascuna singola teoria poiché nessuna di essa riesce a fornire descrizioni e spiegazioni esaustive sulla genesi Naxi/Mosuo, e dover scegliere tra l'una o l'altra ipotesi risulterebbe sempre una scelta limitata, con cui non si potrebbero mai descrivere a pieno tutte le caratteristiche principali della formazione della matrice etnica, culturale, linguistica, religiosa, artistica, ecc..., che sussume alla nazionalità Naxi ed alla popolazione Mosuo storica ed odierna.</p>
<p>
Ciascuna delle 3 ipotesi, parzialmente esauriente, non riesce poi a motivare né le cause che hanno portato alla diversificazione delle due popolazioni, né risulta esauriente nel descrivere i processi che poertarono alla differenziazione tra Naxi e Mosuo delle rispettive organizzazioni sociale, delle tradizioni, ed all'interno dello stesso popolo Naxi del fenomeno della rivendicazione in certi centri di origini storiche diverse fortemente sentite dal popolo.</p>
<p>
Da ciascuno dei modelli storici non è possibile estrarre i dati su cui documentare quali, e quante possano essere state le influenze che portarono al formarsi delle tradizioni Daba (Mosuo) e Dongba (Naxi), nonché l'introduzione, l'utilizzo e la trasformazione della scrittura pittografica Dongba e sillabica Geba per i Naxi, ed all'assenza di una tradizione religiosa manoscritta Daba/Mosuo, sebbene questi ultimi utilizzino o hanno utilizzato nella storia un piccolo corpus di pittogrammi per l'esecuzione di riti divinatori.</p>
<p>
Infine, ma non per ultimo, non vi è nessuna di queste tre ipotesi storiche che apporti una documentazione precisa su cui basare e da cui dedurre spiegazioni teoriche che illustrino quali siano stati i processi antropologici sociali e politici che hanno portato al giorno d'oggi alla struttura patriarcale presso i Naxi ed alla sopravvivenza, in alcuni centri Mosuo, di particolari modelli sociali in cui la donna si trova al centro dell'economia familiare e dove vi è libertà di coppia.</p>
<p>
Soffermandosi su quest'ultimo tema,  sarebbe stato auspicabile poter studiare all'interno di una ricostruzione storica soddisfaciente sulla genesi Naxi/Mosuo una documentazione su cui poter evincere o meno la concreta esistenza, anche partendo dal Neolitico, di evidenze archeologiche inerenti all'esistenza, alla sopravvivenza ed alla trasmissione di un'organizzazione sociale matriarcale o matrilineare; riferendosi ai Mosuo nostri contemporanei ed agli antichi Naxi, sarebbe necessario documentare,  nello Yunnan settentrionale tramite tracce archeologiche o documenti storici, elementi che possano costituire incontrovertibili evidenze storiche dell'esistenza di nuclei sociali da cui questa tradizione sia stata tramandata.</p>
<p>
In ognuna delle 3 principali teorie sull'origine Naxi/Mosuo si sottolinea o meno la pratica dei matrimoni incrociati e combinati fra tribù, ma questa pratica potrebbe essere spiegazione di quale sia stato lo strumento di diffusione del modello sociale in questione, o descrivere dove e come possa essere avvenuta una minor cinesizzazione dei gruppi umani e quale sia stato l'impatto del modello sociale e matrimoniale diverso che gli Han diffusero ed imposero nella regione (suicidio 1Yu 2vu nei Naxi e nei Mosuo), ma in questa teoria non vi è riferimento ad evidenza storica che documenti l'esistenza di un preciso nucleo sociale matriarcale, oppure che vi siano stati più nuclei, nello Yunnan che abbiano avuto nell'antichità un modello sociale simile, poi trasmesso evolvendosi nell'attuale situazione di alcuni centri Mosuo.</p>
<p>
Eppure episodi di matriarcato nella Cina sin dall'epoca preistorica e dal Neolitico sono noti dalle fonti archeologiche a nostra disposizione, e consistono in una serie di tipologie sepolcrali che documentano l'esistenza di una classe sociale stratificata in cui le tombe delle donne erano le uniche sepolture dotate di corredo funebre, e le inumate assumevano posizione centrale nelle necropoli, e questo dato archeologico è indice del ruolo elitario delle donne nella società dell'epoca.</p>
<p>
Le cronache storiche Tang riportano in epoca storica l'esistenza di due Nu Guo, di cui Dong Nu Guo, il regno delle donne orientale, sito ai confini delle regioni di Yongning (Mosuo contemporanei) e Lijiang (Naxi contemporanei), e basato sul matriarcato, dunque sembra lecito ipotizzare l'esistenza ed il flusso di un modello matriarcale in questa regione, e diviene anche abbastanza spontaneo collegare il fenomeno Dong Nu Guo agli antichi Naxi ed ai Mosuo.</p>
<p>
Anche se i Naxi oggi non presentano una società matriarcale, alcune testimonianze di un passato molto recente, come quelle di Joseph Rock e Peter Goullart, hanno documentato che presso i Naxi esistesse un modello sociale familiare  basato sulla libertà di coppia e sull'eredità del nome di famiglia dalla linea materna e non paterna.</p>
<p>
Dong Nu Guo, dal mio punto di vista interpretabile non come un regno preciso avente un popolo e dei confini precisi, ma come un modello sociale di congregazioni tribali matriarcali, allora potrebbe essere contemplato tra quegli apporti culturali che contribuirono alla genesi del popolo Naxi/Mosuo, anche se presso i Naxi, questo modello sociale oggi non è più presente a causa dei diversi sviluppi storici e culturali che modificarono radicalmente la loro società, a causa di un ingente processo di cinesizzazione.</p>
<p>
L'apporto della cultura Han, l'adozione e la fusione nel corso della storia di alcuni elementi culturali, filosofici e religiosi, nonché l'imposizione forzata di regole sociali e politiche hanno interferito e modificato culturalmente, socialmente e linguisticamente gli abitanti della regione contribuendo al risultato vivente e differenziato dei Naxi e dei Mosuo odierni.</p>
      </div2>
      <div2><head>Metodologia della ricerca storica: la lettura esigente</head>
      <p>
    Già da queste poche riflessioni appare cristallino che la ricerca storica sui Naxi (e sui Mosuo) non possa limitarsi allo studio ed alla discussione di una o due cause principali il cui susseguirsi nel rapporto causa – effetto abbia “provocato” quanto oggi visibile nella regione di Lijiang, ed in questo caso specifico poi, l'argomento della ricostruzione storica ed antropologica che già di per se è enormemente complesso, risulta immerso in un contesto storico geografico e sociale molto delicato e particolare quale il “setting” dello Yunnan settentrionale, caratterizzato in antichità da una matrice di congregazioni tribali di culture eterogenee, mosse dai continui fattori catalitici costituiti dall'azione dell'impero cinese, del Tibet, dei regni locali importanti quali Nanzhao ed il regno di Dali.</p>
<p>
In questa complessa rete di nicchie tribali culturalmente differenziate, fluttuanti nelle regioni dello Yunnan settentrionale, del Sichuan meridionale e del Tibet, si svolgono poi i processi storici tra i più pesanti ed ingenti della storia della Cina, della Mongolia, del Tibet stesso, e lo Yunnan sembra essere epicentro di una continua attività sismica che, quando è quiescente nelle sue manifestazioni più esuberanti, non deve farci dimenticare l'esistenza di un continuo movimento convettivo di relazioni, influenze, scambi e matrimoni dei gruppi tribali e dei clan, un continuo mescolarsi di materiali umani che può essere paragonato a quanto avviene nel mantello sottostante la crosta terrestre, i cui moti costantemente miscelano miscelano i minerali contenuti in quello che noi chiamiamo genericamente Magma, generando continuamente nuove rocce, in un fenomeno che “l'uomo comune” non riesce a percepire perché evento sotterraneo, di lunga durata ed inpercettibile ai sensi, ma che il geologo registra e ricostruisce.</p>
<p>
Ecco che nell'approccio alla ricostruzione del fenomeno macroscopico della storia dei Naxi, proprio come il geologo calibra i propri strumenti per registrare le informazioni, ed adatta la propria metodologia alla settorialità dell'ambito scientifico specifico, anche la metodologia dello storico dovrebbe calibrarsi ed adattarsi alla specificità dell'ambito della ricostruzione della storia dei Naxi, modificando prima di tutto il proprio modo di interrogare le fonti disponibili, e dunque calibrando il modello scientifico causa-effetto, rendendolo applicabile all'analisi dei più minuti aspetti della realtà Naxi, ipotizzando e ricostruendo catene di eventi parallele che, assieme, interagenti, intersecanti, a volte assimilate ed altre ancora correndo parallelamente o divergendo, portano al verificarsi “del fenomeno” storico.</p>
<p>
Per quanto concerne le fonti a nostra disposizione, che purtroppo sono scarse nel numero e caratterizzate, come quasi sempre accade, dalla parzialità dell'autore nel riportare notizie e lignaggi, esse risultano permee di aspetti mitici, continuamente ritoccate nel tentativo di legare fatti e discendenze impossibili e storicamente confutate da documenti oggettivamente accertati.</p>
<p>
Chiaro esempio è costituito dalla genealogia e dalla cronaca di Mu Gong del 1545, documenti in cui l'autore, nel tentativo di “far tornare” aspetti e fatti che legittimino il ruolo elitario della propria famiglia, inserì antenati dai nomi simbolici, numeri di generazioni tra i successori improbabili, e legò la discendenza della propria famiglia direttamente alla tradizione Dongba della genesi del mondo.</p>
<p>
A prima vista dunque questa fonte risulterebbe inutilizzabile, perchè troppo “contaminata” dalla sua incapacità a trasmettere episodi storicamente validi, e nel caso vi fossero spunti di realtà storica, la ricostruzione degli eventi sarebbe molto difficoltosa perchè “le cause, e le cause delle cause” degli eventi sono distorte dalla parzialità dell'autore, dalla grande quantità di miti e leggende “impastate” a  dati storici “reali”.</p>
<p>
Ma quale è il fine di colui che si dedica alla ricostruzione storica del popolo Naxi? Esprimere un giudizio sulle fonti che ha (fortunatamente) a disposizione oppure trovare il modo di “farle parlare” ed eseguire un tentativo di ricostruzione della storia dei Naxi?</p>
<p>
Se il fine è la ricostruzione storica del popolo Naxi, allora sembra così poco produttivo soffermarsi in tono accusatorio sui difetti delle cronache Mu che, fortunatamente, possediamo perchè così esse son state fatte e non è possibile “modificarle”, mentre sembrerebbe molto più produttivo (e stimolante) modificare il proprio punto di vista di lettore.</p>
<p>
La lettura di queste fonti deve essere calibrata al contesto storico e culturale in cui furono redatte, e non sintonizzata sull'attuale contesto storico culturale e sul concetto odierno di storia. Dunque deve essere una lettura esigente, che deve interrogare i documenti con un metodo esegetico ed ermeneutico del testo, deve divenire una lettura provocatoria con cui sollecitare le parole, la lettura non deve estrarre i fatti narrati nel “nostro mondo” ma deve riportare il lettore “nel mondo della fonte” per così poter inquadrare gli eventi ivi descritti nel contesto che gli è proprio, in un universo caratterizzato da relazioni fra esseri umani – natura/storia permeo di un 3° elemento chiave delle stesse relazioni, ossia la divinità – spiritualità che tutto muoveva e per cui tutto si muoveva.
      </p>
      </div2>
      <div2>
      <head>Esempio di lettura esigente: i documenti Mu</head>
      <p>
      Mu Gong per descrivere la storia antica della propria famiglia attinge al mito della genesi dalla tradizione Dongba: la parte della cronaca del 1516  in cui si narra della genesi dell'universo, reperita dal Rock presso i contemporanei eredi della famiglia Mu, era scritta in pittogrammi, tanto che gli stessi Mu che passarono il documento al Rock non erano in grado di leggervi niente.</p>
<p>
Questo dettaglio non è un piccolo particolare, ma costituisce già una premessa importantissima nel modo con cui la cronaca debba essere considerata: in primis la scrittura pittografica è una scrittura performativa, ossia per i Dongba dell'epoca ha un valore magico così potente da poter “far esistere” - “far vivere” o “rivivere” la realtà di cui cesella l'essenza nei propri pittogrammi.</p>
<p>
Allora questo mito, che Mu Gong copiò da alcuni manoscritti Dongba  ed a cui apportò alcune modifiche, nella sua versione originale recitato cantato nelle cerimonie per ricreare la rinascita della vita, la divisione fra cielo e terra, il trionfo della procreazione, la vittoria sui demoni, la comparsa del popolo Naxi: per i Dongba il tempo, è la trasformazione su pittogrammi dell'origine dell'uomo e della creazione dell'universo secondo la tradizione Naxi, e la storia di cui si ri-esegue il vissuto è da intendersi come uno spazio fisico, una dimensione percorribile a ritroso: attraverso il ricordo rituale delle origini di una realtà essa ri-vive, ri-avviene!</p>
<p>
La precisione storica odierna è evidentemente una caratteristica che non può appartenere a questo tipo di documento e leggerlo con questo aspettativa sarebbe un errore a priori che renderebbe la fonte inutilizzabile, un errore la cui colpa non potrebbe essere attribuita alla fonte o ad suo autore, ma additabile a chi si accinge alla sua lettura e ne studia i contenuti decontestualizzando il tutto dalla cultura in cui il testo venne generato.</p>
<p>
Interrogata e sollecitata sotto molteplici punti di vista, la cronaca di Mu Gong così come le cronologie che i Tusi Mu redassero possono fornire una serie di dati di enorme entità, e malgrado l'esistenza di alcuni personaggi storici tra i mitici eroi antenati e le loro doti o caratteristiche sovrannaturali sia ovviamente discutibile, questi aspetti possono essere interrogati nel contesto dei significati che gli era proprio svelando altre realtà storicamente importanti, così come accade per il mito del diluvio che diviene simbolo di cambiamenti dinastici e di leadership politica, fenomeno a cui corrisponde in molti casi la tipologia della nomenclatura (quadrisillabica e bisillabica) con evidenti interruzioni dei lignaggi reali che allora evincono reali interruzioni e sostituzioni nella leadership politica e, in un contesto di clan ed alleanze intertribali anche demografica, della regione di Lijiang.</p>
<p>
La preziosità di questa come di altre fonti inizia allora ad essere evidente e tangibile, poiché dalla analisi profonda ed esegetica di questi testi è sempre possibile possibile trovare contributi alla ricostruzione storica dei Naxi, anche dal punto di vista dello studio della morfologia linguistica e dell'evoluzione della scrittura pittografica Dongba e della scrittura sillabica Geba.</p>
<p>
La letteratura Dongba costituisce un corpus testuale unico ed è costituita da una serie di voumi manoscritti dedicati alla pratica di cerimonie tramandate attraverso un sistema di scrittura pittografica, una scrittura rappresentativa e performativa dei significati per chiavi mnemoniche che,   per la comprensione di un testo e per la sua corretta interpretazione richiede necessariamente anche la conoscenza del complesso apparato rituale delle cerimonie a cui si riferisce, nonché alla maggior parte delle altre cerimonie principali della tradizione Dongba, e quindi della storia degli antenati e delle loro generazioni, del complesso e grandissimo numero di esseri demoniaci, semidemoniaci, eroi, dei, spiriti ecc..., della geografia della regione di Lijiang e della sua toponomastica.</p>
<p>
Questo perché la tradizione Dongba non può essere extrapolata dalla cultura Naxi, ma ne è eredità ed espressione imprescindibile del popolo presso cui si è generata, di cui è specchio, risultato di un continuo apporto di elementi eterogenei che si sono fusi ed assimilati in un fluido unico  e peculiare.</p>
<p>
Così come vi è compresenza di elementi eterogenei nella tradizione Dongba, espressione ed eredità della nazionalità Naxi, sembra plausibile considerare realtà similmente caratterizzata e dinamica anche i processi storici genetici della nazionalità Naxi, considerando questo popolo un insieme anticamente eterogeneo di apporti culturali stratificati nella storia, risultato di millenari scambi ed interazioni fra congregazioni tribali, clan emergenti e poi di nuovo sommersi, in continua fluttuazione nelle regioni di Yongning e Lijiang, microcosmo di un macrocosmo costituito dalle aree geografico/culturali dello Yunnan Settentrionale, del Sichuan Meridionale e del Tibet Sud Orientale, perturbato da eventi di grandi impatto e sconvolgimento quali il dominio del Tibet, di Nanzhao e di Dali, della Mongolia e dell'impero cinese.</p>
<p>
Considerando l'interazione di più culture sull'origine della odierna nazionalità Naxi è forse possibile creare una sorta d'illuminazione diversa sugli eventi riportati dalle fonti, una luce obliqua capace di rendere le discrepanze sottolineate dagli storici anche più attuali (Mathieu, 2003) come parti in chiaroscuro che ben caratterizzano e rendono i volumi e le sfumature del quadro nella storia dei Naxi, un quadro da osservare nella sua complessità e da distanza, come un'opera del pointillisme.
      </p>
      </div2>
      </div1>
      
      
      
      <div1>
      <head>La documentazione storica disponibile</head>
      <div2><head>Documentazione Naxi e documentazione “straniera”</head>
      <p>
      nel 1253, con l'arrivo delle armate di Kublai  Khan, la regione di Lijiang venne assoggettata al dominio dell'impero Mongolo che insediò localmente la dinastia Mu come suprema ed unica classe dirigente delle regioni di Lijang, Yongning e Weixi, 3 secoli più tardi il sovrano di Lijiang Mu Gong tra il 1516 ed il 1545 compilò 2 cronologie ed assegnò anche al segretario di corte Yang Shen la redazione di un'introduzione e di una cronaca sempre relativa alla successione dinastica della famiglia, portando così a 3 le cronologie disponibile più una breve cronaca storica.</p>
<p>L’analisi di questi documenti non può essere eseguita con i soli parametri storici, perché essi appartengono ad un tipo di testi  intriso di componenti “mitiche ed eroiche dei personaggi”, riferimenti necessari per collocare l'attuale sovrano come diretto discendente di un lignaggio Mu le cui origini vogliono essere ricondotte alla creazione del mondo ed all'eroe postdiluviano Naxi Cosseilee'ee, rendendo così la storia della famiglia Mu una storia “eroica”  che legittimi la posizione egalitaria nella regione. (Marshall Sahlins, Mathieu, 2003)</p>
<p>In alcuni passi, specialmente quando vengono descritte le fasi più antiche della storia Naxi, queste  documentazioni devono essere lette alla luce della tradizione Dongba, debbono essere paragonate e confrontate con la loro mitologia, con la loro idea di regalità e, allo stesso tempo, è necessario incrociare questa documentazione con le genealogie Cinesi disponibili per estrarne informazioni. 
Il primo studio dedicato alla storiografia della famiglia Mu risale all’inizio del XX secolo quando il tibetologo Francese Jaques Bacot ottenne una copia della Genealogical Chronicle of the Mu Family durante una visita a Lijiang presso gli eredi viventi della stessa famiglia regale Mu.</p>
<p>L’opera venne poi tradotta e pubblicata nel 1912 “Documents Historiques et géographiques relatifs a lijiang“ e l’anno successivo a Leiden con il titolo “Les Mo-so” da E. J. Brill, 1913: la cronaca raccoglieva la successione dei monarchi Mu,  compilata dal sovrano Mu Gong, e comprendeva anche un’introduzione del famoso confuciano Yang Shen che incorporava un'altra cronologia, entrambe scritte nel 1545.</p>
<p>Tuttavia la successione dinastica scritta da Gong e da Shen differiscono notevolmente: la cronologia di Yang Shen conta ben 14 sovrani in più di quella di Mu Gong, e mentre quest’ultimo dichiara che il 1° antenato, sovrano di Lijiang, fu Ye Ye nel 1105, la lista di Yang Sheng attribuisce a Ye Gunian il ruolo di antenato e di sovrano più antico della famiglia Mu nel 618 d. C..</p>
<p>Studi successivi (Chavannes, 1912: 568) misero in luce che nella storiografia cinese ufficiale (Yuan History) gli storici imperiali citano un antenato di Liang Mai della famiglia Mu come diretto discendente di XXIII generazione del capostipite chiamato Yeguzha: Liang Mai della cronologia Yuan corrisponde a Liang Hu della cronologia di Yang Shen, discendente di Ye Gunian di XVIII generazione, ed allora la cronologia Yuan (la 3° relativa alla famiglia Mu) documenta  l’esistenza di altre 5 generazioni precedenti a Ye Gunian (invece capostipite nella cronologia Shen)  ed attribuisce a Yeguzha la figura di primo antenato.</p>
<p>30 anni dopo la comparsa della III cronologia della famiglia Mu,  Ch'ang P'ei (Lo Ch'ang-p'ei, 1945 “The Genealogical Patronymic Linkage System of The Tibeto-Burman Speaking Tribes”, Harvard Journal of Asiatic Studies, Vol. 8, No. 3/4: 349-363 ) introdusse nuovamente ulteriori fonti contenenti cronologie dedicate alla famiglia Mu, redatte dalle case più abbienti Yunnanesi che P'ei scoprì e studiò a Dali: in totale le cronologie studiate da P'ei erano 12, tutte concordi fra loro nel numero di monarchi riportati dalla cronologia di Yang Shen.</p>
<p>Nel 1947 Joseph Rock pubblicò ANKSWC in cui incluse le cronologie già conosciute ed introdusse una ulteriore nuova genealogia che gli venne fornita dai diretti discendenti della famiglia Mu in risposta ad un dibattito che Rock sollevò, sottolineando agli eredi le evidenti discrepanze tra le cronologie di Yang Shen e Mu Gong.</p>
<!-- TABELLA1 --><p>TABELLA 1</p>
<p>La “nuova” cronaca  presentata dal Rock, datata al 1516, risultò scritta dallo stesso Mu Gong, nella quale l'autore non solo ricostruì la storia della sua famiglia sino a raggiungere gli antenati esposti da Yang Shen, ma proseguì a ritroso sino alle origini più antiche riallacciando la storia dei Mu alla storia Naxi, superando anche Yegunian e citando 12 ulteriori mitici antenati, con cui si ricongiunse alle storie della creazione del mondo, del primo uomo ed al diluvio secondo la tradizione Dongba.</p>
<p>Al suo interno vi sono molti aspetti e temi ricchi di contenuti utili alla ricostruzione storica del popolo Naxi, come ad esempio la questione dei 3 figli di Cosseilee'ee, rispettivamente capostipiti dei Tibetani, dei Naxi e dei Bai: il patriarca del popolo Naxi è infatti il secondo filgio, in posizione centrale fra il fratello capostipite dei tibetani e l'altro fratello capostipite dei Bai, e questo pone la discendenza Naxi nello stesso ordine gerarchico e geometrico, ossia tra i Tibetani ed i Bai, aspetto che tradotto in chiave storica potrebbe essere letto come una situazione in cui la casa regnante Mu e di conseguenza i Naxi, fosse soggiogata alle case regnanti del Tibet e di Nanzhao.</p>
<p>Alcuni studiosi hanno utilizzato questo passo come equivalente ad un episodio storico preciso e databile all'epoca Tang, ed hanno ipotizzato che allora questo periodo possa costituire anche il termine post quem per la datazione del mito della genesi Naxi. Sebbene la lettura di una situazione politica di sottomissione dei Naxi al Tibet ed a Nanzhao possa sicuramente essere accettata, così come la coincidenza tra l'episodio del testo ed il periodo storico Tang, per quanto riguarda l'assunzione di questo momento storico come termine postquem circa la formulazione del mito non sembra così plausibile ed evidente, e  sembra più verosimile considerare che i temi del diluvio  e della genesi del mondo come appartenenti ad una tradizione ancestrale orale la cui apparizione in forma scritta non può coincidere con la sua genesi.</p>
<p>In questo caso particolare potrebbe essersi verificato, in quest'epoca, un rimaneggiamento della tradizione, e che questa versione scritta propria della tradizione Dongba sia la derivazione di nuclei letterari e mitici originari diffusi il tutta l'Asia sud orientale. (Mathieu, 2003)</p>
<p>Così come è stato sottolineato dalla Mathieu vi sono una serie di elementi e di riferimenti comuni alla cultura Qiang (incesto e diluvio), Mosuo e Nouso (Cosseilee'ee e la storia dei due fratelli), alla cultura Cinese (gli dei Ddu e Sei, principio maschile e femminile con lo Ying e lo Yang), Mongola (di nuovo Ddu e Sei  come corrispettivi delle divinità sciamaniche maschili e femminili), Lisu (le formule magiche che Coheibubami insegna a Cosseilee'ee e la magia dei Lisu) che caratterizzano ed esemplificano l'estrema eterogeneità dei temi contenuti in questa versione del mito del diluvio Naxi, quello che Levi Strauss avrebbe chiamato “a piece of bricolage”.</p>
<p>È necessario inoltre sottolineare il momento in cui Cosseilee'ee scampa al diluvio: egli si rifugia in una sacca di pelle. Questo è un passo comune ad altri miti dello Yunnan come presso il popolo Dai, Pumi ed Yi nei cui miti sul diluvio universale l'umanità scampa all'immane alluvione rifugiandosi dentro ad una zucca, simbolo del grembo materno, legato in tutto lo Yunnan e nell'Asia sud orientale al culto della “dea madre”, ma Cosseilee'ee usò un sacco di pelle, come è da tradizione Naxi  utilizzare sacchi di pelle per attraversare e guadare lo Yangse, così come documentato dalle fonti di varie epoche fino a date contemporanee. (dal 1253 cronache Tang fino agli anni '50 da Rock, 1952;1963)</p>
<p>Le gesta di Cosseilee'ee contengono aspetti comuni ai miti diffusi in Tibet ed in Birmania come la magia, o l'evento di esseri umani che si uniscono e sposano principesse celesti, oppure principesse terrestri che sposano principi celesti: questo aspetto se interpretato in chiave storica appare come una formula ricorrente con cui vengono indicati i cambiamenti dinastici.</p>
<p>Tenendo presenti questi dati e ritornando all'analisi delle due genealogie del 1545 si evince che, malgrado le differenze e le discrepanze già argomentate precedentemente, Mu Gong e Yang Shen hanno entrambe attribuito la propria discendenza al clan Ye della famiglia Mu, e quindi concordano nell'identificare il loro patriarca in uno dei quattro figli di Gelatin Qiu VI generazione di Cosseilee'ee, che nella cronaca di Mu Gong viene chiamato Ye Ye Gu Nian, e nella cronaca di Yang Shen è chiamato Ye Ye (Rock, ANKSWC: 85, 86; He Zhiwu, Guo Dalie, 1990), sebbene il primo sia datato da Mu Gong al 1105 ed il secondo da Yang Shen al 618.</p>
<p>Tralasciando le discrepanze (per le quali rimandiamo all'eccellente lavoro della Mathieu, 2003) e riferendoci alla cronologia storica Yuan, è possibile identificare  Mee-ssa Cu Cu (che nel mito Dongba è chiamato Mee re Ce ce) come un personaggio storico realmente esistito, che visse in siti non ben definiti c/o Jiudian in un epoca compresa tra il III ed il V secolo d. C. ( Da Yuan Yi Tongzhi, Naxizu Jian Shi”: 7, 17 – 18).</p>
<p>Nella cronaca abbreviata di Mu Gong, sebbene sia stata omessa tutta la parte relativa al mito del diluvio, viene mantenuto un legame con il passato mitico della famiglia e con l'archetipo ancestrale attraverso il passo: “ [...] l'antenato Ye Ye giunse a Lijiang durante un grandissimo diluvio di acque”, ed il diluvio all'interno di questo contesto genealogico potrebbe nuovamente essere interpretata come simbolo di cambio di discendenza (così come il mito del matrimonio misto tra esseri umani e celesti).</p>
<p>I singoli nomi dei vari sovrani dei lignaggi sono poi molto importanti per la loro struttura sillabica osservarne la struttura sillabica: dalle cronologie degli antenati Mu è possibile notare che la nomenclatura dei successori è concatenata con le ultime  sillabe del nome precedente, ad esempio Lee ee No o, No o Pa pu, Pa pu O, ecc..., e questa è una caratteristica catena patronimica tipica di popolazioni Tibeto-Birmane dello Yunnan e della Birmania ( Pelliot P., “Deux itinéraires de China en Inde” in BEFEO IV 1904: 131 – 413; Lo Ch'ang P'ei, “THE GENEALOGICAL PATRONYMIC LINKAGE SYSTEM OF THE TIBETO-BURMAN SPEAKING TRIBES”, 1944 – 45: 349-363;  Mathieu, 2003;).</p>
<p>In questa questa caratteristica e regolare nomenclatura balza immediatamente all'occhio lo iato costituito dal nome di Ye Gunian tra il suo predecessore Ge la Qiu ed il suo successore Qiu Yang.
Secondo la cronologia egli sarebbe vissuto nel periodo compreso tra il 618 ed il 624 d. C., momento in cui Lijiang venne conquistata e sottomessa all'amministrazione cinese che si protrasse sino alla sua successiva conquista da parte del Tibet, avvenuta nel 670.(Naxizu Jianshi: 19; Pelliot, 1961: 29)</p>
<p>Come già notato precedentemente Yegunian si inserisce tra l'ultimo antenato leggendario Gei lai Qiu e la figura storica di Qiu Yang, interrompendo il lignaggio regale padre-figlio messo prima in evidenza (Naxizu Jianshi:17); se osservato nel dettaglio, il nome di Ye Gunian, rimane difficilmente attribuibile  all'identità di una persona Naxi,  perché questo è un nome Cinese che potrebbe essere tradotto in “vecchia generazione”, sicuramente non un nome usuale per un uomo autoctono di Lijiang.</p>
<p>Yegunian sembra quasi essere una sorta di personaggio divisorio tra quella che fu l'antica ed eroica discendenza Naxi con quella che è l'amministrazione legata alla dinastia Tang cinese (Mathieu, 2003; iscrizioni su stele a Lijiang della stessa famiglia Mu) </p>
<p>Analizzando la cronaca del 1545 Mathieu ha poi messo in evidenza e discusso circa il nome di Ye Ye, termine Cinese per “nonno”, nome assolutamente non conforme con gli altri della successione dinastica, concludendo che sia Mu Gong che Yang Shen, gli autori delle due cronologie, modificarono o inventarono alcuni nomi  per mantenere la discendenza dei lignaggi e  legittimare così la posizione elitaria della propria famiglia.</p>
<p>Entrambe le cronache mostrano discrepanze ed inattendibilità riguardo alla successione al trono durante la dinastia Song, tra la caduta del regno di Nanzhao 902 e l'arrivo dei Mongoli 1253: la prima cronaca opera inattendibili iati genealogici, e la seconda cronaca rimuove direttamente tutti gli antenati Song  includendo il nome Mou. Mathieu (2003: 59 – 61, 71)</p>
<p>Vi sono poi altre discrepanze, quali Mu Gong associato a Moso Zhao (il regno dei Moso), quando quest'ultimo venne distrutto da Nanzhao circa 3 secoli prima; oppure Ah Cong non  più il figlio di Mou Luo Mou Bao ma  suo genero adottivo; Ye Ye che sposò Xiantiao, che invece viene detta moglie di Ah Cong nella prima cronaca, ecc... (Mathieu, 2003: 71)</p>
<p>Lasciando questa discussione in sede più opportuna si potrebbe cercare di sommarizzare alcuni punti estratti dalle cronache:</p>
<list type="ordered">
<head>CRONACA DEL 1516</head>
<item n="1">Mu Gong, nella cronica del 1516, stabilisce che i Mu siano i naturali e legittimi signori di Lijiang, e che la loro posizione prestigiosa sia nell'autonomia più assoluta;</item>
<item n="2">La cronaca 1516 inoltre afferma che gli antenati Mu vissero nei tempi dei tempi, risalendo all'inizio dell'universo, e si succedettero l'un l'altro attraverso i secoli;</item>
<item n="3">La famiglia Mu è in grado di tracciare le proprie origini storiche (la cronaca del 1516 stessa) sino  al primo antenato Ye Gu Nian durante la dinastia Tang, poi da Qiu Yang durante il periodo Tibetano, da Yang Yin Du Gu a La Tu Ngue Ju per tutto il regno di Nanzhao, con Mou Ju Mou Xi durante il regno di Dali, giungendo ai Mongoli con Ah Cong Ah Liang;</item>
</list>
<pb/>
<list type="ordered">
<head>CRONACA DEL 1545</head>
<item n="4">La cronaca del 1545 concede ai mongoli l'origine della famiglia;</item>
<item n="5">La linea di discendenza Mu inizia grazie al matrimonio tra una principessa locale ed un principe Mongolo.</item>
</list>
<p>Appare evidente che Mu Gong, nel 1545, dovette rivedere e modificare la storia della propria famiglia secondo alcuni imperativi che non erano più gli stessi che guidarono la compilazione del 1516, e mentre nella cronaca del 1516 egli legittima la storia dei propri antenati attraverso il mito, nella cronaca del 1545 cerca una legittimazione storica.</p>
<p>Nella cronaca del 1545, inoltre, è evidente che la scelta dell'antenato Ye Ye sia un tentativo di Mu Gong di allacciare il proprio ramo di discendenza ai Mongoli, anche se è possibile ipotizzare che la scelta del nome Ye sia in realtà chiave e richiamo a Yegunian.</p>
<p>Per quanto concerne l'origine del nome Mu è noto che i Naxi non ebbero patronimio se non prima che l'imperatore Ming attribuisse loro il titolo Mu, però è anche altrettanto noto che i Naxi fossero costituiti da una congregazione di varie tribù  e dunque essi avrebbero dovuto sicuramente avere il nome della tribù e/o del clan d'appartenenza. (Mathieu, 2003)</p>
<p>Ora, secondo gli antenati Mu contemporanei (Rock, ANKSWC) e secondo lo stesso Mu Gong la famiglia Mu discende dal clan Naxi Ye, direttamente generato dalla prole di Ge Lai Qiu, ma dall'analisi dei documenti pervenuti, tra i clan protagonisti della leadership nella regione di Lijiang vi è anche il clan Ma, traslitterazione cinese del nome Naxi Mei che significa albero, così come il nome Mu in Cinese, e dunque sembra altrettanto plausibile identificare il nome cinese Mu come la  trascrizione del clan Mei.</p>
<p>Questo sembrerebbe anche confermato dalle cronache cinesi di Yuan Shi, compilate circa 2 secoli prima dei documenti di Mu Gong, nelle quali i signori di Lijiang, durante l'epoca della conquista Mongola sono chiamati Mai Liang e Mai Hu.</p>
<p>Allora sembrerebbe possibile che si sia verificato uno scambio tra le sillabe Ma, Mai, Mei e Mu/Mou, caratteristica (l'intercambiabilità delle sillabe) nota delle lingue tibetana, birmana e cinese.</p>
<p>Le cronache  Mu, essendo testi appartenenti alla cultura Naxi/Dongba, debbono comunque essere interpretate ed analizzate su diversi piani, come se fossero (e lo erano) testi sacri, ricchi di allegorie, di allusioni e riferimenti magici e simbolici.</p>
<p>Mathieu ad esempio ipotizza che altre incongruenze tra i nomi delle varie fonti siano conseguenza di ulteriori scambi di sillabe e nomi, così come nel caso della dinastia Yang, per la studiosa cinesizzazione del nome Naxi Ye (e/o viceversa), quindi interscambiabile con Ye (Naxi) ed Ya (Mosuo) e che appare Yang nei documenti cinesi. (Mathieu, 2003: 74).</p>
<p>Secondo la studiosa, inoltre, il nome Yang, che appare dopo Yegunian in Qiu Yang, descritto nelle cronache Mu come un militare Tang, sia del tutto dissonante con il tipico schema di nomenclatura caratteristico delle successioni dinastiche delle cronache Mu, e dunque sia possibile dubitare della sua reale consistenza come personaggio storico, così come per il suo predecessore Yegunian.</p>
<p>Per Mathieu questi erano personaggi mai esistiti e dai nomi simbolici, necessari in un'ottica di legittimazione della sovranità Mu, inoltre l'inconsistenza della figura di Qiu Yang come ufficiale Tang è evidente per anacronismo: egli è infatti collocato nel 670, periodo storico che vide il Tibet alla conquista di Satam (Lijiang) e non l'invasione dello Yunnan settentrionale da parte dei Tang (Naxizu Jianshi: 20), e nella cronaca biografica di Qiu Yang redatta da Mu Gong, inoltre, suo figlio Yang Yin Du Gu è legato al regno di Nanzhao. ( G. H. Luce &amp; Ch'en Yee Sein, 1961: 53; Chen Lufan, 1990: 183)</p>
<p>Sempre soffermandosi sull'analisi della nomenclatura, la tipologia e morfologia dei nomi delle cronache di Ch'ang p'ei (1945) sia nella successione dinastica di Lijiang sia nella genealogia della casa An dei Lolo rende ancora più evidente l'atipicità del modello dei nomi dinastici della cronaca di Yang Shen del 1545: le cronache studiate da Ch'ang p'ei, così come quella di Mu Gong del 1516,  hanno tutte nomi composti da 4 sillabe, mentre quella di Yang Shen ha nomi di 2 sillabe, e considerando che la cronache del 1516 e quella abbreviata di Mu Gong del 1545 contengono nomi a 4 sillabe, appare evidente che nella compilazione della cronaca di Yang Shen siano state omesse volutamente parti dei nomi.</p>
<p>I motivi che spinsero Yang Shen a rimuovere le 2 sillabe possono essere diversi, ed un'ipotesi potrebbe consistere nel fatto che Shen eliminò parti che gli apparvero ridondanti ed inutili alla stesura della genealogia.
Le sillabe che Shen eliminò dalla propria cronaca corrispondono a nomi di clan nello Yunnan nord occidentale: Xi è il corrispettivo Naxi del clan Se dei Musuo, Ngue è il nome stesso dell'aristocrazia di potere Musuo, La è il nome del leader degli antichi Zusuo di Muli, Pu è il nome con cui ci si riferisce alle tribù autoctone della regione di Lijiang che subirono il flusso migratorio dei Musuo/Naxi.</p>
<p>Sapendo che il  modello dei nomi delle cronache Tibeto-Birmane a quattro sillabe segue una struttura di tipo Nome Madre + Nome Padre + nome Clan + Nome figlio, dunque Shen eliminò la parte del nome degli antenati relativa alla linea materna ed al clan.</p>
<p>Dalla lista del 1516, che invece integra le omissioni di Shen, si prospetta un quadro politico molto interessante in cui è evidente la fitta rete di matrimoni combinati tra i leader di Lijiang ed i vari clan dello Yunnan nord occidentale, una rete tessuta su alleanze e matrimoni tra clan dominanti, tra cui spicca il clan dei La, con il quale il capo di Lijiang si legò regolarmente ogni IV generazioni.</p>
<p>Sembra poi plausibile poter asserire  che   la linea materna, essendo espressa dalla prima sillaba del nome  fosse più importante di quella paterna, (Mathieu, 2003: 77) la 2° nell'ordine, e dunque che il potere del gruppo (il clan, espresso con la 3° sillaba) avesse come primo riferimento una matriarca, dunque un patriarca.</p>

<!-- TABELLA 2 --> <p>tabella 2</p>
      <p>Tralasciando la discussione del matriarcato ad un momento successivo ritorniamo a ricordare della peculiarità di questo tipo di documentazionene che richiede non soltanto una lettura oggettiva e storica dei suoi contenuti, ma essendo un testo “sacro” esso deve essere visto sotto piani simbolici, magici, allegorici che trasformano contenuti e contesti da nomi di persona e fatti riferiti ad una o l'altra realtà specifica a simbologia di valore cosmico. (Mathieu, 2003: 79)</p>
      <p>Su questo piano di lettura simbolico è possibile trovare spiegazione dell'improbabile numero di generazioni di successori degli antenati mitici: Mu Gong nella sua cronaca utilizza la ripetizione del numero di 6 generazioni come intervallo fra personaggi fondamentali come Yegunian, Qiu Yang e la propria dinastia: egli spiega che vi furono 12 generazioni prima di Yegunian, e 6 generazioni tra Yegunian e Qiu Yang, e la stessa cifra si ripete nei 6 Mou antecedenti Mou Bao Ah Cong (ingresso dei Mongoli nella dinastia) e le 6 generazioni prima di Mu De (ingresso della dinastia Ming nella leadership di Lijiang, che coincise con l'inizio della sua famiglia).</p>
<p>Se analizziamo questa serie di 6 e 12 generazioni rispetto all'arco cronologico che avrebbero dovuto coprire è evidente la poca credibilità dei fatti, così  come il Rock, evidenziò scrivendo che “ [...] the time elapsed between  (Yegunian and Qiu Yang) is only about 56 years...the records do not appear to be authentic; this seems to be confirmed by the memorial stone in Mu burial ground that nothing is known about Yegunian” (ANKSWC: 87 nota 1; anche Naxizu Jian Shi: 17 )</p>
<p>Shiftando però su un piano di lettura simbolico del testo, allora il numero 6 diviene una chiave interpretativa, un fenomeno cosmico ricorrente, un simbolo  risonante in tutta la cronologia, formula magica della creazione cosmica: in questo modo allora è possibile interpretare il numero assurdo di generazioni come simbolo del cambiamento di dinastie nella leadership di Lijiang, fenomeno ricorrente, così come il numero 6 ed il suo multiplo 12 ricorre e risuona nella genealogia.(2003: 81)</p>
<p>Un processo simile potrebbe essere ipotizzato anche per il clan La, uno dei più importanti tra i gruppi tribali emersi dall'analisi della nomenclatura della cronaca di Mu Gong del 1516; è noto che il nome La  significa “tigre” nelle lingue Naxi, Musuo, Yi e Pumi, un nome/titolo fortemente simbolico che identifica la regalità per questi popoli così come per  i Cinesi, i Qiang ed i Tibetani, e dunque si potrebbe ipotizzare che con questo nome non s'indicasse una tribù o un clan specifico, ma che La fosse una sorta di titolo di leadership di governo assegnato al clan dominante di una determinata regione in un determinato momento storico. (Mathieu, 2003: 81, 82 )</p>
<p>Il termine La, infatti, rimane “vago” ed identificabile almeno nella 1° metà del VIII secolo con le tribù Jang, un gruppo di cultura Qiang che venne conquistato ed assoggettato dai Tibetani al proprio sistema tributario nel 703: questo potrebbe essere congruente alle parole di Mu Gong, che riconosce il proprio antenato Qiu Yang come figlio di Ge Lai Qiu, il mitico antenato fondatore dei Qiang, ed il  legame Naxi - Qiang è confermato dalle evidenti connessioni culturali e linguistiche.</p>
<p>Proseguendo nell'analisi dei documenti Dongba è possibile eseguire un confronto incrociato tra parte della cronologia presentata da Mu Gong e da Yang Shen ed alcuni brani tratti da manoscritti Dongba che, oltre ad elencare i vari successori eredi al potere della regione, riferiscono anche dei loro matrimoni, così come è possibile leggere nel manoscritto 5134, dedicato alla cerimonia 2Muan 1bpö, in cui alle pp. 28 - 30 viene elencato parte del lignaggio Naxi e viene recitata la storia del loro arrivo nella regione di Lijiang.</p>
<l>Noi abitiamo la terra sotto il cielo, e ci moltiplichiamo, e siamo tanto numerosi quanto le stelle nel cielo, e l'erba sulla terra; così numerosi come i semi di 2K'ö 1ddv  ed i capelli della criniera del cavallo. La famiglia che è la discendenza di 1Ts'o 2zä 3llü 2ghügh, (Cosseilee'ee) di cui sono sua immagine, non hanno prevenuto che tutte le cose buone discendessero dal cielo. Le sue 6 generazioni di antenati paterni e le sei generazioni di antenati materni: le sue sei generazioni di antenati paterni hanno preso sei generazioni di antenate materne. Sei di loro risiedono in cielo, tre generazioni risiedono sulla terra.</l>
<l>2Mùan 2zä 2ts'u 2ts'u prese come sua moglie 2K'ö 1ddv 1mun 2ssu; 2Ts'u 2ts'u 2ts'u 1yü prese come sua moglie 2Dta 1ts'ä 1ts'ä 2ssu; 2Ts'u 1yü 2ts'u 1dgyu prese come sua moglie 2Dzi 3llü 2dzi 2ssu; 2Ts'u 1dgyu 1gyu 2zä prese come sua moglie 2Ä 1ggü 2ä 2ssu; 1Gyu 2zä 2dzi 2zä prese come sua moglie 2K'wua 1dtv 1mbĕr 2ssu; 2Dzi 2zä 1ts'o 2zä prese come sua moglie 2Ghügh 1khü 2lä 2ssu; 1Ts'o 2zä 3llü  2ghügh eseguì il sacrificio al cielo, ed arrivò in alto, eseguì 2Ndaw 1bpö il sacrificio alla terra e 3Khyü  1bpö il sacrifico a Giove, dopodiché tutto andò per il meglio.</l>
<p>In questa tabella riassuntiva sono stati messi a confronto la genealogia Mu dell'anno 1516 ed il lignaggio Dongba del manoscritto 5134</p>


<!-- TABELLA 3 --><p>TABELLA 3</p>
<p>1Ts'o 2zä 3llü  2ghügh,  che coincide con Cosseilee'ee, ebbe dunque dei figli di cui non conosciamo il numero ed i loro nomi, ma che per essi possiamo rifarci dallo stesso ms. 5134 pp.  5, 6 in cui è anche narrato il mito Dongba della nascita del primo essere umano da un uovo.</p>
<l>(pg. 5) Il giorno che la terra era ricoperta di erba ed il cielo era pieno di stelle, in quel giorno, agli inizi, il cielo depose un uovo; l'uovo di 1Ts'o 2zä  era bianco come il guscio della conchiglia; l'uvo bianco come la conchiglia divenne caldo; dall'uovo caldo si generò vapore caldo; dal vapore caldo si generò rugiada calda; dalla rugiada calda si generarono 6 lacrime; una lacrima cadde su un'alta collina, dalla quale nacque il Ginepro con la rugiada bianca; questo albero è  1ä 2gv  la zia materna del cielo. Una lacrima cadde sull'albero di quercia 3Llü 2ndzĕr, questa è la zia materna della terra. Una goccia cadde in un lago e dal lago dorato nacque 3Ķhü 2zä, il primo essere umano; (pg. 6) da  3Ķhü 2zä nacque 2La 2zä; da  2La 2zä nacque 2Mùan1zä; la generazione successiva fu 2Mùa 2zä 2Ts'u 2ts'u, dunque seguirono 2Ts'u 2ts'u 2ts'u 1yü ; 2Ts'u 1yü 2ts'u 1dgyu ; 2Ts'u 1dgyu 1Dgyu 2dze (2zä) ; 1Dgyu 2zä 2Dzi 2zä ; 2Dzi 2zä 1Ts'o 2zä  ; 1Ts'o 2zä  3Llü  2ghügh . Egli non ebbe alcuna moglie e dunque si recò nel cielo per poterne trovare una. 3Ts'ä 1Ķhü 2bu 1bu 2mi non aveva alcun marito e dunque discese dal cielo alla terra per cercarne uno. Essi si incontrarono a 1P'ĕr 3na 1nddü 2gkan 3chung dove la terra bianca e la terra nera si uniscono, e qui crebbe un  albero di susine fiorito con fiori bianchi. Essi si appoggiarono all'albero (simbolo della volontà di unirsi in matrimonio), essi divennero un albero solo. Lei trasformò se stessa in una gru, prese lui con i suoi artigli e volò con lui verso il cielo. Arrivarono al cielo del dio 2Dzi 1la 1ä 2pu; [...] (pg. 17) essi arrivarono ora a 2Dzi 1gyu 2la 2lěr 1dü e qui abitarono come capi. Per tre anni non ebbero alcun figlio; il maschio non ottenne la donna sin tardi, la donna non ottenne il maschio sin tardi; per tre anni e tre mesi non ebbero figli. Egli disse: “non c'è nessun 1nnü seme, ed alcuna 1ō vagina. Non è nostro costume non ottenere ricchezze ed onori”. Per 9 giorni egli consultò 1Ō 1p'i 2bä (libri di divinazione, oroscopi) e per 7 giorni consultò lo stregone 2Ssan 1nyi 1p'a. Dopodiché gli venne rivelato che se avesse voluto avere figli sarebbe dovuto andare a chiederne uno dal suo suocero, e se avesse voluto avere delle figlie sarebbe dovuto andare a chiederne una a sua suocera. [...] (pg. 22) come ebbero eseguito 2Mùan 1bpö esattamente come 2Dzi 1la 1ä 2pu accusò loro di non aver fatto ottennero 1nnü ed 1ō . essi erano desiderosi di  1nnü ed 1ō  e lunga vita.  1Ts'o 2zä  3Llü  2ghügh  ebbe tre figli, ma essi non erano capaci di parlare, le loro figlie non avrebbero potuto ripetere che cosa le altre persone avessero detto. Non avrebbero potuto udire il canto del gallo, non avrebbero potuto sapere come servire il cibo ai più anziani. Non sarebbero state capaci di offrire il riso bollito al cielo. Erano come piccoli pulcini che non potevano pigolare, e come una gallina che non poteva deporre le uova. [...] perché non avevano eseguito 2Zo 1khi 2k'o 2bpö 1lü 1bpö  (pg. 24) [...]  dopodiché (i 3 figli) poterono parlare; anche le figlie erano capaci di parlare. Il figlio primogenito divenne un Tibetano che poteva parlare il Tibetano; egli disse: “2Dta 2nnü 2yü 1ma 2dsaw”; il terzogenito divenne un 2Lä 2bbŭ che poteva parlare 2Lä 2bbŭ (Cinese 民家 Min Jia) e disse “2Man 2nnü 2dzu 2gko 1yu”; il secondogenito rimasto era un 1Na 2Khi che parlava 1Na 2khi e disse: “2Zhwua 2nnü 2ä 1k'ö 2k'a”. Da una madre nacquero tre razze diverse di figli; da una giara di vino tre vini di tipo diverso. 3 figli e 3 linguaggi si generarono; vestirono in 3 diversi tipi di abiti; condussero la propria stirpe in 3 differenti maniere.</l>
<p>Soffermandosi su alcuni particolari, come ad esempio il concetto di 1Ä 2gv o 1A 2gv zia materna (della terra) è possibile ricostruire alcuni aspetti dell'antica società Naxi in cui la figura della zia materna era importantissima e la posizione della donna era centrale nel nucleo familiare, una condizione ben diversa da quanto derivò dall'adozione dei costumi Han e Confuciani.</p>
<p>Esempio vivente dell'importanza della zia materna e della donna all'interno di un nucleo sociale è oggi presente e visibile nei centri Mosuo intorno alla regione del lago Lugu (Mathieu, 2003; Freeman, 2008). e già il Rock (1948: 75 nota 190) riporta che  “ i bambini delle tribù, sin dai primi giorni dopo la nascita, conoscevano solo la propria  1Ä 2gv, ma non il proprio padre”, questo perché  il ruolo della figura paterna all'interno della famiglia Mosuo così come nell'antico modello familiare-tribale Naxi, le cui modalità comportamentali e dinamiche matrimoniali sono state studiate da  Herrel e McKhann (Herrel, 1995: 39 – 62; McKhann, 1998: 23 – 45), era ricoperto dalla zia materna.</p>
<p>Sempre nello stesso brano abbiamo il racconto dell'episodio della nascita dei 3 figli e delle 3 figlie di Cosseilee'ee: essi però sono muti, ma grazie all'esecuzione della cerimonia  2Zo 1khi 2k'o 2bpö 1lü 1bpö, una cerimonia per curare il balbettio nei bambini, di cui in ms. 2599, sia i figli che le figlie ebbero il dono della parola.</p>
<p>Il primogenito parlò la lingua Tibetana, dando così inizio al popolo tibetano, e le parole da lui  pronunciate: “2Dta 2nnü 2yü 1ma 2dsaw” sono  la traslitterazione in Naxi della traduzione dal Tibetano della frase poi detta dal secondogenito Naxi “2Zhwua 2nnü 2ä 1k'ö 2k'a“ cavallo mangia le rape,  infatti in Tibetano rta cavallo è trascritto in Naxi 2Dta e questa parola viene usata spessissimo nei mss. per cavallo al posto del sinonimo Naxi 2Zhwua, usato invece nella frase del bambino secondogenito;  2nnü è pronome personale di III persona singolare in Naxi, mentre  2yü 1ma potrebbe essere la trascrizione Naxi dell'originale termine tibetano nying ma rapa, che nella lingua Naxi si dice 2ä 1k'ö.</p>
<p>Stessa cosa per  l'ultima parola 2dsaw che dovrebbe rappresentare la trascrizione del tibetano za wa mangiare, e che corrisponde al Naxi  2k'a. La frase del primo e del secondogenito è  identica, ed anche le parole 2Man 2nnü 2dzu 2gko 1yu del terzogenito sono identiche nel significato a quelle Naxi e tibetane. (Rock, 1948:85 nota 116)</p>
<p>L'esempio dei figli con il distillato di tre liquori diversi non è casuale, e conoscendo il procedimento di distillazione Naxi dei liquori, implica un senso di migliore qualità verso il primo distillato ottenuto, in Naxi detto 2zhi 2gkv, considerato il vino della miglior qualità, mentre il secondo ed il terzo distillato sono chiamati collettivamente  3bpu 3man e sono considerati liquori di qualità inferiore, specialmente il 3°  caratterizzato da un odore pungente di alcool.</p>
<p>Si possono ipotizzare diverse interpretazioni per questi testi, ma a prescindere dai significati attribuibili alle parole è evidente che nei miti i Naxi stessi auto-stabiliscono l'origine del proprio popolo “dopo” quello del popolo tibetano, un dopo non solo dal valore oggetivamente cronologico, che deve essere letto in un contesto familiare, di “essere fratelli”, e dunque i Naxi auto-proclamano il popolo tibetano come il loro “fratello maggiore”, auto-relegandosi in questo contesto familiare una situazione gerarchica inferiore, e riconfermando uno strettissimo legame con il Tibet, aspetto ricorrente in molti punti della tradizione pittografica ed orale Naxi, che tramanda la loro “discesa” verso Lijiang dal Tibet, e che è permea di riferimenti al lago Manasarowar, alla sacra montagna Kailas,a gli Yak ed all'antica vita in tende presso i pascoli alpini, così come i sacri antenati Naxi sono connotati da caratteristiche eterogenne di aspetto non-Naxi e presenti negli dei del Patheon tibetano ed indiano, come ad esempio le divinità serpentine direttamente riferibili al culto dei Naga diffuso in tutta l'Asia orientale.</p>
<p>Così come i Tibetani sono indicati i fratelli maggiori, il figlio terzogenito di Cosseilee'ee, che parla la lingua Boa, identifica questo popolo come l'infimo della famiglia, in una posizione gerarchica di assoluta inferiorità rispetto al primogenito popolo tibetano ed al secondogenito popolo Naxi, e dunque si potrebbe ipotizzare che questa descrizione dell'origine del popolo Naxi e del popolo Boa rappresenti la trascrizione della situazione politica reale o real-simile di soggezione dei Naxi sotto l'influenza tibetana, e della soggezione Boa sotto l'influenza Naxi.</p>
<p>Ritornando al ms. 5134, a questo punto il racconto si riallaccia con la prima parte della successione già presentata e messa in parallelo alla cronologia di Mu Gong del 1516. il ms. 5134 prosegue dunque la sua narrazione dal figlio Naxi di Cosseilee'ee.</p>
<l>La generazione di  2Ghügh 1khü 3Non  prese 2Ssu 3t'a 2la 2lv come moglie; 3Non 1bä 1p'ö prese come sua moglie 1Ä 2dzi 1ssu 2lv; 1Bä 1p'ö 2ō prese come sua moglie  2K'wua 1dtv 1mbĕr 2lv; 1Ō 2gkaw 1lä prese come sua moglie 1Gyi 2ssu 2mun 2lv; Gkaw 1lä 3ts'ü, egli fece come 1Ts'o 2zä 3llü 2ghügh: egli eseguì il sacrificio al cielo, alla terra ed a 3Khyü (Giove), egli non impedì che ogni beneficio discendesse dal cielo; dopodiché ebbe 4 figli, 3Ts'ü 1gkyi 1dtv 2lv 2gv; 2Mùan 2zä 2khi 3ho 2gv; 3Ts'ü 2gkv 2mbbue 1d'a 2ssu e 1Ndü 3t'khi 2ngv 1yu 2gv.</l>
<l>3Ssu ed 1Yi non si separarono, essi desiderarono essere ricchi, e condurre una discendenza, e dunque andarono a (pg. 30)  2Yi 2gv 1dü (Lijiang) per abitarvi. 1Ho e 1Mä non vennero separati, a loro piaceva il sole caldo, e dunque andarono a 2Zhĕr 1dü  per abitarvi. Così come il padre cammina, così il figlio segue le sue orme, così come la madre cammina nell'antica valle, così la figlia segue, così che i costumi  non possano andare perduti. Così come l'antenato esegue il sacrifico al cielo, così fa il nipote; come il padre sacrifica al cielo, così fa il figlio. Il nonno insegna al nipote, ed il padre al figlio.</l>
<p>Mettendo in parallelo le due successioni</p>

<!-- TABELLA 4 --><p>Tabella 4</p>
<p>La successione presente in ms. 5134 quindi conferma la successione di Mu Gong 1516 dichiarando e specificando anche le unioni matrimoniali dei dinasti Naxi.</p>
<p>Quando il ms. parla della terra di 2Zhĕr 1dü terra calda, esso si riferisce alla regione della valle dello Yangse su tutti e due i lati di Lijiang, così come alla valle dell'affluente 2Shu 1gyi ed al punto in cui esso confluisce nello Yangse all'apive dell'ansa di quest'ultimo: le tribù che vi abitano sono dette, appunto 2Zhĕr 2khi o 2khin.</p>
<p>Sebbene i nomi dei figli di Gkaw 1lä 3ts'ü, ossia Ge lai qiu, secondo la cronaca di Mu Gong i patriarchi dei 4 clan Naxi, sembrano non corrispondere minimamente fra i due documenti, la trama della vicenda è molto simile.</p>
      </div2>
      </div1>
      <div1>
      <head>Apporti multiculturali coesistenti</head>
      <div2><head>La genesi della nazionalità Naxi e del popolo Mosuo</head>
      <p>La successione presente in ms. 5134 quindi conferma la successione di Mu Gong 1516 dichiarando e specificando anche le unioni matrimoniali dei dinasti Naxi.</p>
      <p>Quando il ms. parla della terra di 2Zhĕr 1dü terra calda, esso si riferisce alla regione della valle dello Yangse su tutti e due i lati di Lijiang, così come alla valle dell'affluente 2Shu 1gyi ed al punto in cui esso confluisce nello Yangse all'apive dell'ansa di quest'ultimo: le tribù che vi abitano sono dette, appunto 2Zhĕr 2khi o 2khin.</p>
      <p>Sebbene i nomi dei figli di Gkaw 1lä 3ts'ü, ossia Ge lai qiu, secondo la cronaca di Mu Gong i patriarchi dei 4 clan Naxi, sembrano non corrispondere minimamente fra i due documenti, la trama della vicenda è molto simile.</p>
      <div3><head>Le tribù di cultura Maoniu, le tribù Qiang e Di del paese di Zuo (Naxizu Jian Shi )</head>
      <p>Secondo questa teoria l'imperatore cinese Han Wudi invase lo Yunnan nel 109 a. C.  per assicurarsi il controllo e l'egemonia delle piste carovaniere comunicanti con l'India, e durante la sua invasione sottomise lo stato di Zuo, una congregazione tribale sviluppatasi nelle regioni di Lijiang e di Yongning.(Mathieu, 2003)</p>
<p>Il nome cinese Zuo intrecciare, girare, attribuito a questo “stato tribale” deriverebbe dalla particolare abilità dei suoi abitanti nel realizzare corde mediante l'intrecciamento di fibre di bambù, con le quali erano poi abilissimi nella costruzione di ponti.</p>
<p>Secondo quanto riportato in Naxizu Jian Shi, ad est di Zuo, la regione odierna dello Xichang (Sichuan) era occupata dal popolo Qiong e poi, a sud del regno di Zuo nella zona dell'odierna Dali, vi erano gli Yeku, mentre presso Kunming si trovavano le tribù dei Sui. (MAPPA 5)</p>
<p>Così come speculato circa i Nu Guo ed i “significati” della parola 国 Guo stessa, gli stati riportati dalla cronaca potrebbero essere pensati come una sorta di confederazioni di tribù a sua volta di cultura Qiang e Di, all'interno delle quali ogni singolo sottogruppo tribale emergeva con il nome del clan politicamente e demograficamente dominante. (Mathieu, 2003)</p>
<p>Secondo la Naxizu Jian Shi  gli antenati della nazionalità Naxi discendono, così come gli Zuo, dai Qiang, ma questa affermazione non è soddisfacente, prima di tutto perché i Naxi ed i Mosuo hanno aspetti e caratteristiche non Qiang, o comunque non solo Qiang, e poi perché questo sarebbe incompatibile con  la ricostruzione della matrice etnica del regno di Zuo caratterizzata da una congregazione di tribù di origine Di e non Qiang (Qian Sima,Naxizu Jian Shi: 3 -5; Zhang Zengqi “Zhongguo Ximan Minzu Kaogu: 4, 5; E. Chavannes, 1967 “Les Mémoires Historique de Se-Ma Ts'ien” vol. II)</p>
<p>Sempre lo stesso Sima (Shi Ji storia) riporta una breve descrizione del paese di Zuo: egli sostiene che nel 109 d. C.,  Zuo, Qiong e Kunming fossero 3 regioni distinte, così come diverso era il livello di sviluppo degli abitanti, e mentre la società Zuo era basata su stanziamenti stabili e caratterizzata da un'economia mista di allevamento ed agricoltura, i Qiong erano spiccatamente agricoltori, organizzati in città, sotto il dominio di un'oligarchia di 4 re, mentre le tribù di Kunming avevano una società basata sulla pastorizia e la transumanza, con spostamenti stagionali dai pendii montani alla valle fluviale. (Naxizu Jian Shi: 3 -5; Zhang Zengqi “Zhongguo Ximan Minzu Kaogu: 4, 5; E. Chavannes, 1967 “Les Mémoires Historique de Se-Ma Ts'ien” vol. II)</p>
<p>A confermare la tesi di Lima intervengono le evidenze archeologiche che dimostrano infatti diversità nelle culture materiali dei tre regni così come per le tipologie sepolcrali, infatti le tribù del regno di Zuo erano caratterizzate da  sepolture in tombe con  lastre di pietra, le tribù di Kunming e Sui scavano  tombe a fossa, le tribù Qiong e Pu edificavano grandi tombe con lastre di pietra per sepolture miste, e questa tipologia sepolcrale/Qiong Pu è stato messo in luce anche in altre regioni dello Yunnan (Mathieu, 2003; Zhang Zengqi “Zhongguo Ximan Minzu Kaogu: 4, 5; E. Chavannes, 1967 “Les Mémoires Historique de Se-Ma Ts'ien” vol. II: 19 – 23, 72 - 78)</p>
<p>Sempre grazie alla Naxizu Jian Shi  è noto che i Pu fossero considerati una delle tribù o un clan dei Qiong, mentre la congregazione tribale degli Zao comprendeva i Mao, i Maoniu Yi o Maoniu Qiang (i barbari degli Yak o i Qiang degli Yak), e sempre seguendo quanto asserito nella Naxizu Jian Shi sia i Maoniu che i Mao sarebbero da identificare con i Mosuo per un caso di corrispondenze fonetiche tra la sillaba Mao ed il nome Mo-so, (Fang Guoyu &amp; He Zhiwu, 1981 “Naxi Dongba Wenzi Pu”) ma questa ipotesi appare una congettura e non è accettata da tutti gli studiosi (Watson B, 1991).</p>
<p>Secondo lo storico Naxi Guo Dalie (Guo Dalie “Naxizu Shenhui Lishi Diaocha” vol. II: 204) non è possibile affermare con precisione che i Maoniu fossero gli antenati dei Moso, e dunque dei Naxi e dei Mosuo nostri contemporanei, ma è plausibile sostenere un'ipotesi più diplomatica, considerando i Maoniu assieme ad altri gruppi tribali come uno degli elementi umani base della matrice multiculturale/tribale di  gruppi umani eterogenei che successivamente si distinsero in Lisu, Nu, Du Long, Lahu, Naxi, Mosuo. (Guo Dalie “Naxizu Shi Liao Biannian, Naxizu Shehui Lishi Diaocha”, vol. II: 203, 204).</p>
<p>L'ultima ipotesi sembra la più convincente, ed il punto di vista dell'apporto multiculturale e multietnico sembra forse la deduzione più importante di questa teoria, che però risulta parzialmente soddisfaciente perchè non risolve tutti gli aspetti propri della nazionalità Naxi, come ad esempio il fatto che venga sorvolato il tema delle tribù Pu, elemento fondamentale della storia del popolo Naxi, e gruppi umani fondamentali nello studio della storia di Lijiang visto che si trovarono come elicte di potere nella regione in 2 fasi storiche precise di cui vi è memoria nella documentazione scritta locale ed esterna.</p>
      </div3>
      <div3><head>Le tribù dei Bai Lang (Zhang Zengqi)</head>
      <p>Le cronache cinesi registrano i Bai Lang -  i lupi bianchi, e altre “centinaia di tribù” per la prima volta nel 70 d. C., dopo la loro sottomissione all'imperatore Han orientale; di questo evento sembra esser stato mantenuto eco nel poema Bai Lang, un documento di grande importanza linguistica perché venne redatto sia nella lingua originale dei Bai Lang, sia in Cinese, e quindi costituì una sorta di Stele di Rosetta che ha permesso la comprensione e la ricostruzione di alcuni aspetti della lingua. (W. S. Coblin, 1979: 179 – 206 “A New Study of the Pai Lang Songs” in Tsing Hua Journal of Chinese Studies; Bradley D., 1995: 5 “Yi Language Questionaire” (non pubblicato, c/o Latrobe University, Melbourne)</p>
<p>Il canto dei Bai Lang, la migrazione verso Sud</p>
<l>Noi i Nassonami (na figli e figlie) viviamo qui</l>
<l>non siamo giunti qui trasportati dal vento</l>
<l>siamo giunti qui con i nostri piedi</l>
<l>Nel passato vivemmo nelle foreste vergini</l>
<l>Quando le piogge torrenziali ci colpirono</l>
<l>Il tuono ed il fulmine insistettero su di noi</l>
<l>E fu in questo modo che andammo così lontano</l>
<l>Gli adulti presero i bambini piccoli</l>
<l>Tenendoci l'un l'altro per mano, abbiamo camminato</l>
<l>Abbiamo camminato attraverso la montagna del corvo</l>
<l>udimmo la voce dei corvi</l>
<l>non era di buon auspicio</l>
<l>non osammo fermarci la</l>
<l>Giungemmo ad Akua</l>
<l>le montagne dove altitudine e persone erano così fredde</l>
<l>Niente avrebbe potuto crescere laggiù</l>
<l>Di nuovo, verso sud, camminammo</l>
<l>Camminammo lungo una strada che aveva un incrocio a tre direzioni</l>
<l>Scegliemmo la via che portava a sud</l>
<l>Quando giungemmo a Jinshajiang</l>
<l>Non potevamo vivervi, nella sabbia [...]</l>
<l>camminammo sino al posto dove ora viviamo</l>
<l>Il gallo cantò</l>
<l>Gli alberi germinarono</l>
<l>Ci fermammo qui</l>
<l>Gli dei delle montagne desinarono che noi vivessimo qui</l>
<l>Gli dei delle montagne ci proteggono</l>
<pb/>
<p>Il Canto dei Bai Lang è direttamente legato a quello che la tradizione Daba (tradizione religiosa Mosuo) tramanda per quanto riguarda l'arrivo del popolo Mosuo della regione di Labei, e lo stesso linguista Naxi Fang Guoyu, in accordo con altri studiosi, identifica il linguaggio Bai Lang come un modello di lingua Tibeto-Birmana molto vicino alla lingua Naxi, Mosuo, Yi, Lisu e Pumi, (W. S. Coblin, 1979; David Bradley, 1995)  e su queste corrispondenze linguistiche è plausibile ipotizzare relazione d'origine tra i Naxi ed i Bai Lang, evidenza confermata anche dalle parole della Naxizu Jian Shi  che considera i Bai Lang come “una tribù associata ai Maoniu” (Guo Dalie, “Naxizu Shehui Lishi Diaocha, vol. II: 204 )  della quale abbiamo già ipotizzato e verificato la relazione con i Naxi.</p>
<p>Secondo Naxizu Jian Shi  i Bai Lang vivevano nel territorio che confinava con le tribù di cultura Zuo, loro luogo natio, impervio e con scarsissime risorse naturali dal quale decisero di spostarsi perché attratti dalle migliori condizioni di prosperosità nel nord ovest dello Yunnan (Naxizu Jian Shi: 15), episodio storico e condizione sociale di emigrati di cui vi è memoria nello stesso poema Bai Lang appena letto. (Mathieu, 2003: 367; W. S. Coblin “A New Study if the Pai Lang Songs”; Ma Xueling &amp; Du Qingsha, 1982 “Bai Lang Ger Yan Jiu [research into the Bai Lang Song]”, in Minzu Yuwen[5])</p>
<p>Già a questo punto, dopo il breve excursus di alcune fonti disponibili, è davvero evidente quanto fondamentale sia il poter considerare anche questa fonte e questo modello teorico verosimile nell'affrontare il problema della genesi del popolo Naxi, problerma il cui studio dovrebbe avvalersi di una metodologia che davvero consista nell'analisi delle singole evidenze come apporti culturali/tribali coesistenti.</p>
<p>Solo da questo punto di vista conciliatore è possibile ri-abbracciare e ri-guardare costruttivamente all'alto numero di clan e tribù ed alla loro complessa morfologia, così come delle fittissime relazioni e della permeabilità delle nicchie tribali, considerando e ponderando così l'importanza dell'apporto genetico di ogni singolo “elemento”.</p>
<p>Anche nella tradizione Dongba, espressione del popolo Naxi, c'è memoria di questa condizione di esilio, e secondo quanto riportato in alcuni manoscritti, gli antichi antenati Naxi vissero nelle caverne dell'arco montano della regione di Lijiang, e riuscirono a trovare sostentamento barattando cibo e risorse con le tribù Pu autoctone e residenti nella valle di Lijiang, tribù alle quali successivamente usurparono le stesse terre , e dunque la situazione occupazionale/etnica della regione si invertì, con i gruppi Pu che si “rifugiarono” nei siti montani a più alta quota dedicandosi all'attività della pastorizia, edi i Naxi che “discesero” a valle e si stanziarono in siti permanenti  nella zona valliva e pedemontana di Lijiang e di Yongning.(J. Rock “The Life and Culture of the Na-khi tribe”: 11, 12)</p>
<p>La versione delle dinamiche occupazionali discosta parecchio dall'eroica,  gloriosa e vittoriosa  discesa sulla terra di Cosseilee'ee, ma essa sembra essere molto più vicina alla realtà che affiora, ad esempio, anche dalla toponomastica di alcuni centri della regione di Lijiang, come Baisha, il cui nome cinese è la traslitterazione dal Naxi Boa Shi, che significa “la terra dove i Boa (Pu, Pumi) morirono”, e questo tema potrebbe avere dei riscontri nel canto Bai e nel manoscritto 5134. (Mathieu, 2003)</p>
<p>Dalle tracce archeologiche non si evince alcuna fase occupazionale violenta nella regione che possa far pensare ad una repentina sostituzione tra Pu e Naxi/Mo-so, ed è molto più plausibile rileggere la storia tramandata dai testi Dongba in altra chiave, in cui i tempi di “rivoluzione” siano stati molto più dilatati in un periodo di “transizione” Pu – Naxi in cui i rapporti tra le due matrici tirbali fossero inizialmente di convivenza, basati sullo scambio e sul baratto, e che nei centri si sia giunti anche all'assimilazione dei due gruppi con l'apparente fagocitazione del gruppo locale etnicamente in minoranza, mentre in altri centri minori e marginali abbia continuato a mantenersi una situazione di eterogeneità, con differenze notevoli tra le regioni di Lijiang e Yongning, e con alcune singolarità all'iterno delle stesse singole nicchie regionali: Naxi e Moso, almeno da un certo momento storico in poi furono due popoli che, “provenienti” dalla stessa origine, ebbero storia diversa.</p>
<p>Intorno al VII secolo, nel momento cioè in cui le cronache Mu registrano l'improvviso arrivo di Yegunian, è probabile che si sia verificato il climax di un più lento processo di crescita demografica e di alleanze  e matrimoni intertribali che portarono il superamento demografico e nella leadership politica dell'intera regione Lijiang/Yongning, ricordata dalle cronache locali come il successo sugli autoctoni Pu, la cui dispersione in zone montane e l'affermazione dei Naxi/Moso con lo stanziamento fisso nella regione non fu un fenomeno repentino e militare, ma una lenta sostituzione di ruoli ed attività sui territori tra gruppi tribali precedentemente conviventi, in cui la parte militare e di espropriazione violenta deve essere stata delegata, sempre se avvenuto, solo ad un momento finale di un previo processo demografico e culturale.</p>
<p>Il cambiamento nella leadership della regione è documentato dalla variazione nella nomenclatura nelle cronache Mu ed in altri documenti “esterni”, come gli annali di Yuan, che registrano che Mai Liang fu diretto discendente della XXIII generazione dal mitico Yeguzha, il conquistatore di Satham (Lijiang in tibetano), la regione dove abitavano Puxie, le tribù Pu (Guo Dalie “Naxizu Shi Liao Biannian”: 205, 206; E. Chavannes “Documents Historiques et géographiques”: 568”): Mai</p>
<p>Liang corrisponde al figlio (Mu Gong, 1516) o al genero (Mu Gong, 1545) di Mu Bao Ah Cong.</p>
<p>Gli studiosi hanno concordato di attribuire una media di circa 25 anni alla durata di ciascuna delle 23 generazioni citate negli annali di Yuan, e dunque l'arrivo di Yeguzha dovrebbe essere databile tra il 680 ed il 670 d. C., ma questa datazione è incongruente alle attestazioni di Yeguzha contenute nella storia Ming (J. F. Rock “ANKSWC”: 261; E. Chavannes “Documents Historiques et géographiques”:636) e  nelle cronache di Mu Gong che attestano l'arrivo di Mu Yao durante la dinastia Song.</p>
<p>Certamente, anche se non vi sono documenti capaci di chiarire perfettamente le origini etniche del clan dei Mou, la loro presenza certa a Lijiang è documentata solamente a partire dalla dinastia Song,  (Mathieu, 2003: 392) e sembra molto difficile che i nomi Mou e Moso possano essere sinonimi, come invece Mu Gong vorrebbe far apparire,  per legittimare la propria discendenza legandola così agli antenati mitici della tradizione Naxi.</p>
<p>Sarebbe invece plausibile ipotizzare che sia la storia della “sostituzione” Naxi agli autoctoni Pu, sia la storia dell'improvviso arrivo del clan Mou – Mu, potrebbero essere fenomeni inquadrati comunemente come parti finali di movimenti migratori tribali,  e di spostamento di equilibri demografici da clan dominanti ad altri clan precedentemente in minoranza in una realtà di convivenze.</p>
<p>In ogni caso, nel dibattito sull'origine Naxi/Mosuo, non possiamo davvero dimenticare e tralasciare la “traccia” dell'origine tibetana, che è davvero indelebile, così come l'importanza e quanto ampia debba essere stata l'influenza del Tibet nel controllo nella regione di Lijiang e dello Yunnan nordoccidentale.</p>
<p>Sappiamo ad esempio che, quando Nanzhao attaccò Moso Zhao, i Moso cercarono rifugio in territorio tibetano (regione di Shuangshe ed oltre Jiudian), e quando i Tang attaccarono i Tibetani nella zona di Judian le popolazioni Moso vennero cacciate e disperse.</p>
<p>Il Tibet, così come Nanzhao, la Mongolia e la Cina costituì un forte “elemento di disturbo” e d'influenza nell'equilibrio politico e demografico appena accennato, acceleratore dei movimenti di fluttuazione e migrazione dei gruppi tribali Mosha, Moxie, Moso ecc...: Tibet, Nanzhao, Mongolia e Cina furono catalizzatori dei moti convettivi e dei fenomeni migratori e politici tribali ed intertribali.</p>
<p>Christine Mathieu, ad esempio, sottolinea  il fatto che i Moso rimangono sempre molto vicini alla parte tibetana, (Mathieu, 2003) così come accadde anche durante la conquista Mongola, ed assume questo dato come ulteriore conferma del forte legame tra Mo-so e Tibet, eppure immediatamente dopo, la Mathieu ricorda che sia impossibile attribuire le origini dei Moso e dei Naxi esclusivamente ai tibetani, poiché questo sarebbe in contrasto con una quantità di elementi in comune ai due popoli di chiara derivazione non Tibetana e di matrice assolutamente Mongola, quali un certo tipo di produzione di cultura materiale, alcuni pittogrammi nella scrittura Dongba e del calendario oracolare-divinatorio Daba/Mosuo, le tipologie di tende usate dai pastori sia Naxi che dai Mosuo, aspetti della mitologia e rituali all'interno della tradizione Daba e Dongba, la rivendicazione d'appartenenza all'etnia Mongola da parte di alcuni centri Mosuo della regione del lago Lugu.</p>
<p>È il punto di vista della non esclusività delle interpretazioni delle tracce archeologiche ed antropologiche che nuovamente appare come la forma mentis con cui affrontare il problema della storia dei Naxi, ed in questo caso specifico è possibile e verosimile ipotizzare che il manifestarsi di un fenomeno non escluda la compresenza e la con-manifestazione di altri fenomeni, e cioè che elementi etnici Mongoli, veicoli culturali, possano essersi inseriti in una matrice autoctona (ma forse in epoca passata a sua volta alloctona inserente su un sostrato autoctono) fortemente tibetanizzata, e che in alcune realtà regionali peculiari si sia mantenuto vivo il ricordo della propria origine Mongola.</p>
<p>In questa ottica allora possono essere lette diversamente anche le apparenti incongruenze relative alle tradizioni locali dei discendenti del clan Mu di Lijiang, del clan Ah  di Yongning e del clan La di Zuosuo che sostengono di essere Mongoli, discendenti diretti di Kublai Khan, così come al giorno d'oggi troverebbe spiegazione il caso degli abitanti di Zuosuo, specialmente i Nari della regione orientale di Muli, che rifiutano il titolo Mosuo e pretendono di essere considerati Mongoli. (Harrel “Ways of Being Ethnic: 208 – 215, 218, 222, 26, 237)</p>
<p>Con sguardo  più panoramico sembra plausibile, in un contesto così fitto e parcellizzato di realtà, che vari gruppi di matrice etnico-culturale comune, in questo caso Mosuo, abbiano preso “strade”  diverse, e di conseguenza siano stati diversamente influenzati dagli stessi eventi storici e dai rispettivi apporti/sviluppi culturali stranieri. (Tibetani, Mongoli e Cinesi)</p>
<p>L'impossibilità di sostenere in maniera esclusivista e singolarmente l'una o l'altra versione, e la scelta di ipotizzare la convivenza di più fattori costituenti la genesi Naxi/Mosuo rispecchierebbe  la  peculiare tessitura della rete di congregazioni tribali come matrice delle realtà etniche di allora sviluppatesi nella situazione odierna, in cui vi è per “necessità naturale”, per eredità “genetica”, la convivenza di elementi eterogenei; il caso della rivendicazione dell'origine Mongola sia nella storia dei Mu di Lijiang, degli  Ah  di Yongning e dei La di Zuosuo,  sia da parte degli odierni abitanti di Zuosuo ed i Nari di Muli è un esempio perfetto.</p>
<p>Le origini delle comunità di Mu Li potrebbero essere ricondotte al fatto storico che i Mongoli, durante la loro discesa dallo Sichuan verso lo Yunnan (più esattamente nella regione chiamata Xifan) raccogliessero reclute fra gli abitanti locali, così come riportato dalle cronache storiche che registrano la presenza di truppe di Xifan tra le “decine di migliaia” di soldati di Kublai Khan.</p>
<p>Nello Yunnan settentrionale, con il termine Xifan ancora oggi ci si riferisce (in termini derogatori) alle etnie dei Pumi, dunque sembra plausibile sostenere (Shih, Mathieu, 2003) che le truppe di Xifan giunte con l'armata di Kublai fossero Pumi, e che quanti rivendichino origine mongola siano i discendenti di coloro che poi si stanziarono nella regione e vennero assimilati dagli autoctoni e dai successivi gruppi che approdarono nella regione; con il termine Xifan le cronache cinesi invece si riferiscono ad un'insieme più eterogeneo di tribù, comprendendo non solo Pumi, ma Qiang in generale, Tibetani ed addirittura gli stessi Mo-xie. (J. F. Rock ANNKSWC: 358 “ [...] the term Hsi-Fan may be regarded as a generic one and comprising severl tribes, and simply means Barbarians of the west“)</p>
<p>Qualsiasi sia stata la nazionalità d'origine di queste “reclute”, è ipotizzabile che alcune piccole comunità, una volta concluse le ostilità a favore dei Mongoli, si stanziarono o fondarono alcuni centri nelle regioni di Lijiang e Yongning, fondendosi ed assimilandosi agli abitanti della cultura locale, oppure rimanendo un'oasi etnica diversificata dalla matrice dominante locale, e che nel tempo abbiano mantenuto memoria della loro origine Mongola oggi affermata con decisione.</p>
<p>Ancora più precisamente potrebbe essere ipotizzato che l'origine degli elementi mongoli dei Nari di Muli debba essere ricondotta ai fenomeni storici della fine del XIV secolo, quando nella regione si verificò un ulteriore afflusso di rifugiati Mongoli esuli dalle pesanti sconfitte delle ultime loro roccaforti nello Yunnan settentrionale tra gli anni 1380 e 1391, ed in questo caso essi potrebbero esser stati assimilati dagli abitanti locali, mantenendo però vivo il ricordo delle proprie origini mongole convivente con usi e costumi non mongoli, risultando oggi una singolarità all'interno del popolo più o meno omogeneo dei Mosuo. (Harrel “Ways of Being Ethinc”: 236, 237)</p>
<p>Un altro settore che rispecchia questo apporto pluralistico di fattori costituenti, così come il processo di sedimentazione diversificata degli stessi elementi, linguistici in questo caso, eterogenei e comuni alla regione di Lijiang è la linguistica: la lingua Naxi odierna è infatti un esempio vivente di convivenza di elementi diversi e, come sostenuto da Bradley, il Naxi è un linguaggio di transizione tra le lingue Qiang e  le lingue Birmane con evidenti elementi Lolo-Yi, un'altrettanta evidente cinesizzazione, le palesi adozioni di termini tibetani. (D. Bradley “Nashi and Proto-Burmese Lolo”)</p>
<p>La genesi della lingua Naxi ha però visto la diversificazione di 3 realtà dialettali peculiari, tra loro diverse, manifestazione nel campo della linguistica del diverso sviluppo che le stesse premesse hanno avuto nelle differenti nicchie ambientali.</p>
<p>In altre parole la lingua Naxi si è formata dalla somma di più elementi linguistici diversi, che a seconda della particolare zona della regione di Lijiang, hanno costituito un ceppo dialettale distinto, peculiare e diversificato.</p>
      </div3>
      <div3><head>La cultura tribale Moso di Yongning nel 24 d. C. (Rock)</head>
      <p>Il commentario Dian (Dianxi, 1807) riporta che nell'anno 24 a. C. il leader delle tribù Mosuo chiamato Niyuewu invase Yongning e disperse le tribù dei Tufans (Tibetani) (J. Rock ANKSWC: 49)</p>
      <p>Sebbene si discuta sulla validità storica di questa affermazione, controbattendo che la storiografia cinese citi Moso e Tufans solo dopo il VII secolo d. C., la cronaca degli annali di Yuan sembra invece confermare la veridicità della fonte precedente registrando che Miyuewu invase Yongning e mise in fuga le tribù dei Tufans 31 generazioni prima dell'invasione dei Mongoli, e quindi in un epoca vicina alla data 24 a. C. (Naxizu Jian Shi: 7; Naxizu Shi Liao Biannian: 205; E Chavannes “Documents historiques: 610)</p>
      <p>Questo periodo coincide con uno dei momenti più drammatici della storia della Cina, la decade dell'usurpatore Wang Mang, epoca in cui il gran numero di guerre civili e di disordini causò un massiccio movimento di gruppi di popolazione: il centro di questo sconvolgimento è l'odierno Sichuan, ed i dati archeologici documentano la ripercussione di questi eventi nell'area dello Yunnan nord occidentale.</p>
      <p>Le evidenze archeologiche mostrano bruschi cambiamenti nelle tipologie sepolcrali: ad esempio le tombe a lastre di pietra delle tribù Zuo vennero bruscamente a scomparire e furono repentinamente sostituite da tombe a fossa del tipo di Kunming e Sui e tutto ciò mentre, nel nord est dello Yunnan,  si documenta  la comparsa di tipologie sepolcrali Han. (Zhang Zengqi “Zhongguo Xinan Minzu Kaogu”: 92; Mathieu, 2003: 366)</p>
      <p>Questi dati archeologici permettono di ricostruire che la regione di Yongning e di Lijiang subì in questi anni  un brusco ricambio dei gruppi umani che la occupavano, forse una conquista violenta da parte delle tribù Sui e Kunming provenienti dalla odierna Dali e non dei Mosuo, così come potrebbe essere documentato dai registri della prefettura di Lijiang  che riportano che durante la dinastia Han (206 b. C. - 24 a. C.) Lijiang appartenesse agli Yue Sui Sun, e dopo il 618 il suo nome era cambiato da Ding Zuo Xian a Kunming, e  dunque la regione di Lijiang nella sua storia antica venne anche conosciuta col nome di Sui Kunming. (Lijiang Prefecture Records, 1743; J. Rock ANKSWC: 63 – 65) </p>
      <p>Proviamo ad analizzare meglio la storia dei Mosha/Moso da altre fonti: le tribù di Mosha erano attestate nella regione di Yanyuan nella quale si erano stanziate sfruttandone le miniere di sale e, nel 225 d. C.,  i Mosha si aggregarono ad altre coalizioni tribali (compresi i Maoniu) e si ribellarono al lignaggio tribale dominante, il regno di Shu: vennero sconfitti, e il leader di Shu Zhuge Liang eliminò i loro capi e subentrò così al loro posto nello sfruttamento delle miniere di sale.</p>
      <p>Dunque le cronache tacciono sui Mosha sin quando non riappaiono durante l'epoca Tang, attestati dalle cronache cinesi, sia come le tribù di Moso che abitano oltre la regione di Jiudian nel Sichuan sud occidentale, sia come le tribù Mo della valle dello Jinshajiang.</p>
      <p>Le cronache cinesi considerano Moso anche il regno degli Yue Xi, chiamato appunto Moso Zhao, da localizzarsi nelle vicinanze di Dali, uno dei 6 regni dello Yunnan occidentale rivali alla Cina durante la metà del VII secolo.</p>
      <p>Secondo Joseph Rock (ANKSWC) il nucleo del regno di Moso Zhao sarebbe da identificarsi con l'attuale Lijiang, ma storici contemporanei Cinesi ed occidentali ritengono di dover identificare il regno di Moso Zhao nell'attuale regione di Bingchuan, e sostengono che numerose congregazioni tribali di cultura Moso fossero in quell'epoca frequentatori della regione più a nord, presso Yongsheng in aree geografiche chiamate Yaozhu e Songwai. (C. R. Backus “The Nan-chao Kingdom: 85; M. Blackmore “The rise of Nanzhao” in Journal of Southeast Asian Studies (1:2) Sept. 1990: 46 - 61)</p>
      <p>L'unico dato certo è che il complesso e la natura delle relazioni tra la dinastia Tang e le varie alleanze tribali Moso, così come la loro frequentazione nella regione di Lijiang e Yongning è ancora molto incerta , ed il nome Moso non è mai direttamente e ufficialmente apposto a designare gli abitanti di Yongning e Lijiang sino al periodo Yuan, (Mathieu, 2003: 368) ed i termini Mo-so, Mosuo, Mo-sha, Mo-xie, ecc..., non siano strettamente sinonimi, né indici di “un popolo” con l'accezione odierna del significato, ma indichino una complessa realtà eterogenea di nuclei tribali e clan in continua evoluzione, dinamica,  ed è ipotizzabile che il nome di questi gruppi umani (riportati dalle cronache) corrisponda al gruppo tribale politicamente dominante in una certa regione, ma che esso potrebbe anche non coincidere con la tipologia culturale e tribale demograficamente in maggioranza, e che nel corso della storia i clan dominanti, così come quelli demograficamente maggiori, avrebbero potuto cambiare, mentre le fonti  storiche esterne avrebbero potuto continuare a riferirsi ai gruppi umani di quella regione con lo stesso nome.</p>
      <p>Il grande storico Nazi Guo Dalie, infatti, nella sua dissertazione sull'argomento segue questo punto di vista sostenendo che  il nome Moso indichi in quest'epoca una complessa realtà di aggregazioni ed alleanze tribali, e dunque esse potevano essere suddivisi in più “rami” di Mo-so,(Guo Dalie “Naxizu Shi Liao Biannian: 207) e allora, esistendo varie congregazioni e vari gruppi tribali, potrebbe essersi verificato che “non tutti i Mosuo” risposero con le medesime scelte politiche alle singolarità storiche, e dunque è ipotizzabile, ad esempio, che non tutte le congregazioni tirbali Moso si allearono contro Nanzhao, e dunque avrebbe potuto verificarsi la manifestazione di gruppi Mosuo avversari e gruppi Mosuo alleati di Nanzhao, dunque  è plausibile identificare un ramo tribale chiamato Mo-so, con Yue Xi/Mo so Zhao di Bingchuan capeggiato da Yu Zeng e condotto da questi nella lotta contro Nanzhao, ed allo stesso tempo  sostenere l'esistenza di altri rami tribali, sempre chiamati Mo-so, che non intrapresero l'offensiva contro Nanzhao ma che si schierarono a suo favore, così come sembra debba essere accaduto per le tribù stanziate a Lijiang ed a Yongning.</p>
      <p>L'elicte politica di Lijiang venne allora appoggiata e legittimata da Nanzhao, grato del loro appoggio, divenendo così ufficialmente la classe dominante delle regioni di  Lijiang e Yongning il cui potere era garantito direttamente dalla maggior potenza politica regionale, così come descritto dalla cronaca di Mu Gong, che riferisce che Yang Yin Du Gu combatté a favore di Nanzhao, guadagnò la sua fiducia e ricevette il ruolo di signore della regione. (Guo Dalie “Naxizu Shi Liao Biannian: 207)</p>
      </div3>
      <div3><head>东奴国Dong Nü Guo</head>
      <p>Le cronache storiche Tang riportano l'esistenza di due 奴国 Nu Guo “regni di donne”, rispettivamente siti nelle regioni marginali del tibet occidentale ed orientale. (Mathieu, 2003: 407)</p>
      <p>Il Regno orientale delle donne,  东奴国Dong Nu Guo, scompare dale cronache cinesi dopo il IX secolo, ma i registri Sung e Tang  ne descrissero le caratteristiche.</p>
      <p>Dong Nu Guo confinava con il regno delle tribù Bai Lang, e la loro capitale era nella valle di Yalongjian, (W. W. Rockhill “In the Land of the Lamas: 337 – 340) dunque Dong Nu Guo si trovava immediatamente a nord dell'odierna Pumi, Xifan (l'antica Muli), territorio che appartenne all'influenza ed all'amministrazione di Yongning sino al 1710. 159</p>
      <p>I registri Tang Shu riportano che questo regno avesse numerose città e fosse governato da una donna che risiedeva nella valle di K'ang Yen dove scorre il fiume Jo Shui (Yalongjian); gli uomini erano incaricati tutti i lavori mentre le donne, dall'interno del palazzo, decidevano della politica e della gestione del regno. Leggiamo la cronaca Tang: (Tang Shu Bk. 122; Cai Hua “ A Society without Fathers and Husbands: 79 - 81)</p>
      <l>Nu Guo ha 8 città, ed è governato da una donna che risiede nella valle di K'ang Yen, una gola  con un altura pronunciata intorno alla quale scorre il fume Jo Sui in direzione sud.</l>
      <l><add>(Nel regno di Nu Guo)</add> vi erano più di 40.000 famiglie e 10.000 soldati.</l>
      <l>La sovrana è titolata Ping Chin e gli ufficiali sono chiamati Kao pa li, e sono circa come i nostri (ministri dello stato) Tsai Hsiang.</l>
      <l>Gli uomini sono deputati ad eseguire tutti compiti esterni, e queste allora sono noti come Ling Nu Kuan i “deputati delle donne”.</l>
      <l>Gli uomini ricevevano e trasmettevano gli ordini dall'interno all'esterno del palazzo.</l>
      <l>La sovrana ha accanto alla sua persona diverse centinaia di donne, ed una volta ogni 5 giorni esse si riuniscono per un consiglio di stato [...]</l>
      <l>le donne non stimano molto gli uomini, e le donne ricche hanno sempre  servitori maschi che acconciano la loro capigliatura e pitturano la loro faccia con argilla scura.</l>
      <l>Gli uomini inoltre fanno la guerra e coltivano il terreno.</l>
      <l>I figli prendono il nome di famiglia della madre [...]</l>
      <l>Tra i loro animali sono compresi pecore e cavalli.</l>
      <l>Ivi l'oro è reperibile.</l>
      <l>I loro costumi ricordano molto quelli dello Hindustan (Yunnan ) [...]</l>
      <l>La nostra XI luna è la loro I luna [...]</l>
      <l>sacrificano uomini e scimmie </l>
<pb/>
<p>La fonte, può essere letta almeno con un duplice punto di vista: essa costituisce, olre che una documentazione sulla presenza <emph>EFFETTIVA</emph> di uno stato con confini precisi ed un popolo definito, fatto storico finito e compiuto, magari isolato ed isolabile ad una peculiare realtà puntiforme quasi invisibile in un contesto enorme di realtà sociali e politiche diberse (e patriarcali), una testimonianza ed una manifestazione palese dell'esistenza di un modello sociale governato da una classe elitaria di donne (sovrana e consiglio di stato), dall'economia centralizzata (vita nel palazzo), fortemente stratificato piramidalmente e con divisione in classi.</p>
<p>Basandoci sulla fonte citata è possibile evidenziare che la forte stratificazione sociale sembrerebbe dividere ed organizzare gli abitanti di Dong Nu Guo in 4 classi sociali: elicte di potere, cittadine(/i?) ricche,   persone comuni dedite ai lavori (uomini), e servi (uomini).</p>
<p>La donna come centro e cardine della società, oltre ad essere la base del sistema sociale attualmente in vigore in alcuni villaggi Mosuo della regione del lago Lugu, è  documentato anche in alcuni testi Dongba, (J. Rock, 1952: II ms. 5134) ed è un tema evidente e ben rappresentato dal mito Mosuo della genesi del mondo.</p>
<p>Di seguito alla genesi Mosuo sarà riportato anche lo stesso mito secondo la tradizione Naxi, per poter così eseguire un confronto fra le due versioni.</p>
      </div3>
      </div2>
      <div2>
      <head>Echi e testimonianze della centralità della donna dei miti della creazione</head>
      <div3>
      <head>Il Mito della creazione nella tradizione Mosuo</head>
      <l>All'inizio dei tempi, quando il cielo e la terra si erano appena formati e la luna ed il sole non erano ancora apparsi, non vi era luce, nono vi era alcuna stella e nessuna nuvola. Più tardi, quando 9 soli (128 il numero dei soli richiama la storia dell'arciere Yi (archer) che, ai accordo con lo studioso Wolfman Eberhard, avrebbe dovuto essersi sviluppato in una matrice culturale Ba, un'antica cultura dello Sichuan orientale (cfr. Eberhard W., the local cultures of South and East china pp 80 - 87)) e la terra vennero cotti, 8 dei soli si bruciarono e dunque ne rimase solo uno. Dopo vi furono 9 lune, e tutte le cose nel mondo si congelarono sino a quando 8 delle lune non si sciolsero e rimase solo una luna (129 il mito Naxi tramanda di 7 lune in opposizione a 9 soli e si basa sull'opposizione sessuale di sole e luna. Il numero dei soli e delle lune all'interno dei miti inerenti alla genesi ed alla creazione sono citazioni calendriche (calendrical) che indicano lo stabilirsi di un apparentemente naturale tempo organizzato (ed evntualmente lo stabilimento di un ordine politico), che si muove da una situazione di eccesso sino al raggiungimento di un equilibrio con il bilanciamento di notte e giorno. Il numero 7 è un riferimento simbolico tipicamente lunare e femminile, così come la cultura Mosuo spesso associa questo numero alla luna, alla donna. L'uso simmetrico del numero 9 in questo caso commenta circa la piccola attenzione dedicata dallatradizione Daba al genere maschile. I Daba, infatti, utilizzano 2 serie di parole per luna e sole: Nima – Dawa di origine tibetana e Nidi Hlini parole Mosuo, di cui le prime fanno la luna femminile ed il sole maschile, mentre le seconde fanno il sole femminile e la luna maschile. I daba di Labei utilizzano ordinariamente le parole tibetane Nima e Dawa).</l>
<l>Allora apparve l'umanità sulla terra.</l>
<l>Il dio del cielo venne sulla terra e dopo anche la dea del cielo Gugumi, ed essi ebbero un bambino: nel cielo vi era una stirpe di dei, e sulla terra  vi era il bambino degli dei. Gugumi diede la nascita a tre figli. (130 – la nascita di 3 figli ed il loro destino costituisce uno dei punti fondamentali del mito Yi delle montagne di Liangshan, prossimi ai Mosuo. La nascita dei 3 fiugli costituisce anche la conclusione del mito Naxi. L atrasformazione dei campi a pascoli suggerisce e riflette un cambiamento della produzione agricola al astoralismo.)</l>
<l>Una mattina i figli trovarono una grande rana che stava rovinando i campi che avevano coltivato: usando una magia la rana fece ritornare i campi al loro stato originario, così che nessun solco potesse più essere visto, e la terra restituì le piante coltivate (131 – il mito Naxi segue la stessa trama, vi sono solo 2 fratelli).</l>
<l>
Iil fratello maggiore e medio tentarono di colpire la rana, ma il più giovane, Codeiliusso, la protesse.</l>
<l>La rana dorata era una divinità amica venuta sulla terra per avvertire i tre fratelli dell'imminente venuta di una grandissima alluvione (132 – il mito del diluvio o dell'alluvione è il tema centrale di tutti i miti dello Yunnan. La rana costituisce un motivo altaico (mythical motif of Altaic) e delle culture della Cina meridionale. La rana è un animale lunare, associato alle alluvioni, ai disastri, ma anche alla rigenerazione. Sebbene la rana giochi un ruolo importante all'interno della mitologia Naxi, non ha alcuna delle importanze che i Mosuo le attribuiscono. Nella genesi Naxi l'animale che trasforma  i campi dei fratelli è un maiale, ma anche il maiale è un animale lunare. Cfr C. Hentze, Mythes et symboles lunaires, Antewerp, Editions de Sikkel, 1932: 28).</l>
<l>La rana risentita del comportamento dei due fratelli allora disse a Codeiliusso come trovare scampo dal disastro e suggerì come ingannare i due fratelli così che sarebbero morti (133 - )</l>
<l>Codeiliusso sopravvissuto all'alluvione rimase l'unico uomo sulla terra, i suoi due fratelli erano annegati. Codeiliusso era solo e vagava per la terra desolata disperato. Egli cercò l'aiuto dei suoi genitori, gli dei della montagna, allora il dio gli disse di andare a combattere e sconfiggere il demone che stava giungendo sulla montagna. Codeiliusso colpì ed uccise il demone e rassicurò il dio della montagna dal cuore buono. Il dio dal cuore buono disse a Codeiliusso che avrebbe potuto trovare una compagna presso il lago dove le donne celesti erano solite recarsi per il bagno il 1° giorno dell'anno. 134</l>
<l>Codeiliusso andò al lago. Qui incontrò la principessa celeste Mumigugumi (135 – il motivo del lago è simbolo della fertilità femminile) e le sue due sorelle sotto la luce della luna. Egli segui Mumigugumi in cielo per sposarla, ma la vecchia madre del cielo (136 – Mumigugumi significa la donna dall'occhio verticale, mentre il nome della sorella Mumijiajiami singnifica la donna dall'occhio orizzontale. La stessa citazione compare anche nel mito Naxi della creazione e nel primo mitico antenato degli Yi dello Yunnan nordoccidentale, un essere umano dall'occhio verticale. Cfr. Yizu Chuanshi Chi the history of the creation of the Yi Nationality: 17. nel mito Naxi la principessa celeste ha un padre ed una madre, ma solo il padre ha un ruolo dominante in quella famiglia; nel mito Mosuo è il contrario)  reclamò della puzza degli esseri umani. Mumigugumi tentò di trovare una scusa per il suo amante spiegando alla madre che quello che sentiva non era odore di essere umano, ma l'odore del sudore dei cavalli e degli asini.</l>
<l>Ma la vecchia madre non era sciocca: dunque ribatté a Mumigugumi che in cielo non vi era alcuna strada in cui il cavallo avesse faticato per portare pesi, e non vi fosse alcun campo in cui l'asino avesse sudato per mietere il raccolto, dunque Mumigugumi dovette ammettere che aveva portato Codeiliusso in cielo.</l>
<l>Quando la madre scoprì che Codeiliusso intendeva sposare sua figlia disse: “  tu sei della razza dei terrestri, e noi siamo della razza degli dei, dunque come è possibile che cielo e terra si uniscano? Come possono fuoco ed acqua legarsi insieme? ”</l>
<l>Nonostante questo accettò la sua richiesta a patto che l'uomo lavorasse per ottenere la sua sposa.  Dunque ingaggiò i superuomini incaricandoli di disperdere Codeiliusso (137 - ), chiedendogli di abbattere 9 intere foreste in un giorno, di bruciarne la legna, e di ripulire le ceneri del suo lavoro durante lo stesso giorno.</l>
<l>Infine, la madre, chiese a Codeiliusso di mungere per tre tazze di latte di tigre 138.</l>
<l>Ogni volta l'essere umano soddisfece le richieste della sua futura suocera seguendo le istruzioni di Mumigugumi che conosceva le formule magiche (139 – questa differenziazione sessuale è un motivo molto comune nei miti e nelle leggende di tutto il mondo, ma la versione Mosuo è peculiare perchè la principessa celeste non trasferirà mai o relinquish i suoi poteri a Codeiliusso.)</l>
<l>La madre celeste dovette acconsentire al matrimonio a patto che lo schiavo avesse esaudito questa ultima richiesta.</l>
<l>Ella trasformò le sue tre figlie in una serpentesca, una tigre ed una leopardessa e dunque annunciò a Codeiliusso che avrebbe dovuto scegliere fra queste 3.</l>
<l>Lasciato alle sue uniche forze, Codeiliusso tremante di terrore, scelse la più terrificante delle bestie: la serpentessa. (140 – nella simbologia Qiang e Mosuo la tigre ed il leopardo sono associati ai concetti di potere ed aristocrazia; il serpente è associato alla fertilità, alla pioggia ed all'autoctonia. Codeiliusso sposa il serpente, cioè una principessa  Nagi, e questo stabilisce il suo diritto all'occupazione)</l>
<l>Sfortunatamente, la serpentessa era la sorella di Mumigugumi, Mumijiajiami.</l>
<l>Codeiliusso allora dovette lasciare il cielo ed il suo vecchio amore Mumigugumi, e discese sulla terra con Mumijiajiami, sua moglie. Mumijiajiami costruì una casa e cucì dei vestiti mentre Codeiliusso arava e coltivava i campi con le sementi che sua moglie rubò dal paradiso.</l>
<l>Nel frattempo, Mumigugumi osservava dal cielo.</l>
<l>Vide i campi verdi, ed il suo cuore era grigio della rabbia e del risentimento al pensiero della felicità di sua sorella e di Codeiliusso.</l>
<l>Mumigugumi che prima fu innamorata di Codeiliusso adesso avrebbe desiderato prendere la sua vendetta su sua sorella e sul suo amante infedele 141</l>
<l>Anche lei discese sulla terra e si trasformò in una capra selvatica. Corse e distrusse i campi che Codeiliusso aveva coltivato. Codeiliusso allora la inseguì nella parte più profonda della foresta e quando egli si era allontanato tantissimo da casa, Mumigugumi riprese le sue sembianze.</l>
<l>La principessa celeste sedusse Codeiliusso con cibi dolci e riuscì a farlo cadere in un sonno incantato molto lungo. Dopo ciò si trasformò in una scimmia maschio e si recò dalla sorella. La ingannò convincendola a sposarlo e conducendola nelle alte montagne 142 dove avrebbero vissuto di frutta selvatica e vestito delle foglie degli alberi.</l>
<l>Questo accadde sin quando Mumijiajiami non sottostette più all'inganno e dunque tornò alla sua casa.</l>
<l>Mumijiajiami diede alla luce due figli metà scimmia, un maschio ed una femmina; sua sorella Mumigugumi fu soddisfatta e dunque tornò in cielo dopo aver ripreso le sue sembianze. 143 Codeiliusso si svegliò</l>
<l>Codeiliusso però era ormai avanti negli anni e di suoi capelli divennero bianchi. Si recò a casa per amare sua moglie, ma  era troppo vecchio per generare l'umanità.</l>
<l>Quando vide il figlio e la figlia di Mumijiajiami, mezze scimmie, era pieno di orrore e pietà, ma non ebbe scelta.</l>
<l>Dovette accettare questa prole dispiacevole come sua. Codeiliusso allora prese una giara di acqua calda e la versò sopra i bambini, riuscendo così a staccare il vello delle scimmie dai corpi, e dunque trasformandoli in esseri umani.</l>
<l>Le generazioni dell'umanità discendono una dopo l'altra da questi primi fratello e sorella 144.</l>
      </div3>
      <div3>
      <head>Il mito Naxi sulla creazione del mondo</head>
      <p>Il mito della creazione secondo i Naxi è conosciuto sia dalla cronaca genealogica di Mu Gong del 1516, sia dalle cerimonie sciamaniche Dongba che ne recitano la storia per rievocarne gli effetti ed il potere creatore, così da provocare la ripetizione della creazione stessa. (Mathieu, 2003)</p>
      <p>La cronaca di Mu Gong del 1516 riferisce delle origini della famiglia reale Mu come direttamente collegata al 1° essere umano apparso sulla terra, dalla cui discendenza ebbe origine il mitico eroe diluviano Cosseilee'ee, a sua volta padre di 3 figli, rispettivamente fondatori e capostipiti dei popoli Tibetano, Naxi e Bai.</p>
      <p>La parte relativa alla mitica storia della creazione era scritta in pittogrammi Dongba che la rendevano incomprensibile agli stessi Mu contemporanei del Rock; il significato del lavoro di Mu Gong nella sua cronaca del 1516 è un tentativo di ricostruzione della storia della propria famiglia riallacciandola alle mitiche origini dell'universo secondo la tradizione Naxi, basandosi quindi sui manoscritti Dongba, nel tentativo di legittimare così la leadership della famiglia Mu al potere nella regione di Lijiang/Yongning.</p>
      <p>Il mito della creazione dell'universo Dongba è una sorta di poema cantato in versi di 5 sillabe (Rock, 1947; Mathieu, 2003) e narra la storia della creazione del mondo ad opera delle divinità Ddu e Sei (che personificano il principio maschile e femminile) con la separazione delle acque, la stabilizzazione della terra e del cielo grazie alla fondazione del monte sacro Junasiluo la cui base consentì alla terra di smettere di tremare e la cui vetta sostenne le volte celesti.</p>
<p>Dopo questo impulso creativo ed il suo assestamento apparve il primo antenato, chiamato Mee-ssa Cu Cu (la cui traduzione potrebbe rendere Cu cu il divino, il celestiale) e dal quale provenne Cosseilee'ee, IX generazione di  Mee-ssa Cu Cu, che sarà l'eroe Naxi del mito della creazione.</p>
<p>Cosseilee'ee ebbe 5 fratelli e 6 sorelle e,</p><l>“siccome nel mondo non vi era altro essere umano, allora fratelli e sorelle divennero mariti e mogli”</l> <p>popolando così la terra attraverso matrimoni incestuosi.</p>
<p>A questo punto la cronaca ha una grande discrepanza: i fratelli di  Cosseilee'ee si riducono misteriosamente a 2, Jigu e Kuagu e le 6 sorelle scompaiono dal racconto.</p>
<p>Jigu e Kuagu offendono Ddu e Sei e feriscono i loro antenati e dunque il buon  Cosseilee'ee cerca di rimediare agli insulti dei fratelli curandone le ferite: gli dei lo ricompensano annunciandogli che è ormai imminente una enorme alluvione a causa dell'incesto che i suoi fratelli hanno commesso.</p>
<p>Cosseilee'ee avrebbe potuto salvarsi mantenendosi in buoni rapporti con gli dei e cercando riparo in una sacca di pelle; egli seguì quanto gli dei suggerirono prendendo con se un cucciolo di cane, un pulcino ed un agnello per popolare il nuovo mondo.</p>
<p>Il diluvio iniziò e dunque  Cosseilee'ee si salvò mentre i suoi fratelli e tutta l'umanità perì.</p>
<p>Cosseilee'ee, al termine del diluvio era disperato perché non vi era nessuna donna con cui unirsi per le future generazioni, e dunque egli ottenne dagli dei di poter ascendere in cielo e scegliere una delle 3 principesse: una aveva occhi verticali, l'altra occhi obliqui, la terza occhi orizzontali.</p>
<p>Sebbene gli dei lo avvertissero di scegliere colei dagli occhi orizzontali perché buona di cuore, Cosseilee'ee preferì  la più bella delle 3 principesse e dunque scelse la principessa dagli occhi verticali.</p>
<p>La loro unione però fu infelice perché non poteva procreare alcuna generazione di uomini, ma generò animali e piante.</p>
<p>Cosseilee'ee  dunque, disperato, volle recarsi nuovamente nei cieli per cercare una moglie che potesse unirsi e procreare future generazioni di uomini, e questo proprio nel momento in cui la principessa Coheibubami discendeva verso la terra in cerca di un marito...s'incontrarono nel luogo dove il Bianco ed il Nero si uniscono, si innamorarono e dunque ritornarono insieme verso il paradiso.</p>
<p>Ma il padre di Coheibubami, il dio celeste Apu, astio contro gli uomini e contrario  al matrimonio dei due dichiarò di acconsentire l'unione solo dopo che  Cosseilee'ee avesse dimostrato il suo valore superando prove incredibili.</p>
<p>Con l'aiuto delle formule magiche che  Cosseilee'ee ricevette da  Coheibubami riuscì a realizzare le gesta eroiche che si conclusero con l'impresa più eroica: la mungitura di una tigre, gesta dopo la quale Apu dovette, restio, accettare il matrimonio.</p>
<p>Coheibubami e  Cosseilee'ee dunque presero cento animali domestici e cento piante e tornarono sulla terra discendendo la corda dorata e le scale argentee e, con l'aiuto degli dei Ddu e Sei giunsero finalmente incolumi sulla vetta del monte Junasiluo.</p>
<p>Coheibubami e  Cosseilee'ee fecero ritorno sulla terra, ma non riuscivano ad avere figli sin quando non impararono e non praticarono la cerimonia di Sacrificio al cielo.</p>
<p>Solo allora Coheibubami ebbe 3 figli che però non potevano parlare, sin quando vennero implorati gli dei e dunque la prole ebbe il dono della parola.</p>
<p>Quando finalmente la prole ebbe il dono della parola, ciascuno di loro pronunciò una frase in 3 linguaggi diversi, rispettivamente in Tibetano, in Naxi ed in Bai, e dunque furono gli antenati fondatori dei tre popoli.
Ognuno di essi venerò e propiziò diverse divinità: Tibetani e Bai venerarono Budda ed i Naxi venerarono i loro antenati ed il Cielo.</p>
<p>6 generazioni più tardi il discendente dei figli di Coheibubami e  Cosseilee'ee eseguì la cerimonia del Sacrificio al Cielo ed egli venne benedetto con una prole di 4 figli, ed ognuno di essi divenne capostipite dei 4 clan Naxi: Se, Ye, He e Ma (gli eredi della famiglia regale, contemporanei al Rock, dichiararono di essere diretta discendente del clan Ye (Rock, 1947; Mathieu, 2003)</p>
<p>Come affermato precedentemente la storia della creazione dell'universo secondo la tradizione Naxi è prima di tutto un testo Dongba, un testo rituale, con una serie di formule magiche attraverso le quali il potere della creazione del mondo rivive e si ripete creando nuovamente le cose buone (tra cui, ovviamente, il popolo Naxi) e mantenendo confinati e sconfitti gli aspetti negativi quali fantasmi, demoni, la morte, la sterilità, ecc...</p>
<p>Ovviamente i brevi riassunti qui forniti non si avvicinano minimamente alla bellezza ed all'eleganza  dei racconti Naxi e Mosuo, entrambi caratterizzati da uno stile variegato e vivace che arricchisce la storia con momenti di climax drammatici e pieni di patos, alternati a passi anche umoristici, ricchi di suspense per le avventure e le gesta di Cosseilee'ee che corrisponde all'eroe Codeiliusso del mito Mosuo.</p>
<p>Nella versione Dongba vi sono molti aspetti e temi ricchi di contenuti utili alla ricostruzione storica del popolo Naxi, come ad esempio il fatto di cui è già stato discusso in precedenza, che il figlio di Cosseilee'ee capostipite del popolo Naxi sia in posizione centrale fra il fratello capostipite dei tibetani e l'altro fratello capostipite dei Bai ad indicare, almeno in quel particolare momento, una situazione d'inferiorità che la regione di Lijiang stava subendo da parte dei tibetani e del regno Bai di Dali.</p>
<p>Per quanto riguarda il mito Mosuo, gli studiosi generalmente concordano nel ritenerlo una versione semplificata della genesi Naxi: l'eroe Codeiliusso è molto vicino a Cosseilee'ee, così come gran parte del mito segue la stessa linea conduttrice, ma questo punto di vista però non sembra oggettivo e soddisfacente.</p>
<p>Lamu Gatusa obbietta questa analisi precisando che l'interpretazione non possa essere considerata del tutto esatta, dato che come è stato anche evidenziato nel precedente commento sulla genesi Mosuo, all'interno del mito vi sono aspetti peculiari ed autenticamente Mosuo, assolutamente non Naxi, così come è altrettanto evidente che nella storia di Codeiliusso appaia  un modello sociale Mosuo uomo-donna  molto differente dal modello Naxi caratterizzato, dal dualismo sessuale maschio femmina del tutto assente nella storia Mosuo, che invece femminilizza radicalmente alcuni degli standard mitologici Naxi e dello Yunnan. (Mathieu, 2003: 402)</p>
<p>Nella genesi Mosuo la donna è la chiave centrale del mondo: Mumigugumi possiede ed impersonifica la conoscenza, la magia, la pazienza, la forza e la vendetta, l'astuzia, la bellezza, ecc..., e Mumijiajiami inventa l'agricoltura, costruisce la casa, tesse i vestiti, alleva da sola la prole, ecc...</p>
<p>La donna non è solo la divinità (la madre celeste, Mumigugumi e le sorelle), ma è anche la civiltà (la casa, l'agricoltura, realizzazione dei tessuti, la procreazione).</p>
<p>All'uomo sono additate ben altre qualità: ai fratelli di Codeiliusso appartiene la stupidità e l'inconcludenza, in contrasto con l'astuzia della madre celeste e di Mumigugumi, ed in un certo senso anche Codeiliusso stesso è un incapace perché, l'unica volta che nelle prove per conquistare Mumigugumi viene lasciato alle sue uniche forze sbaglia una scelta ponderante, e in quel  momento così cruciale della vicenda egli trema di paura, infine sebbene a lui spetti “l'ultimo atto” della vicenda, ossia l'umanizzazione dei suoi figli, nella storia inoltre non è stato capace di procreare, visto che questi sono delle piccole scimmie, e cioè una prole adottiva.</p>
<p>Il mito della creazione Mosuo appare essenzialmente, come sostiene Shih Chuan kang “a gynocentric tale”, (Shih Chuang Kong “The Moso”: 172 - 174) un documento che assieme alla cronaca Tang di Dong Nu Guo attesta la presenza di un modello sociale matriarcale radicato e diffuso nello Yunnan nordoccidentale, le cui tracce potrebbero essere ricollegate ai dati che le ricerche archeologiche hanno messo in luce durante il Neolitico, prima della dinastia Xia e Shang, dal 5.000 al 3.000 a. C. circa, in alcune regioni della Cina, documentando tracce di un modello sociale matriarcale, Mu Xi Shi Zu 母系氏族, i cui echi sono presenti in fonti storiche e numerose leggende che tramandano le origini dei Clan,1  e che sembrano recar memoria di questa  impostazione sociale, così come le evidenze archeologiche relative alle culture sviluppatesi lungo il bacino dello黃河HuangHe,2 e più precisamente alle culture di 半坡BanPo,3 仰韶文化YangShao,4 馬家窯文化MaJiaYao,5 河姆渡文化HeMuDu.6</p>
<p>All’interno di esse è evidente la centralità sociale delle donne, e la consuetudine di inumarle al centro delle sepolture, diffusissima nelle regioni di HuaXian7 e ShaanXi, è stato interpretato come dato per sostenere la centralità nella società ed all'interno dei  Clan; ancora più marcata è la distinzione sociale nelle culture di 半坡BanPo,8  陶寺TaoSi,9  姜寨JiangZhai,10 nella regione dello ShaanXi, dove compare il corredo funebre.11</p>
<p>Ulteriore sostegno al ruolo centrale della donna proviene dallo studio etimologico dei nomi Pre-Qin dei funzionari imperiali: il loro nome di famiglia infatti  proviene da linea materna, e non paterna, sistema sopravvissuto fino all’epoca Zhou con la formazione delle città stato, e comunque l'importanza della linea materna nella discendenza era già evidente nella nomenclatura delle cronache e delle genealogie di Mu Gong; alcuni linguisti ritengono che sia sempre possibile leggere traccia di questo passato in alcuni cognomi recenti12 ed attuali, come Yao 姚, Jiang  蒋, oppure nei modelli sociali di alcune minoranze etniche, oltre che ai Naxi ed ai Musuo, negli stessi aborigeni Taiwanensi.</p>
<p>Riprendendo quindi il concetto già numerose volte sostenuto della coesistenza di diverse nicchie tribali, dell'interazione, iterazione e fluttuazione dei gruppi umani veicolo di modelli culturali differenti, le testimonianze storiche inerenti il regno di Dong Nu Guo, l'esistenza di un eco nella genesi Musuo del ruolo centrale femminile non possono che essere considerati fenomeni Naxi/Mosuo-genetici strettamente legati e fondamentali.</p>
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      </div2>
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      <div1>
      <head>Deduzioni sulla metodologia della ricostruzione storica dei Naxi e dell'occupazione umana nella regione di Lijiang</head>
      <p>Le fonti che documentano le origini ed i processi storici e sociali di quelle popolazioni oggi conosciute sotto il nome di Naxizu e Mosuo  prima della dinastia Yuan (1271 – 1368) sono scarse e danno notizie frammentarie.</p>
      <p>Naxi e Musuo ebbero le loro origini in più Buluo, dall'interazione di più segmenti di lignaggi, connessioni alle tribù Qiang, Wuman e Di, così come è possibile percepire anche dalle varie eredità linguistiche “riassunte” nella lingua Naxi e nella scrittura Dongba/Geba, un linguaggio di tipo Tibeto-Birmano, ma con anche evidenti elementi Lolo-Yi, con forte cinesizzazione ed adozione di parole straniere Mongole e Tibetane.</p>
      <p>I confini storici Naxi e Musuo variarono a seconda delle realtà politiche più influenti a cui essi si legarono, così come si evince anche dalle cronache Mu e dai documenti cinesi: a partire dal VII secolo d. C., si verificano rapporti di sudditanza verso il Tibet, verso Nanzhao, al regno di Dali, alle  dinastie Yuan, Ming e Qing della Cina, fino all'annessione all'impero cinese avvenuta nel XVIII secolo.</p>
      <p>I confini etnici, geografici ed antropologico-culturali odierni possono essere invece considerati come il prodotto di secoli di organizzazione economica centralizzata sottomessa al regime feudale (Mathieu, 2003: 410; McKhann: 29, 30) non così forte ed efficiente da permettere il verificarsi di una perfetta omogeneizzazione di tutte le realtà costituenti, fenomeno alla base dell'odierna eterogeneità tra Naxi e Mosuo e di alcune singolarità etnico culturali all'interno dei singoli popoli Naxi e Mosuo.</p>
<p>Seguendo la distinzione adoperata dalla Mathieu, già suggerita dal Rock, gli antenati leggendari dei signori di Lijiang apparterrebbero alle tribù Pu, la cui “cultura” è sopravvissuta in alcuni aspetti negli odierni Naxi, Mosuo.</p>
<p>I Pu erano popolazioni Qiang o Jiang (Tibetani) che conquistarono Lijiang (Satham/Santan) durante il V secolo d. C.; erano suddivisi in clan tra cui emersero quelli dominanti nella regione di Lijiang: i La e gli He, e durante il secolo VIII l'insieme delle tribù Pu venne conquistato dal regno di Nanzhao, le cui truppe erano composte da Bai e Wu, le cui culture si fusero assieme agli elementi autoctoni e diedero vita a nuovi elementi culturali successivamente ereditati dai Naxi, dagli Yi (Lolo e Nuoso) e dai Lisu: i clan dominanti erano quelli dei lignaggi di Yang e Guo.</p>
<p>Contemporaneo all'indebolimento dei clan Yang e Guo di Nanzhao si verificò nel X secolo d. C. una forte pressione di popoli Mo so, di stirpe Qiang originari dello Sichuan meridionale, tra le cui tribù spiccavano i clan Mo, Mosha/Moxie, Mo so e Ngue, ed assieme a questo nucleo si aggiunsero altre realtà tribali di cultura Wu e Bai con i clan leader Yuexi Zhao/Yang.</p>
<p>Moso e Jiang (Tibetani) a sua volta vennero conquistati dai Mongoli, il cui lignaggio a Lijiang è da identificarsi nel clan Ha, anche in questo caso vi fu assimilazione nella popolazione locale, ma il alcune realtà geografiche particolari (come Muli e Lugu) sopravvisse il ricordo delle proprie origini Mongole.</p>
<p>Successivamente la regione di Lijiang venne subordinata all'impero cinese.</p>
<p>I documenti cinesi si riferiscono agli abitanti di Lijiang come Moso, nome collettivo che da loro è stato utilizzato per descrivere generalmente le tribù dello Yunnan settentrionale che, per un periodo di circa 130 anni durante la dinastia Yuan, venne unificato sotto il controllo politico e rituale-religioso della classe leadership di Lijiang del clan Mo-so/Moxie/Mosha, e che  includeva elementi eterogenei.</p>
<p>Durante la leadership Mongola del clan Ah a Lijiang e Yongning le tribù Moso risultano socialmente stratificate e divise in 4 caste: (Mathieu, 2003)</p>
<p>TABELLA 5</p>
<p>Tutti quei gruppi e quelle tribù che resistettero al controllo politico e rituale/religioso di Lijiang vennero chiamate Lisu (le cronache cinesi riconoscono i Lisu come un tipo distinto di tribù Lolo), Lhu (titoli quali dragoni, serpenti, fantasmi, parole che rispecchiano un processo di lenta conquista da parte della dinastia Mu delle regioni montane circostanti a Lijiang come Baidi, sede di resistenza contro il dominio feudale Mu) Di, Yang ed addirittura Pu che, secondo la tradizione Dongba, fuggirono sulle montagne dopo che gli Dzi conquistarono le loro terre.</p>
<p>La successione di tribù, clan, ecc... fu un progressivo stratificarsi di elementi etnici e culturali sovrapposti, affiancati e sconfinanti l'uno nell'altro, tra loro permeabili, gruppi tribali, nicchie sociali e culturali interagenti a diversi livelli ed in perenne rimescolamento.</p>
<p>Durante l'epoca feudale, sotto la protezione Tibetana e Cinese,  le originali distinzioni tribali già opacizzate dalla permeabilità dei gruppi, vennero erose attraverso la successione di conquiste, matrimoni tra tribù ed assimilazioni cuturali e linguistiche (visibili anche dall'analisi delle nomenclature e delle titolature); alcune delle identità tribali originarie vennero disciolte grazie anche al “solvente religioso” con il ripristino, la massificazione dei manoscritti della tradizione Dongba, la diffusione della tradizione Daba per i Moso, anche se il feudalesimo non riuscì complessivamente ad offuscare tutte le distinzioni tribali precedenti, con il risultato che oggigiorno, le persone che abitano i territori degli antichi Zuo non identificano se stessi semplicemente come Naxi/Nahi/Nari e Musuo, ma anche come Mongoli, come i Pumi, i Nuosu ed i Lisu.</p>
      </div1>




      <div1>
      <head>La lingua e la scrittura Naxi</head>
      <div2>
      <head>La lingua Naxi</head>
      <p>      La lingua Naxi è classificata come Sino-Tibetana, parlata da circa 300.000 persone concentrate essenzialmente nel distretto di Gucheng (丽江古城出Li Jiang Gu Cheng Qu) e nel paese autonomo di Yulong (玉龙纳西族自治县Yulong Naxizu Zi Zhi Xian) che assieme costituiscono formalmente la regione autonoma di Lijiang (丽江纳西族自治县 Lijiang Naxizu Zi Zhi Zian) della provincia dello 云南Yunnan, ed il nome cinese della lingua Naxi è 纳西语Naxiyu</p>
<p>I linguisti considerano e classificano la lingua Naxi vicina, ma non esattamente parte, del ramo Burmese-Yi del gruppo Sinotibetano (Bradley 1975, 1979, 1997: 37; Matisoff 2003: 5, 8; Thurgood 2003: 20); la struttura sillabica della lingua Naxi, ricostruita da Paul Benedict (1972) e da James Matisoff (2003), risulta fortemente diversa da quella delle lingue Prototibetane-Birmane e molto simile alla lingua Yi, conosciuta formalmente con il nome Lolo, Cinese 彝语 Yi Yu.</p>
<p>I primi studi sulla lingua, così come sulla cultura Naxi, risalgono agli studi enciclopedici sui Naxi del botanico Joseph Rock (1952, 1963, 1972, ecc…) ed al romanzo di Peter Gullart (1955).
Peter Goullart, medico taoista di origine russa, descrisse nel suo libro “Forgotten Kingdom” la vita e le usanze dei Naxi di Lijiang e della regione circostante; Joseph Francis Charles Rock (Vienna 1884 – Honolulu 1962) esploratore e botanico, sostò e visse presso Lijiang, nei vicini villaggi di Labao (剌寳村) e Nguluko (雨湖村Yuhu) scrivendo numerosissimi articoli, un dizionario enciclopedico della Lingua Naxi in 2 volumi, un dizionario enciclopedico sul culto dei Naga di II volumi, una monografia storica sui Naxi in II volumi, traducendo e collezionando molti mss. originali adesso conservati c/o diversi enti (Harvard Yengching Library Museum; West Deutsche Bibliothek – Marburg/Lahn; Library of Congress)</p>
<p>Il dizionario di Rock costituisce l’opera monumentale di riferimento per quanti si avvicinino allo studio dei pittogrammi Naxi, opera dalla quale non è possibile mancarne lo studio; caratteristica fondamentale del Rock, da alcuni indicata come una critica, è la sua non specializzazione in linguistica, che però a mio avviso rende il suo lavoro ricchissimo di descrizioni minuziose, per ogni pittogramma Dongba, di particolari e riferimenti culturali che costituiscono un patrimonio culturale Dongba oggi praticamente perduto.</p>
<p>Rock ha registrato ed ha trasmesso questo bagaglio culturale  attraverso annotazioni sia nelle voci e nelle note dello stesso dizionario, sia richiamando altre opere proprie e di terzi; attraverso questo patrimonio è possibile ricostruire e comprendere almeno parte della cultura e la tradizione Naxi di cui la scrittura pittografica Dongba ed il sistema sillabico Geba sono espressione e parte imprescindibile, eredità del popolo Naxi, così come il Wushu è eredità del popolo cinese e parte imprescindibile della cultura della Cina</p>
<p>Dal punto di vista prettamente grammaticale la lingua Naxi è stata studiata e descritta da:</p>
<list type="simple">
<item>BRADLEY, David. 1975. «Nahsi and Proto-Burmese-Lolo.» Linguistics of the Tibeto-Burman Area 2:1.93-</item>
<item>HE Jiren 和即仁 and JIANG Zhuyi 姜竹仪. 1985. Nàxīyǔ Jiǎnzhì 纳西语简志 (A Presentation of the Naxi Language). Beijing: Minzu Chubanshe.</item>
<item>HE Zhiwu 和志武. 1987. Nàxīyǔ Jīchǔ Yǔfǎ 纳西语基础语法 (A Basic Grammar of Naxi). Kunming: Yunnan Minzu Chubanshe.</item>
<item>PINSON, Thomas M. 1996. Naxi phonology - a flat phonemic statement of the Longquan dialect. SIL unpublished manuscript. Lijiang/Dallas.</item>
<item>PINSON, Thomas M. 1998. Naxi-Chinese-English Glossary, with English and Chinese Indexes. Dallas: The Summer Institute of Linguistics.</item>
<item>HANSSON, Inga-Lill. 2003. «Akha.» The Sino-Tibetan languages ed. by G. Thurgood and R. LaPolla, 236-251. London: Routledge.</item>
</list>
<pb/>
<p>La lingua Naxi è monosillabica, con sillabe aperte (senza consonanti finali), generalmente strutturate secondo lo schema C + ( G ) + V, dove C è una consonante, G una semivocale /w/ o /j/ e V una vocale.</p>
<p>Nonostante questo semplice schema sillabico essa risulta foneticamente molto complessa, così come si evince sia dai risultati dei recenti studi di Alexis Michaud (2003 – 2006)  sulla fluttuazione tonale nelle sillabe, la riassociazione tonale, il comportamento delle neutralizzazioni, la replicazione sillabica, l’esistenza ed il comportamento del IV tono ascendente nella lingua Naxi, sia dagli studi enciclopedici sui Naxi del botanico Joseph Rock (1952, 1963, 1972, ecc…) e di Peter Gullart (1955).</p>
<p>Dal punto di vista linguistico la grammatica segue a grandi linee gli schemi linguistici Prototibetani-Birmani con alcune caratteristiche palesi: il verbo è sempre posto nella parte finale del periodo, vi sono molte posposizioni casuali, comprese le marche del caso ergativo ed antiergativo: la struttura del sintagma nominale è nom + agg. + dim. + numerale + classificatore/misuratore.</p>
<p>Il modello del periodo verbale della lingua Naxi è riconducibile alle lingue Yi/Lolo (ad esempio Hani, Lisu e Lahu) ed è strutturato secondo la concatenazione Ogg + Verb, ed in questo schema i verbi principali tendono ad assumere l’ultimo posto nella concatenazione della frase, nella quale magari si susseguono verbi ausiliari e particelle modali; il Naxi non presenta alcuna forma passiva, sebbene alcuni studiosi asseriscano il contrario. *CITA Pinson, 1998</p>
<p>La frase relativa Naxi utilizza la strategia “gap” in cui la testa nominale segue la frase relative.1</p>
<p>Sulla base dei dati ricavati dagli studi linguistici condotti tra il 1950 ed il 1956 (commisione cinese per lo studio delle etnie e delle minoranze non Han), di cui alcuni risultati sono stati pubblicati successivamente (He Jiren, Jiang Zhuyi, 1985), la lingua Naxi è stata suddivisa in due aree dialettali principali, occidentale ed orientale.</p>
<p>Attualmente coloro che appartengono all’area dialettale orientale sostengono e rivendicano di essere un popolo proprio, non Naxi, e propongono per il riconoscimento della loro nazionalità sotto il nome di 摩梭 Mosuo: brevemente, i Mosuo (e 摩些Moxie) sono i nomi usati formalmente nelle cronache cinesi a partire dalla dinastia Tang (618 – 907), nome che è stato ufficialmente sostituito nel 1949 dal termine Naxi.</p>
<p>Tralasciando ad altra sede lo studio della lingua e della cultura Mosuo, all’interno dell’area dialettale occidentale, dunque nella regione di Lijiang sono distinguibili 3 varianti dialettali principali (Pinson, 1998; Michaud, 2006, 2007):</p>
<list type="ordered">
<item n="1">Dialetto del villaggio di Longquan, città di Baisha, a nord di Dayan: questo sotto-dialetto ha caratteristiche peculiari ed uniche e viene identificato immediatamente dai Naxi delle altre aree col nome Salwe geezheeq, dialetto di Longquan. Dal punto di vista linguistico esso mostra una portata minore d’influenze derivate dal contatto con gli Han, e dunque potrebbe essere considerato come quel dialetto che mostra e riflette il Naxi più antico</item>
<item n="2">Dialetto della città di Dayan: questo sottodialetto è considerato il più compreso tra i dialetti Naxi, sebbene esso non sia quello più diffuso e parlato, e dal punto di vista linguistico esso mostra il maggior apporto dell’influenza Han</item>
<item n="3">Dialetto del villaggio di Badian, presso la città di Yilong, sita all’estremità nordoccidentale della regione di Lijiang. Gli abitanti di questa regione hanno avuto storicamente il minor numero di contatti con l’etnia Han; questo aspetto storico si rivela anche nell’analisi lessicale del dialetto di Badian, infatti esso presenta il minor numero di prestiti dalla lingua cinese</item>
</list>
<pb/>
<p>Fonologicamente la struttura sillabica del Naxi e strettamente legata allo schema C(G)V, ma ovviamente vi sono alcune eccezioni, ma esse sono etimologicamente raggruppabili in un insieme di parole straniere, derivate o adottate dal tibetano e dal cinese (Sagart &amp; Xu Shixuan 2001: 10; Michaud 2007).</p>
<p>I tre sottodialetti Naxi mostrano che le consonanti occlusive in posizione di onset sillabico (incipit) presentano una triplice opposizione fra sorde aspirate /ph/ (inglese, cinese), sorde non aspirate /p/ (italiano), sonore non-aspirate /b/ (italiano) (Pinson, 1998)</p>
<p>Alcuni dialetti Naxi però mostrano un’opposizione a quattro termini (Pinson 1998, Michaud 2003, 2007): sorde aspirate /ph/ (inglese, cinese), sorde non aspirate /p/ (italiano), sonore non-aspirate /b/ (italiano), prenasalizzate non-aspirate /mb/ </p>
<p>La  lingua Naxi ha 4 toni:</p>
<p>TABELLA 6</p>
<p>Anche nella lingua Naxi si verificano fenomeni di Sandhi tonale, ma non sono così automatici e produttivi come in Mandarino (HASHIMOTO-YUE, Anne O. 1987. «Tone sandhi across Chinese dialects.» Wang Li memoria volumes: English volume ed. by the Chinese Language Society of Hong Kong, 445-474.Hong Kong: Joint Publishing Co.; Pinson, 1998)</p>
<p>Nella lingua Naxi il /33/ medio continuo è il tono più comune, mentre il più raro è /13/ basso ascendente e compare maggiormente nelle parole straniere.</p>
<p>Il buddismo tibetano ha influenzato profondamente la religione Naxi chiamata Dongba o Tompa, di conseguenza ne ha influenzato la sua espressione scritta omonima: tra i pittogrammi dongba compaiono prestiti dal tibetano in ambito prettamente religioso ed in alcuni casi per termini riferiti a piante ed animali (Li Lincan, Zhang Kun et al, 1953: 135, Fang Guoyu, He Zhiwu 1995: 167, Michaud 2007).</p>
<p>Caratteristica comune di questi pittogrammi è che per rappresentarne ortograficamente il valore fonetico è necessario inserire un diacritico (Rock,1972, Pinson, 1998) sia per i termini tibetani che per i termini cinesi.</p>
<p>Attualmente, per quanto concerne il Naxi parlato, non compare alcun prestito dal tibetano (Michaud 2007), ma le analisi dialettologiche di Alexis Michaud hanno messo in evidenza una fortissima cinesizzazione della lingua. (2003, 2007)</p>
<p>Studi dedicati specialmente al dialetto del villaggio di Ā Shèr (Dongba 2Ä 1shĕr 2bä 1na 2wùa, toponimo cinese 冷不罗 Lengbuluo), il più conservativo e restio nei confronti di adozioni dalla lingua cinese (Michaud 2003) nel distretto di 古城Gucheng, amministrazione di 文化Wenwua, (丽江古城区，文化行政村，冷不罗自然村 Lijiang guchengqu, wenhua xingzhengcun, lengbuluo zirancun) hanno messo in luce la presenza di circa 1.000 parole appartenenti al vocabolario cinese sia Mandarino, sia dal dialetto regionale dello Yunnan, sia del particolare dialetto dello specifico luogo. (Rock, 1963; Michaud, 2003), molte di esse sono caratterizzate dal tono /13/.</p>
<p>Pinson (1998) interpreta questa caratteristica del tono attribuendo la “comparsa” di /13/ come adozione dalla lingua cinese assieme alla stessa parola, ma in primis non tutte le parole cinesi (e tibetane) adottate sono caratterizzate da tono /13/, inoltre le analisi di fonologia autosegmentata di Michaud (2003 – 2007) chiariscono che la presenza di /13/ in parole Naxi native è molto anteriore al fenomeno massiccio di adozione dei vocaboli, e dunque il tono “esisteva già” e più semplicemente (e naturalmente) è una delle caratteristiche fonologiche delle parole straniere della Naxi.</p>
<p>L’ortografia per la rappresentazione dei toni, come per le lingue Hmong, è stata adattata alla caratteristica delle sillabe aperte, adottando l’utilizzo di 3 consonanti:</p>
<list type="simple">
<item>l = /55/,</item>
<item>q = /21/,</item>
<item>f = /13/,</item>
<item>Mentre per tono /33/, il più comune, non è stata adottata alcuna ortografia (Pinson, 1988; Matisoff 2003)</item>
</list>
<pb/>
<p>TABELLA 7</p>
<p>Il “Pinyin Naxi” è simile allo Hanyu Pinyin, da cui ovviamente si distingue e differisce nella  rappresentazione di sistemi sonori differenti</p>
<p>TABELLA8</p>
<p>Con questo sistema ortografico potrebbero verificarsi ambiguità nel distinguere dove e come suddividere una parola polisillabica, poiché una lettera potrebbe essere interpretata sia come la finale della sillaba iniziale sia come l’ortografia di un tono; nei casi in cui sia opportuno distinguere viene inserito un apostrofo per indicare la segmentazione (parsing), così come in la’laq salutare ed in naiq’vf pianificare</p>
<p>Un apostrofo è anche utilizzato per dividere in un polisillabico la prima sillaba priva di tono dalla seconda sillaba che inizia per vocale, così come in tei’ee libro.</p>
      </div2>
      <div2>
      <head>Sistemi di scrittura tradizionali della regione di Lijiang</head>
      <p>L'etnia Naxi ha sviluppato due sistemi di scrittura: il sistema pittografico Dongba ed il sistema sillabico Geba.</p>
      <p>L'attenzione degli studiosi si è concentrata sull'analisi della tradizione manoscritta pittografica, sia per la sua estrema peculiarità come unico sistema di scrittura pittografico in vita ad oggi, sia per l'assoluta mancanza di dati storici per l'incomprensibilità dei documenti redatti in Geba, caratteristica che rende ogni teoria sulla loro origine ed il loro rapporto cronologico dubbiosa e sede di controversie tra gli studiosi: una parte di essi ipotizzò l'origine millenaria della scrittura pittografica ( J. Rock ed alcuni studiosi cinesi), ed un altro gruppo sostenne che invece il suo sviluppo risalga a pochi secoli, (Jackson) ed inoltre, mente gli studiosi cinesi ritengono con certezza che la scrittura pittografica debba essere necessariamente precedente alla scrittura sillabica, Backot, Rock e Jackson sono dell'ipotesi contraria ed interpretano i caratteri Geba come più antichi dei pittogrammi Dongba.</p>
<p>La tradizione storica Naxi attribuisce l'invenzione della scrittura sia all'antenato Mou Bao Ah Cong (secondo la prima cronologia Mu e Yuan Yi Tongzhi) sia al mitico Yeye (Registri della prefettura di Lijiang, 1700: math n1 p 143); le cronache tuttavia non specificano in nessuno dei casidi quale dei sistemi di scrittura si tratti, se il sistema pittografico Dongba o il sillabico Geba.</p>
<p>La tradizione Dongba ritiene che il sistema sillabico Geba, il cui nome nella lingua Naxi significa “discepolo”, sia stato insegnato da Dongba Shilo ai suoi discepoli, mentre il sistema pittografico, il cui nome Shijiu Liujiu significa letteralmente “memoria del legno memoria della pietra”, venne insegnato agli antichi antenati Naxi da uno sciamano, reincarnazione di Dongba Shilo, che risedeva nella grotta sacra di Baidi; questa regione è importantissima per la tradizione Naxi, infatti secondo la e leggende, un adepto Dongba è ufficialmente consacrato solo dopo un periodo di piena iniziazione presso i grandi Dongba di Baidi, il sito Dongba più significativo e sacro anche se  esso non è l'unico luogo dove visse Shilo. (come la caverna di Wenbi, presso la città di Lijiang)</p>
<p>Alcuni studiosi Naxi ritengono che la scrittura pittografica venne sviluppata proprio a Baidi, e da qui venne esportata a Baisha, la capitale della leadership Mu della regione di Lijiang, che divenne in breve il maggior centro per la produzione di manoscritti e la sede della maggior parte dei Dongba più autorevoli che ne erano gli stessi autori. (Mathieu, 2003: 144)</p>
<p>Così come nel caso della nascita del buddismo nell'India settentrionale e della sua diffusione in Cina, Tibet e Giappone; (He Zhiwu math nota 2 pg 144;  Mathieu, 2003: 144) la scrittura Dongba avrebbe potuto originarsi presso Baidi sotto particolari circostanze e da laggiù essere disseminata ed essersi radicata per vari motivi a Baisha, sede della dinastia Mu, che aveva ovvio interesse a farne oltre che un centro politico il maggior centro cultuale del regno, divenendo così motore di diffusione della tradizione Dongba.</p>
<p>Se questo è vero, allora è anche plausibile legare se non l'origine, almeno la diffusione della tradizione Dongba e dei manoscritti alla stessa dinastia Mu ed al centro di Baisha.</p>
<p>Secondo la cronache storiche locali (3, 4 (pg 145); Fang Guoyu) Mu Gao, il figlio di Mu Gong, visitò la grotta sacra di Baidi e la consacrò a Shili, un monaco eremita che vi risiedette 500 anni prima, e cioè nel 1050 circa, data che coincide con lo stabilirsi della dinastia Mu alla guida del regno Mo So Zhao.</p>
<p>Presso i siti sacri a Shilo vi sono altri luoghi non associati alla tradizione Dongba, ma da essi conosciuti, come per esempio le “grotte della tigre”  il cui nome non può evidentemente derivare dalla presenza dei felini nella regione,  le 3 “piccole grotte degli uomini” e le 3 “grandi grotte delle donne”, chiamate le grotte Guanyin, legate alla fertilità ed alla salute meta di pellegrinaggi e siti di preghiera; (Mathieu, 2003) di grande importanza, poi, sono le sorgenti d'acqua ed i laghetti del drago, sito consacrato anche da un tempio e caratterizzato da una serie di rocce sacre  (simboli fallici) verso le quali ancora oggi le persone rivolgono preghiere per la longevità e per la fertilità, mentre nelle terme sino al 1949  donne e  fanciulle non potevano bagnarsi nelle acque, (Mathieu, 2003: 145) discriminazione evidentemente fondata su una tradizione così fortemente  radicata che persino oggi alle donne  sia stata riservata l'area di balneazione più lontana dalla sorgente.</p>
<p>Gli studiosi cinesi classificano questa serie di luoghi sacri e le pratiche religiose come siti della  “religione primitiva” Yunashi Zongjiao, ed attribuiscono la sua matrice ed il complesso dei rituali al sostrato Bön della tradizione Dongba. (5 pg 145)</p>
      </div2>
      <div2>
      <head>La tradizione manoscritta di Lijiang</head>
      <p>come accennato precedentemente, l'espressione scritta della religione Naxi costituisce la tradizione manoscritta Dongba i cui testi sono scritti sia in caratteri pittografici che in caratteri fonetici Geba, ed erano realizzati con pennelli di Bambù, detti Meina Bei su pagine di papiro, rilegate insieme lungo il margine sinistro come un libro; i documenti Dongba, su carta, su tavole di legno, rotoli di papiro costituiscono un corpus di circa 20.000 testi dai quali sono stati riconosciuti circa 1300 tra pittogrammi semplici, compositi, fusioni e varianti, e di questi  moltissimi erano inerenti a questioni religiose, mentre tra i vari documenti sono conservati alcuni esempi dei più antichi scritti dedicati alla danza nella storia della letteratura cinese.</p>
      <p>I manoscritti erano generalmente costituiti da una copertina recante titolo e data e, in alcuni casi, il nome del Dongba autore dello stesso manoscritto, dunque il testo veniva realizzato e suddiviso in righe, 3 al massimo 4, e ciascuna riga poteva essere a sua volta suddivisa in colonne verticali che il Rock definì “rubriche”.</p>
      <p>Non vi erano regole rigide e fisse per definire il numero di rubriche per ciascuna riga, nonché il numero di pittogrammi per ciascuna rubrica, e vi sono casi in una rubrica sia composta da un solo carattere, così come altri casi in cui una rubrica occupi quasi interamente una riga con moltissimi pittogrammi.</p>
      <p>L'ordine di lettura dei pittogrammi è grossomodo funzionale alla legge “da sinistra a destra” e “dall'alto verso il basso”, ma vi sono moltissime varianti ed eccezioni a seconda del contesto  e dell'autore, inoltre è necessario sottolineare che in un manoscritto Dongba ciò che deve essere letto non sempre corrisponde a quanto scritto, e questo prima di tutto per via del frequentissimo caso di omissione di intere parti del discorso e poi per i frequentissimi casi di omofonia o sostituzione dei pittogrammi stessi: nel primo caso, essendo i pittogrammi utilizzati non solo come un sistema di significanti e rappresentativi per indicare dei significati, ma come chiavi mnemoniche attraverso le quali il Dongba in atto di recitazione dello stesso manoscritto, possa accedere nella propria memoria al testo sciamanico/rituale conosciuto e tramandato, è possibile che con un semplice pittogramma, semplice o composito, si possa leggere un intero periodo composto da molte sillabe.</p>
      <p>Dunque il “pubblico” destinatario dei manoscritti doveva essere ristretto alla cerchia degli stessi Dongba, ed i manoscritti, almeno in antichità, erano strumenti religiosi, realizzati per finalità cerimoniali; a partire dal XIV secolo, tuttavia, si assiste ad un incremento vertiginoso della loro produzione, nonché alla diffusione su tutto il territorio direttamente sotto la leadership politica dei Tusi della famiglia Mu. Tra questi numerosi manoscritti si riconoscono moltissime copie, con varianti locali e stilistiche dovute agli autori, di testi identici dedicati alla stessa cerimonia, ed è stato possibile identificare anche un certo numero di manoscritti redatti per la vendita al pubblico, così come avvenuto per i Mandala buddisti.</p>
<p>A prescindere dalla natura del manoscritto e da quale fosse la sua destinazione, è possibile affermare che la tradizione pittografica Dongba abbia almeno 3 dimensioni: una semantica, una fonetica ed una allegorico/mnemonico-simbolica; alcuni pittogrammi sono realizzati per indicare un significato, altri sono utilizzati come fonemi, ed altri ancora rappresentano ed alludono ad un periodo intero (una frase fatta, un episodio mitico, dei nomi propri di persona, di eroi, di divinità, una leggenda o un mito per intiero, ecc...)</p>
<p>Queste ed altre caratteristiche di seguito esposte avvicinano la tradizione pittografica Dongba ad altre scritture  antiche, quali quella Maya in primis, dunque quella Egiziana ed il sistema cuneiforme della Mesopotamia.</p>
<p>Sebbene il Dongba sia divenuto famoso per la sua caratteristica di pittograficità, l'analisi dei testi evince che questo sistema di scrittura contiene molti casi in cui i pittogrammi non hanno valore logografico/rappresentativo, ma sono utilizzati come fonemi, e nei testi compaiono così tanti casi di omofonia e di scambio tra significanti (polivalenza) che sembra impossibile poter trascurare l'importanza della caratteristica fonetica in questa scrittura, che dunque potrebbe essere vista, così come il geroglifico Maya, un sistema di scrittura fonosillabico, similitudine che sembrerebbe confermata anche dalla sovente presenza nei manoscritti dei caratteri fonosillabici Geba, utilizzati sia come integrazioni fonetiche (complementi fonetici) sia come logogrammi, significanti “da pronunciare” per indicare un determinato significato.</p>
<p>Dunque, assieme ed allo stesso valore logografico e raffigurativo dei pittogrammi non può che essere posto anche il valore sillabografico degli stessi, ma questa caratteristica dovrebbe essere già evidente se si pensasse che il pubblico a cui era destinato un testo Dongba, malgrado appartenente al mondo settoriale degli sciamani e della religione,  doveva essere di lingua Naxi,e dunque sia che la tradizione pittografica sia nata in seno alla cultura Naxi, sia che essa sia stata “riutilizzata” in epoca Mu in un programma di unificazione religiosa del territorio di Lijiang, questa scrittura dovette essere creata o adattata all'espressione di una lingua sillabica.</p>
<p>Il sistema di scrittura Dongba può dunque essere scomposto in 2 principali elementi: i sillabogrammi ed i logogrammi (con o senza complementi fonetici), che combinandosi tra loro realizzano un linguaggio molto duttile, che si basa sulla polivalenza tra logorammi e sillabogrammi e sul principio di fusione.</p>
<p>I sillabogrammi sono quei pittogrammi che sono utilizzati come grafemi rappresentanti ed aventi il valore di una o più sillabe: essi possono essere utilizzati come unità fonetiche per la ricostruzione totale o parziale della pronuncia di un significato, come complementi fonetici e come particelle grammaticali.</p>
<p>I caratteri Geba, fonosillabici, sono sillabogrammi e risultano utilizzati in tutte e tre le modalità.</p>
<p>I logogrammi, o logografi, sono pittogrammi utilizzati come singoli grafemi e che rappresentano una parola o un morfema, dunque si differenziano per contrasto da altri sistemi di scrittura sillabici ed alfabetici, dove ogni significante rappresenta principalmente un suono o una combinazione di suoni. I logogrammi sono comunemente conosciuti come "ideogrammi" o "geroglifici".</p>
<p>Sovente i logogrammi risultano associati ad almeno un altro pittogramma, ivi utilizzato come sillabogramma, per specificarne e suggerirne la pronuncia e dunque disambiguare il significato del logogramma.</p>
<p>Nella tradizione pittografica manoscritta Dongba i pittogrammi ed i caratteri Geba, anche gli stessi significanti, possono essere utilizzati nello stesso testo sia come sillabogrammi che come logogrammi.</p>
<p>Alcuni pittogrammi, per la verità la maggior parte, sono polivalenti, ossia hanno molteplici significati sia omofoni sia dalla lettura diversa, e mentre la disambiguazione nel primo caso è possibile solo attraverso il contesto, nel secondo caso sono sovente presenti dei complementi fonetici (scritti in pittogrammi o Geba) che identificano il significato da attribuire al significante polivalente.</p>
<p>Molto spesso i complementi fonetici vengono raffigurati direttamente “dentro” o “attaccati” al pitogramma a cui si riferiscono, secondo quel principio identificato come principio di Fusione proprio della scrittura Maya, principio per il quale due o più significanti (nel nostro caso pittogrammi e/o caratteri Geba) venivano uniti creando così un'unità grafica composita, e le parti fuse potevano essere a loro volta significanti semplici o compositi.</p>
<p>Le combinazioni danno così vita ad un sistema di scrittura molto duttile e variegato, capace di risolvere partendo da poche centinaia di significanti basilari, a circa 1300 pittogrammi con numerose varianti estetiche regionali.</p>
<p>Sembra comunemente accettato che la tradizione manoscritta Naxi sia strettamente collegabile ai libri religiosi tibetani, entrambe costituiti da una serie di pagine dotate di copertina anteriore e posteriore, rilegati  sul lato sinistro e dai testi scritti da cantare/recitare in direzione sinistra – destra, alto - basso.</p>
<p>Per quanto riguarda i contenuti, il corpus dei manoscritti Dongba ad oggi conosciuto è del tutto dedicato alla pratica religiosa, ed  è suddivisibile in 3 categorie principali: libri cerimoniali; libri indice (una lista dei manoscritti necessari all'esecuzione delle cerimonie, quali di essi recitare, modalità rituali, quali riti eseguire per la risoluzione di particolari problemi, origine dei demoni e pratiche per propiziarli e scacciarli, ecc...); libri di divinazione.</p>
<p>I manoscritti sono per la maggior parte dei casi dedicati alla propiziazione della fertilità (la parte della tradizione più antica), ai riti funebri, alla cacciata di spiriti e demoni, così come avviene per la tradizioni religiose dei popoli vicini ai Naxi, come la tradizione Daba dei Mosuo e la tradizione Bimo degli Yi, sono le pratiche ancestrali esorcistiche, di divinazione, di astrologia, di medicina, pratiche funebri, matrimoniali, ecc...</p>
<p>In questo corpus vi è un gruppo di circa 200 manoscritti Geba che consistono in formule magiche che risultano incomprensibili agli stessi Dongba, (Mathieu, 2003: 146; vedi note 6, 7) capaci di leggere ed interpretare solamente i manoscritti pittografici; l'impossibilità d'interpretazione di questi manoscritti e la presenza di una serie di formule magiche nei testi sembra suggerire che la scrittura Geba non possa essere considerato né uno stadio evolutivo successivo né un mero sistema di traslitterazione fonetica della scrittura pittografica,  e dunque i manoscritti Geba non dovevano appartenere alla stessa tradizione alla quale sono dedicati i manoscritti pittografici, altrimenti i Dongba sarebbero stati capaci di comprenderne i contenuti.</p>
<p>Riferendosi alle chiare origini Tibetane della tradizione Dongba di chiara matrice Bön prebuddista, appare evidente che i manoscritti non contemplino tutto il panorama esoterico della tradizione Bön, e che delle sue 9 vie i Dongba ne praticassero solo 2: la via dello shen della predizione e la via dello shen del mondo visuale. (Jackson) </p>
<p>Le altre 7 vie dedite alla dottrina etica non sono rappresentate, e questo potrebbe derivare dal fatto che nel sistema degli adepti Dongba non vi fosse alcuna classe sacerdotale attraverso la quale mantenere e tramandare completamente la dottrina, (8 p 147) dunque è ipotizzabile che la tradizione Dongba si sia limitata alla pratica delle prime 2 vie della tradizione Bön, le 2 più antiche, (Snellgrove, nota 9 p 147) così come sembrerebbe plausibile dedurre che allora la tradizione Bön dei Naxi sia antica, così come già suggerito dal Rock. (Rock, ...; Mathieu 2003: 147; nota 9 p 147)</p>
<p>L'analisi critica, la datazione e la classificazione del corpus letterario Dongba è molto difficoltosa, poiché nel corso della storia sono state redatte numerose copie di manoscritti uguali dedicati alle diverse cerimonie e con varianti locali; Rock contò circa 2000 cerimonie complete, gli studiosi cinesi del Dongba Research Institute hanno dimezzato questo numero a 1000 (11, 147) e Jackson ritenne che il corpus Dongba potesse razionalmente essere costituito da 133 cerimonie. (10, 147)</p>
<p>È impossibile, ad oggi, conoscere il numero complessivo dei manoscritti Dongba e ricostruirne il numero storico completo delle cerimonie, e le odierne ricche collezioni dei vari enti  (cita pg. 147) potrebbero rappresentare solo una frazione (piccola o grande) dei libri e dei manoscritti  che si dovevano trovare anche nella sola Lijiang e Baisha prima della rivoluzione culturale; secondo lo studioso He Pingzheng è ipotizzabile che in un singolo villaggio Naxi potessero trovarsi anche 10.000 libri. (Mathieu, 2003: 147; 147 nota 14)</p>
<p>Inoltre, sebbene l'iconologia dei pittogrammi Dongba non sia difficoltosa da apprendere, ed oggi la produzione di oggetti artigianali decorati con pittogrammi sia diffusissima a causa del turismo etnico, la decifrazione dei manoscritti rimane inaccessibile ai non iniziati alla tradizione.</p>
<p>I rituali Dongba sono recitati-cantati in battute ritmate e rimate, e nei manoscritti sono omesse grandi parti del discorso alla cui lettura si giunge attraverso chiavi mnemoniche (i pittogrammi), omofonie, allusioni ed abbreviazioni, (Rock, A. Jackson &amp; Pan Anshi nota 15 pg 148) e queste caratteristiche sembrano permettere di ipotizzare che la tradizione Dongba in origine fosse basata sulla trasmissione orale (Pan Anshi; Mathieu 2003: 148) e che la scrittura pittografica non possa essere assolutamente considerata primitiva; infatti sebbene la struttura grafica dei pittogrammi risulti facile e non elaborata, la sua pittograficità rispetta sia una funzione fondamentale della scrittura che i linguisti Naxi chiamano tuhua ossia disegnare (il disegno di un albero per esprimere il concetto di albero) sia la funzione linguistica di rebus fonetico in cui i pittogrammi sono utilizzati e scritti per la propria pronuncia nella costruzione di parole e parti del discorso, (gli studiosi chiamano la contemporaneità di queste 2 funzioni linguistiche come Xiangxing Weizi) e dunque sembra plausibile affermare che  i pittogrammi non possono assolutamente essere considerati come una sorta di icone primitive, ma essi sono linguisticamente specificati.</p>
<p>Un altro dato che sembra confermare la complessità del sistema pittografico è costituito dal fatto che, dall'analisi dei manoscritti Dongba, sono stati estratti circa 1000 pittogrammi principali, con le dovute ma sottili differenziazioni stilistiche locali, (16, p 148) che caratterizzano un corpus molto omogeneo di significanti sufficientemente standardizzato da essere considerato come un vero e proprio sistema di scrittura evoluto, così come già documentato dai manoscritti della regione di Zherkhin presso Enya, che il Rock collezionò e tradusse scoprendo il fortissimo utilizzo fonetico-sillabico dei pittogrammi. (17)</p>
<p>Il sistema di scrittura Geba sembra invece trarre origine  da 4 sorgenti principali: i caratteri cinesi, i grafemi idiosincratici, (idiosyncratic graphs) i caratteri Yi, e la semplificazione dei pittogrammi Dongba, e mentre questi ultimi risultano diffusi in tutta la regione di Lijiang i documenti con scrittura Geba sono concentrati nella parte meridionale del territorio Naxi, nella città di Lijiang e nella regione dell'altopiano circostante, e nella regione di Judian/Weixi; entrambe i sistemi di scrittura non sono stati adottati dai Mosuo e dai Na dello Yanyuan. (Mathieu, 2003: 149 e mappa 3)</p>
<p>Gli studiosi hanno generalmente convenuto nell'ipotizzare che il sistema di scrittura pittografico Dongba sia indigeno della regione di Lijiang, tuttavia sono discordi nell'individuare un termine della sua invenzione e nello spiegarne le modalità e la genesi, inoltre vi sono interpretazioni varie e discordanti sulla relazione con la scrittura Geba e sui processi di formazione di entrambe i sistemi; il dibattito nato intorno a questi argomenti è strettamente legato alla comprensione ed allo studio della storia dei manoscritti Naxi e può essere riassunto in 4 ipotesi principali:</p>
<list type="ordered">
<item n="1">Teoria evolutiva (He Limin, studiosi Cinesi): si sostiene che i pittogrammi siano la scrittura più antica, direttamente derivata da antichissime forme artistiche animiste e rupestri. La scrittura Geba derivò dai pittogrammi in epoca successiva.</item>
<item n="2">Teoria migratoria (Li Lincan; studiosi Naxi): la distribuzione dei manoscritti Naxi riflette la fluttuazione migratoria dei gruppi tribali Mo-so</item>
<item n="3">Teoria Bön (Joseph Rock, Bacot): secondo questa teoria la scrittura Geba sarebbe antica e precedente al sistema pittografico, ed il sistema Geba sarebbe stata l'antica scrittura della tradizione Bön conosciuta ed utilizzata dai Naxi prima della loro migrazione nello Yunnan nord occidentale. Il sistema pittografico si sviluppò in una fase storica appena successiva allo stanziamento nello Yunnan.</item>
<item n="4">Teoria matrilineare (Jackson): secondo questa teoria il sistema di scrittura Geba era legato ad un sistema sociale matriarcale autoctono e dunque precedette il sistema pittografico; quest'ultimo si sviluppò e si diffuse intorno al 1700, sulla scia dell'annessione all'impero Qing con l'imposizione di un sistema sociale patriarcale.</item>
</list>
<pb/>
<p>Per quanto concerne l'ipotesi evolutiva, grazie alle scoperte archeologiche compiute tra il 1991 ed il 1993 della valle dello Jinshanjiang (He Limin) sono stati rinvenuti numerosi siti con ricche testimonianze di arte rupestre le cui immagini sono direttamente collegabili ai pittogrammi Naxi, e dunque queste evidenze sono state assunte come prove per dimostrare che la tradizione Dongba e la scrittura pittografica sia un'autentica produzione autoctona Naxi che trae le sue origini nella religione primitiva praticata dai progenitori.</p>
<p>Gli studiosi ritengono che il complesso sistema di scrittura non possa essere molto antico e seguendo le teorie evoluzionistiche marxiste asseriscono che debba essersi sviluppato e diffuso durante l'epoca Tang, momento storico in cui la società Naxi aveva raggiunto un sufficiente stadio evolutivo che permise, politicamente, l'emersione delle loro congregazioni tribali precedentemente offuscate e sottomesse all'occupazione tibetana e di Nanzhao, e socialmente la stratificazione, con la creazione di una classe sacerdotale; queste caratteristiche resero possibile lo sviluppo di  un sistema di scrittura pittografica iconico/rappresentantivo.</p>
<p>In una fase evolutiva ancora maggiore i Naxi poterono passare dai pittogrammi alla scrittura fonetica Geba, un sistema più evoluto, che dovette essere sviluppato nell'epoca di Mou Bao Ah Cong, durante la dinastia Song o durante il dominio Mongolo, quando la società Naxi raggiunse un alto livello  di civilizzazione, che corrispose alla conquista delle tecniche agricole e d'irrigazione nella regione di Lijiang. (20 p 151)</p>
<p>I sostenitori della teoria evolutiva assumono come inconfutabile prova del modello proposto il fatto che alcuni caratteri Geba siano la semplificazione e stilizzazione di pittogrammi, e giustificano la poca diffusione dei manoscritti Geba a causa del processo evolutivo mai conclusosi, una situazione che rese impossibile la sostituzione di tutti i pittogrammi in corrispettivi caratteri Geba. (21)</p>
<p>Oltre a questo modello teorico principale si affiancano altre ipotesi evoluzionistiche che ad esempio identificano nella scrittura Geba un punto di connessione con la scrittura Yi ed asseriscono che i due sistemi siano l'evoluzione da un sistema primitivo comune, e questo in base ad alcune connessioni tra la tradizione Dongba del popolo Naxi e la tradizione Bimo del popolo Yi ed alla somiglianza estetica di alcuni aratteri nelle due scritture; (24) altri studiosi ancora discutono sul fatto che il Geba sia l'evoluzione dell'antica scrittura Sichuannense Ba. (23)</p>
<p>Attualmente non sembra possibile accettare esclusivamente nessuna di queste ipotesi, in primis perchè basano le proprie teorie su congetture derivate da un modello teorico evoluzionistico marxista e che a parte l'argomentazione molto interessante delle pitture rupestri della regione di Jinshanjiang, non apportano alcuna documentazione storica ed archeologica alle proprie teorie: (Mathieu, 2003: 150) accettando che la scrittura Geba si origini dalla semplificazione dei pittogrammi Naxi, rimarrebbe incomprensibile il perchè i Dongba non riescano ad interpretare i manoscritti in Geba, senza poi contare tutte le altre similitudini che gli stessi evoluzionisti sottolineano con le scritture Yi, Ba e con gli antichi cinesi delle pratiche oracolari su ossa.</p>
<p>Per quanto concerne il legame tra i pittogrammi e l'arte rupestre, sicuramente veritiero, la posizione di Limin consistette nell'interpretare queste evidenze come la prova che la scrittura pittografica  Sijiu Liujiu “memoria del legno memoria della pietra” doveva essere una tappa evolutiva successiva ad un punto di partenza evolutivamente inferiore, (l'arte rupestre) e che quindi la tradizione Dongba fosse l'evoluzione locale delle pratiche religiose primitive Naxi. (1 p 180)</p>
<p>Il primo interrogativo sulla validità di questa ricostruzione storica consiste nel chiedersi il perchè questa “evoluzione normale” debba essere avvenuta nella regione di Lijiang e non nella regione di Yongning, e visto che tutto lo Yunnan settentrionale è costellato di siti di arte rupestre evidentemente relazionabili alle tipologie della regione di Jinshanjiang, come mai solo i Naxi abbiano sviluppato un sistema pittografico.</p>
<p>Comunque sia, il lavoro di Limin può essere messo in parallelo a quanto studiato da Hans Janses sulle pitture rupestri di Ojibwa nel 1970, anche in questo caso testimonianze di dipinti su roccia in grotta dovute alla pratica dei sacerdoti locali che registravano la pratica dei propri cerimoniali e annotavano eventi importanti sulle rocce e, aspetto molto interessante, utilizzavano le pitture come icone mnemoniche. </p>
<p>I sacerdoti Ojibwa, inoltre, trasferivano le pitture rupestri su corteccia d'albero, con l'evidente scopo di poter avere un “archivio portatile” così da conservare le pratiche religiose ed accedervi durante il nomadismo e le fluttuazioni tribali.(17)</p>
<p>La similitudine tra l'arte rupestre e su corteccia Ojibwa ed il nome Naxi per la scrittura pittografica Sijiu liujiu memoria su legno memoria su pietra può aiutare ad interpretare il gran numero di dipinti rupestri di Baidi e della regione di Lijiang e con altre testimonianze artistiche presenti in ulteriori siti dello Yunnan, in particolare nella regione di Cangyuan, (18) la cui produzione artistica è databile sin dal 1° millennio a. C., (23) ed è caratterizzata da un'iconografia molto vicina a quella pittografica Dongba, con il muso degli animali molto realistico in contrasto con la rappresentazione stilizzata delle figure umane i cui volti sono sempre in prospettiva frontale mentre quelli degli animali sono di profilo, l'attenzione dedicata alla rappresentazione dei copricapo, la dedizione nel disegnare le mani a cinque dita, l'ordine e l'iconografia dei numerali e del pittogramma per Sole. (19)</p>
<p>Questa produzione artistica rupestre è a sua volta strettamente legata alla pratica Bönpo, poi Buddista, dell'eremitaggio in caverne per la purificazione dell'anima e per l'accrescimento spirituale, e lo stesso buddismo conta una grande tradizione di arte rupestre ed iscrizioni su rocce, ed ancora l'utilizzo mnemonico delle immagini sacre è direttamente legato alle pratiche Bön e Buddiste della realizzazione di pitture murarie e di rotoli utilizzati come “promemoria” durante la recitazione delle formule orali.</p>
<p>L'arte rupestre risulta anche strettamente legata alle tradizioni dei Mongoli, che dipingevano ed incidevano sulle rocce sia in riferimento alle pratiche religiose delle cerimonie di sacrificio allo spirito del drago della montagna, sia all'utilizzo civile della scrittura per la promulgazione delle proprie leggi; (20) i Mongoli, tra il XIII ed il XV secolo, utilizzavano poi come supporto per la scrittura di documenti parti di corteccia d'albero o pelli di animale, (21) tutti aspetti comuni anche alle tribù Moso nomadi dell'epoca Yuan di cui sappiamo sia della pratica del sacrificio al cielo eseguito sulle vette montane sia della produzione artistica rupestre sempre legata alla cerimonia rinvenuta negli stessi siti. (Mathieu, 2003: 187)</p>
<p>Questa serie di dati cosmologici, archeologici e storici evincono strette connessioni tra le tradizioni rupestri sciamaniche delle antiche tribù di Lijiang come chiavi mnemoniche nelle tradizioni Bön e  Buddista, nella cultura Mongola, comuni anche ai gruppi di pastori/cacciatori Moso già in epoca Ming.</p>
<p>Per quanto concerne la teoria migratoria, secondo lo studioso cinese Li Lincan la distribuzione dei manoscritti Naxi sarebbe direttamente collegata e rispecchierebbe la fluttuazione migratoria dei gruppi tribali Moso, gli antichi antenati Naxi stanziatisi in Muli (gli odierni territori dei Pumi e dei Mosuo) e successivamente migrati nella regione di Lijiang, dove produssero il sistema pittografico.</p>
<p>Seguendo questa ipotesi si potrebbe spiegare il perché, in territorio Mosuo, non siano mai stati trovati manoscritti, e la posizione geografica di Muli sembrerebbe essere comprovata dall'iconografia di alcuni pittogrammi, come quelli che indicano i punti cardinali nord e sud, fiume, montagna, casa, ecc...: più precisamente Li Lincan sostiene che la regione dove venne sviluppata la scrittura pittografica dovesse essere caratterizzata da un ambiente fluviale il cui corso fosse orientato da nord a sud, la cui orografia fosse caratterizzata da montagne stondate che poco si addicono con le creste appuntite di Yu Long Shan, ed inoltre egli sostiene che il  pittogramma per casa rappresenti una tipologia architettonica assolutamente inconfondibile, non diffusa a Lijiang, ma riconoscibile nella regione di Eya, oggigiorno Muli, regione dove si verificano anche le altre caratteristiche geografiche ed ambientali descritte nei pittogrammi. (Mathieu, 2003: 152; nota 27)</p>
<p>L'analisi di Li Lincan è molto interessante, e sicuramente può essere accettato ipotizzare che una parte della matrice Naxi abbia le sue origini in gruppi tribali che dalla regione di Muli si stanziarono nella regione di Lijiang, ma le deduzioni successive sembrano non basarsi su dati oggettivi (Mathieu, 2003: 153; note 29, 30 p 153); ad esempio  per quanto concerne l'analisi dello stile architettonico deducibile dal pittogramma casa</p>
<p>Li Lincan tralascia di citare che nel dizionario pittografico Naxi (Rock, 1962; Fang &amp; He, ) si possono contare altri 22 pittogrammi sinonimi, e che solo 3 di questi siano iconograficamente riconducibili al pittogramma evidenziato da Lincan, senza contare  che la tipologia architettonica odierna Naxi è sicuramente uno standard che nel corso dei secoli si è evoluto subendo una notevole cinesizzazione, e difficilmente potrebbe coincidere con una rappresentazione dell'abitazione Naxi primitiva.</p>
<p>Anche questa teoria sembra poi legata ad un certo modello evolutivo, poiché seguendone i punti si potrebbe riassumere che i primi gruppi umani più primitivi (Yongning/Muli) non avessero alcun tipo di scrittura, dunque con la migrazione e lo stanziamento a Lijiang svilupparono un sistema elementare pittografico, e quando Lijiang divenne un centro politico sviluppato i Naxi evolvettero il sistema pittografico in un sistema sillabico.</p>
<p>Critiche sulle teorie evoluzionistiche a parte, Lincan è in piena contraddizione, poiché da un lato sostiene che alcuni pittogrammi rappresentino la regione d'origine Naxi e la riconosce in Muli, e contemporaneamente sostiene che la scrittura, visto che a Muli non sono stati trovati manoscritti, venne  “inventata” a Lijang, e questo è assurdo perché  la logica comanderebbe che la geografia di Muli abbia influenzato lo sviluppo e l'iconografia dei pittogrammi Naxi mentre essi coniarono quei pittogrammi in situ a Muli, e non dopo esserne emigrati. (Mathieu, 2003: 154)</p>
<p>Di altro spessore è la teoria Bön pre buddista formulata dal Bacot e dal Rock che, in contrasto con gli studiosi cinesi contemporanei, ipotizzarono che i Naxi avessero sviluppato la scrittura Geba in antichità e prima del sistema pittografico, e che già la utilizzassero durante il processo migratorio dal Tibet nord orientale, e che il Geba fosse un'antichissima scrittura tibetana pre-buddista; (34, 35) Joseph Rock sottolineò anche la stretta somiglianza dei caratteri Geba con alcuni caratteri Cinesi e Lolo (Yi), ed ipotizzò che la scrittura Geba venne sostituita dai pittogrammi più funzionali alle pratiche religiose e dunque cadde in disuso. (36)</p>
<p>Molti caratteri Geba sembrano effettivamente derivare dagli antichi caratteri cinesi inscritti sulle ossa per i riti divinatori ed oracolari, una pratica che la documentazione archeologica ha messo in luce anche presso i gruppi tribali di cultura Qiang già durante il periodo degli Zhou, e le ricerche storiche e liguistiche hanno evidenziato l'importanza delle relazioni e dell'apporto della cultura Qiang sia per i tibetani sia per i Naxi; (37) altri studiosi hanno invece ipotizzato che l'origine della scrittura Geba debba risalire all'antica scrittura Ba, propria di gruppi tribali dello Sichuan sud occidentale, a confine con i gruppi Qiang, poiché alcuni caratteri Geba sono esteticamente pressoché identici ai simboli Ba. (38)</p>
<p>Queste due teorie non sembrano escludersi l'un l'altra, ed appare più plausibile ipotizzare che le radici della scrittura Geba possano affondare in parte negli antichi sistemi di scrittura che si svilupparono e poi scomparvero nelle regioni di confine della Cina occidentale, dunque dello Sichuan sud occidentale e dello Yunnan settentrionale. (Mathieu, 2003: 155)</p>
<p>Secondo il Rock, il sistema pittografico venne sviluppato successivamente alla scrittura Geba, in situ alla regione di Lijiang (che per lo studioso venne occupata intorno al 24 d. C durante la dinastia Han occidentale, nota 40) poiché tutte le specie vegetali ed animali rappresentate nell'iconografia pittografica sono specie locali ed autoctone fatta eccezione di 3 pittogrammi: l'unicorno o rinoceronte, il cammello e l'elefante, ed egli ipotizza che i Naxi coniarono questi nuovi pittogrammi quando entrarono a contatto con i Mongoli. (39)</p>
<p>Anche secondo la teoria matrilineare di Jackson il Geba fu il primo sistema di scrittura del popolo Naxi, ma al contrario del Rock, egli ipotizza che essi adottarono questa grafia dai Mongoli, e dunque afferma che il sistema pittografico debba essere datato successivamente alla riforma patriarcale del 1723 avvenuta con l'annessione all'impero Qing, periodo che venne caratterizzato da un altissimo numero di suicidi femminili (1Yu 2vu) da cui derivò una forte crescita della domanda di specialisti per l'esecuzione delle pratiche funebri, fenomeno che diede ai Dongba l'incentivo per lo sviluppo delle propria tradizione di pratiche sciamaniche rituali.</p>
<p>L'ipotesi di Jackson sembra essere documentata dall'effettivo sviluppo dei rituali funebri per suicidi a Lijiang, ed inoltre la maggior parte dei manoscritti dedicati ai riti di suicidio rinvenuti sono databili solo dopo il 1850, mentre il manoscritto che Jackson ritiene il più antico della produzione pittografica Dongba risale al 1703.</p>
<p>Lo studioso ritiene inattendibile quanto affermato dal Rock circa la serie dei manoscritti Naga, un corpus pittografico databile secondo il Rock alla seconda metà del XVI secolo ed attribuibili ai famosi Dongba conosciuti come i fratelli Dto la; (41) in base ad un'analisi stilistica Jackson ritiene che i manoscritti Naga siano da attribuire alla mano di più Dongba (Pan Anshi &amp; Jackson, 1998 e nota 42 p 156) e che il loro eccellente stato di conservazione non consenta di attribuire al corpus un'età così antica.</p>
<p>Per quanto riguarda la questione dell'ottimo stato di conservazione non venne tenuto conto del fatto che i Dongba solessero eseguire diverse copie dei manoscritti, e che esse erano integrali, comprendevano cioè la copertina ed il frontespizio con la data, e dunque da un testo di partenza del XVI secolo è possibile che siano state prodotte nella storia diverse copie comprendenti anche la data risalente al manoscritto originale.</p>
<p>La questione delle copie dei manoscritti Dongba evince poi altre incongruenze alla teoria del jackson, come ad esempio l'analisi stilistica eseguita, secondo cui egli sostiene che manoscritti identici non possano essere attributi allo stesso Dongba, e questo è nuovamente inverosimile perché è noto che uno stesso Dongba eseguisse (ed esegue tuttora) più copie di un singolo manoscritto, anche per la vendita alle persone comuni che acquistavano i libri come amuleti portafortuna, pratica comune che avviene nota anche per i libri e le iscrizioni taoiste e buddiste. (Mathieu, 2003: 157;  Zhu Baotian ed He Zhiwu, Dongba Research Institute)</p>
<p>Lo studio dei testi Dongba del Jakson, per quanto suggestivo, risulta incompleto perchè analizza solo una parte della produzione letteraria dedicata alle cerimonie funebri per la propiziazione degli spiriti dei morti suicidi, e dunque il suo lavoro ignora le altre centinaia di manoscritti dedicati ad altrettante cerimonie; infine la datazione postquem della tradizione pittografica all'annessione all'impero Qing risulterebbe incongruente con l'utilizzo di un linguaggio Naxi molto arcaico all'interno degli stessi manoscritti (He Zhiwu) il cui vocabolario, il cui linguaggio e la cui struttura compositiva risulta già uniforme e standardizzata. (He Pingzheng, Dongba Research Institute)</p>
<p>Il linguaggio dei pittogrammi Dongba contiene poi numerosi prestiti stranieri tibetani ed arcaicismi cinesi (45 p 158), e condivide caratteristiche morfologiche  comuni alla tradizione Daba, Dibba (Pumi), Bimo ed Yi (He Zhiwu) e dunque la liturgia Dongba dovrebbe essere ricondotta all'antico centro feudale della regione di Lijiang.</p>
<p>Per quanto concerne le datazioni posteriori al XVIII secolo dei documenti è possibile che questa apparente “nascita” dei manoscritti sia in realtà una proliferazione dovuta alla generale rinascita successiva alla conclusione della terribile rivolta mussulmana nello Yunnan che comportò un gravissimo periodo di distruzioni, inclusi i monasteri lamaisti ed i templi delle regioni di Yongning e Lijiang, e dunque dei manoscritti in essi archiviati. (47)</p>
<p>Per quanto riguarda la datazione che il Rock attribuì al corpus dei manoscritti Naga, sappiamo che essa deriva dall'interpretazione della formula riportata sugli stessi manoscritti che reca “il 7° ciclo dell'anno del Gallo d'acqua”, una nomenclatura stilisticamente riconducibile sia ad uno standard Tibetano, e quindi basandosi sul calendario tibetano riferirsi all'anno 1393, sia ad uno standard Mongolo, e quindi riferendosi al loro calendario risalire all'anno 1630.</p>
<p>Rock si rifersice al calendario cinese, ma egli sbagliò interpretazione della data perchè in questo calendario non esiste il 7° ciclo imperiale dell'anno del Gallo d'acqua, che corrisponderebbe all'anno 1573, che coinciderebbe con la morte dell'imperatore Mu Zong ed al 1° ciclo dell'imperatore successivo Shen Zong, e dunque scartando l'ipotesi dell'adozione del calendario mongolo (Mathieu, 2003) è possibile che i manoscritti Naga del Rock siano la copia integrale (data compresa) di un antico originale del XIV secolo contemporaneo all'epoca Song. (Mathieu 2003: 162)</p>
<p>Sebbene la Mathieu scarti il riferimento al calendario mongolo l'influenza della cultura mongola all'interno del sistema di pittogrammi è evidentissima, così come appare dall'analisi  di alcuni manoscritti Dongba dedicati all'antica cerimonia del Sacrificio al Cielo (una delle più antiche ed importanti della tradizione) che ha messo in luce la figura di Mee lu ddu zi who, uno degli antenati Naxi più significativi, da identificarsi con il dio mongolo Abughan, (57) “la cui posizione è tra il cielo e la terra”, (58) lo stesso “posto” occupato dal Ka, il signore feudale Naxi; inoltre come già accennato precedentemente vi sono alcuni pittogrammi che dimostrano un evidente ed importante scambio culturale con la Mongolia: oltre ai caratteri per rinoceronte o unicorno, cammello ed elefante vi sono altri due pittogrammi degni di nota, il pittogramma Ka signore o imperatore, e Kadiu capitale. </p>
<p>TABELLA 9</p>
<p>
La sillaba Ka deriva direttamente dal termine mongolo Khan, ed entrambe i pittogrammi Ka e Kadiu utilizzano come base iconografica lo stesso pittogramma che in Naxi è letto Gelo e che significa uomo della Mongolia, Mongolo. (59)</p>
<p>Sempre dalla lettura dei testi Dongba, sappiamo della organizzazione sociale Naxi prima della dinastia Ming, che vedeva nella regione centrale di Lijiang la convivenza
di 4 tribù: i Per bianchi, i Na  neri, i Boa Pumi e gli Wu i servi, che a  loro volta avevano “quattro vicini, quattro confinanti”, i Gelo - Mongoli al nord, i Lebv  - Bai a sud, i Tibetani ad Ovest e gli Han ad est. (60)</p>
<p>Il Rock, basandosi sull'affermazione che i Gelo siano detti il popolo del confine nord, ipotizzò che allora al momento della coniazione dei termini Ka, Ka diu e Ge Lo i Naxi risiedessero in una regione del Tibet nord orientale confinante con la Mongolia, ma se questo fosse strettamente vero non si spiegherebbe il confine con i Bai al sud, e dunque sembrerebbe più plausibile interpretare questo dato non alla lettera, ma come se si stesse parlando dei “vicini più significativi” dei Naxi nel corso della storia, e non degli stretti contatti geografici.</p>
<p>Un'analisi più accurata  dei termini usati per designare le tribù citate sembra suggerire una stratificazione sociale: con il termine Na ci si riferisce ad una classe sociale di servi, così come con il termine Wu che identifica la classe sociale infima nel sistema feudale di Yongning (servi e schiavi) e con il termine Boa, riferibile all'odierna nazionalità Pumi, considerato un nome dispregiativo anche sino agli anni '40 (62 p164).</p>
<p>Questa discriminazione sociale  troverebbe conferma nella documentazione relativa alla Lijiang feudale, almeno fino al XVI secolo, (Xu Xiake nota 64 p 165) in cui esisteva una piramide sociale basata su 3 classi: i parenti fino al III grado della famiglia dominante chiamati Mu, i parenti fino al V grado della famiglia chiamati Ah , tutto il resto della popolazione a cui era dato il nome He a meno che essi non fossero schiavi e quindi appartenessero ai ceti sociali inferiori dei Boa o degli Wu.</p>
<p>Tutta questa serie di dati sembra suggerire che i Naxi avessero sviluppato un sistema di scrittura pittografica prima dell'avvento del sistema sociale stratificato e diviso in Per, Na, ecc..., perchè l'esperienza di contatto con la cultura Mongola influenzò lo sviluppo di alcuni pittogrammi, (Mathieu, 2003: 165) e dunque in un periodo sicuramente anteriore al XVI secolo, datazione che confuta improrogabilmente la cronologia di Jackson.</p>
<p>Se poi fosse accettata la datazione dei manoscritti Naga dei Dongba Dto La secondo il calendario tibetano, allora il sistema pittografico doveva  già essere in uso nel XIV secolo.</p>
<p>Infine è possibile ipotizzare un termine post-quem per la diffusione della scrittura pittografica ugualmente al XIV secolo, datazione dedotta dall'assenza di manoscritti nelle regioni di tradizione Daba (Yongning) dato che suggerisce che il sistema pittografico si sia diffuso solo dopo che la leadership politica di Lijiang perso la giurisdizione sulla regione di Yongning e Yanyuan. (Mathieu, 2003: 166)</p>
<p>Le tappe, le caratteristiche ed il fenomeno in toto della diffusione della tradizione manoscritta pittografica, tuttavia, non sembrerebbe poter essere fatto coincidere con la nascita, lo sviluppo e la diffusione del sistema di scrittura pittografico nella regione di Lijiang, ma appare plausibile suggerire che i due dovettero essere fenomeni diversi e distinti, avvenuti in due processi storicamente differenti e distanti.</p>
<p>La diffusione della tradizione Dongba rappresentata dalla tradizione manoscritta appare un fenomeno “recente” strettamente e direttamente legato all'epoca feudale, ed infatti la distribuzione geografica dei manoscritti Dongba sembrerebbe essere legata e dipendente dai confini del regno Naxi medioevale, nei territori direttamente soggetti alla leadership dei Tusi Mu, e dunque a partire dalle dinastie Ming e Qing, in un fenomeno di apparente unificazione religiosa sotto la dottrina Dongba di Baisha che trova un parallelo nella politca espansionistica Mu ed al suo controllo feudale sul territorio. (Naxizu Jian Shi; Mathieu 2003: 185 – 220, nota 16)</p>
<p>La genesi della scrittura pittografica invece reca tracce della migrazione dei popoli Naxi, e delle influenze mongole, e comunque è indissolubilmente legata all'arte rupestre della regione di Lijiang e di tutto lo Yunnan nordoccidentale, caratteristica che a sua volta riconduce alla tradizione prebuddista Bon, motivo e motore della pratica delle arti rupestri e su corteccia di albero.</p>
<p>Sembrerebbe poter quindi ipotizzare che il fenomeno di “boom” della tradizione pittografica Dongba in epoca Mu non sia una “nascita”, bensì una “rinascita” di una tradizione manoscritto/religiosa utilizzata dalla leadership Mu nel tentativo espansionistico del proprio dominio feudale sulla regione di Lijiang, il che spiegherebbe l'assenza in territorio Mosuo dei manoscritti Dongba.</p>
      </div2>
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      <head>Geba e Sijiu Liujiu</head>
      <p>Il parallelo tra l'antica scrittura Yi e la scrittura Geba non sembra produrre dati certi con cui relazionare concretamente i due sistemi, prima di tutto perché, sebbene entrambe le scritture si basino su caratteri derivati da quelli cinesi, la maggior parte dei simboli Geba ed Yi non corrispondono estetticamente e perché la scrittura Geba è senza dubbio un sistema sillabico mentre quella Yi è ideografico.</p>
      <p>Un parallelo fra le due scritture può invece essere condotto analizzando il loro utilizzo, infatti sebbene non esistano cronologie e registri dinastici redatti in Geba, come invece accadde per i registri e le genealogie in Yi, in Geba conosciamo sia i manoscritti (di cui sappaimo dalla testimonianza del Rock (66) di alcuni risalenti all'epoca Ming ) sia iscrizioni su monumenti, (Mathieu, 2003) come la stele di Lijiang identificata nel 1934 da Fang Guoyu che recava una triplice iscrizione in lingua Cinese, Tibetana e Geba, un'iscrizione memoriale che celebrava la costruzione di un ponte datata al 47° anno Wanli Ji Wei, risalente cioè al 1619. (67 p 166)</p>
      <p>Per quanto riguarda i manoscritti in Geba essi, come per la tradizione pittografica, sono esteticamente riconducibili ai libri religiosi tibetani, ed anche il contenuto, sebbene incomprensibile, riporta testi religiosi, mantra e formule magiche, e dunque anche se è vero che vi siano documenti Geba di aspetto tibetano, la scrittura con cui sono stati redatti è di evidente relazione con il Cinese antico e con le scritture dello Yunnan e dello Sichuan,  implicando allora che “lo stile della scrittura” dovette essersi sviluppato prima “dello stile della forma del libro”, e quindi, ancora una volta, appare plausibile sostenere che la scrittura e la tradizione Geba dovette essere antecedente alla comparsa del Sanscrito e del Tibetano, originandosi in una matrice culturale d'influenza cinese, contaminata da elementi religiosi di setting tibetano prebuddista. (Mathieu, 2003: 168, 169)</p>
      <p>Secondo gli annali dello Yunnan risalenti alla dinastia Ming, Yunnan Tongzhi, la scrittura contemporanea di Mai Zhong, ossia Mou Bao Ah Cong presente su una stele di Baisha era chiamata fan zi ed era  impossibile da comprendere.  (Fang Guoyu &amp; He Zhiwu e vedi nota 68 p 166)</p>
      <p>Con il termine fan i Cinesi si riferiscono alle tribù barbare della frontiera occidentale e con il termine zi si indica invece la scrittura, e quindi potrebbe essere ipotizzato che questo passo si riferisca ad un'iscrizione in Geba, ma purtroppo dalla stele, ancora presente a Baisha, è stata completamente distrutta ogni incisione; tuttavia rimane plausibile pensare che con il termine fan zi non ci si riferirisse ad un sistema pittografico, e basandoci sulla stele di Lijiang del 1619 e sul fatto che non sono mai state rinvenute ad oggi stele incise in pittogrammi allora è probabile che la stele di Baisha potesse essere in Geba, e dunque potremmo isolare e settorializzare la scrittura pittografica all'utilizzo ed alla redazione dei manoscritti religiosi. (Mathieu, 2003: 166, 167) e quella Geba all'incisione su monumenti, dunque una scrittura ufficiale di corte.</p>
      <p>Uno sguardo ai sistemi di scrittura dello Yunnan settentrionale in epoca Song palesa una situazione simile a quanto si tenta di ricostruire per i Naxi: ad esempio è noto che l'elicte pilitica e  religiosa di Dali utilizzasse 2 tipi diversi di scrittura, Cinese e Sanscrito, rispettivamente per la redazione di documenti poilitico-amministrativi e per quelli  religiosi, ed inoltre è noto che i caratteri cinesi fossero utilizzati per scrivere ed esprimere la lingua Bai. (72)</p>
      <p>Un'ulteriore iscrizione proveniente dal regno di Dali, databile al 971 d. C., accomuna tutte le scritture della regione affermando che tutte le tribù meridionali solessero scrivere da sinistra verso destra (73) e quindi sembra plausibile che il Geba fosse incluso tra esse ed allora tutte queste testimonianze sembrano suggerire che, durante la dinastia Song, lo Yunnan fosse caratterizzato da alcune scritture autoctone, tutte accomunate da un adattamento della scrittura Cinese all'espressione scritta delle lingue locali, (Mathieu, 2003: 169) utilizzate come “scritture di corte”, tutte accomunate dall'orientamento da sinistra verso destra, derivate e basate sulla modifica dei caratteri cinesi.</p>
      <p>Il Geba s'incastonerebbe omogeneamente in questo mosaico, e si potrebbe ipotizzare basandoci sulle similitudini con le scritture Yi e Bai, che essa fosse la scrittura utilizzata dai gruppi tribali del regno di Nanzhao,  nel quale è nota l'esistenza di scritture indigene, così come emerge dal Man Shu ( Il Libro dei barbari del Sud), che riporta che il comando militare di Nanzhao, (che includeva anche la regione di Lijiang, caratterizzato da uomini di tribù Bai che parlavano una lingua legata al cinese) rilasciava comunicati ed ordini scritti destinati alle tribù locali in battaglia, cioè anche le tribù Wu. (75)</p>
      <p>I manoscritti Geba sono poi stati rinvenuti nelle “regioni calde” di Nanzhao, come nella stessa capitale settentrionale Lijiang, e ancora delle regioni di frontiera di Jiudian, (la via di comunicazione tra Nanzhao e Tibet) Weixi e Ludian.</p>
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      <head>La tradizione Dongba e la tradizione Bön</head>
      <p>La tradizione religiosa Naxi è detta Dongba, nome che deriva dagli omonimi sacerdoti/sciamani Naxi iniziati alle pratiche esorcistiche, all'esecuzione delle cerimonie, alla lettura e recitazione cantata dei manoscritti della tradizione pittografica.</p>
      <p>I precetti religiosi Dongba sono basati su riti di propiziazione degli elementi naturali e sulla presunta esistenza di miriadi di esseri e forze invisibili: la tradizione Dongba ritiene che non solo gli esseri umani, ma tutto quello che esiste nel mondo sia dotato di un'anima e di una foza vitale che ne sussume l'esistenza, e questo precetto include anche tutto ciò che il pensiero moderno e contemporaneo accomuni e possa ritenere “oggetti inanimati”, così come le montagne, i ruscelli ed i fiumi, le fiamme ed il fuoco, le colline, le pietre, ecc...</p>
      <p>Gli antichi Naxi, depositari della religione Dongba, ritenevano che demoni e spiriti controllassero ed “abitassero” i fenomeni atmosferici, la pioggia, il vento ecc..., e dunque deificavano questi aspetti dandogli il nome dello spirito in essi vivente, costituendo così un Pantheon di numerosissime divinità, spiriti minori, grandi divinità, maschili e femminili, ed identificando più di 500 tipologie distinte di demoni, esseri sovrannaturali responsabili di tutto ciò che potesse essere “sbagliato” nel corso della vita dei Naxi: la maggior parte delle attività della religione Dongba erano praticate per propiziare e garantire il futuro.</p>
      <p>Queste pratiche religiose si basavano comunque sulla scelta del momento opportuno per la loro esecuzione, e dunque la religione Dongba prevedeva una serie di pratiche oroscopali ed oracolari; la particolare visione della realtà permea, sussunta, “abitata” di esseri divini, spiriti ed entità sovrannaturali condizionava e costituiva il modus comportandi della quotidianità Naxi, che prevedeva riti propiziatori per ogni attività; questa estrema necessità di gestire i rapporti in fragile equilibrio con la sfera sovrannaturale dettò il sorgere ed il prolificare di una classe sociale specializzata nelle pratiche della tradizione religiosa/sciamanica, una classe di specialisti capaci di eseguire con successo un grande numero di rituali complessi ed articolati.</p>
<p>Il Dongba recitava ed eseguiva le cerimonie religiose cantando, danzando, eseguendo offerte, sacrifici, adempiendo a tutta una complessa serie di gestualità e ritualità, e tutto questo bagaglio culturale era tramandato ed “attivato” attraverso i manoscritti appartenenti alla una tradizione pittografica.</p>
<p>E' generalmente accettato dagli studiosi che i rituali Dongba contengano numerosi elementi della religione Bön, la tradizione religiosa nativa ed indigena del Tibet prima dell'avvento del Buddismo (VII secolo) che, una volta affermatosi, perseguitò e costrinse all'esilio gli adepti Bön; essi si rifugiarono, concentearono e riorganizzarono in comunità specialmente nel Tibet orientale, sino ai confini dell'odierno Yunnan nordoccidentale.</p>
<p>Così come ogni espressione culturale Naxi è esempio di convivenza e fusione di elementi originari indigeni con elementi esterni di differente matrice culturale (come l'architettura, la lingua, la musica, l'arte), nel corso della storia, in questa particolare tradizione religiosa di substrato Bön prebuddista si aggiunsero elementi Buddisti, Daoisti, e Confuciani, che si fusero per convivere l'uno senza esclusione degli altri, in un'assimilazione multiculturale, così come si evince dal fatto che  i Naxi fossero soliti commissionare ai Dongba rituali lamiasti o Daoisti pur di intervenire in una determinata situazione.</p>
<p>Da un'analisi approfondita dei rituali Dongba  più importanti e più antichi si evince comunque che l'ossatura principale della tradizione religiosa Naxi sia di origine Bön prebuddista, così come  J. Rock, per primo, suggerì, mettendo in luce la stretta relazione tra la letteratura dedicata alle divinità serpentine Naga, e dunque eseguì studi comparati avvalendosi delle traduzioni e delle esperienze nel campo della tibetologia di Anton Schiefner, A. H. Francke, G. Tucci e Sarat  Chandra Das.</p>
<p>Rock identificò  così  alcuni elementi cardinali di matrice Bön, tra cui, appunto, gli spiriti Naga (Ssù in Naxi; Se in Tibetano), gli dei maggiori Ha Ddu e le dee Ghugh ddo La mun, i demoni Ddv e Dsa ed altre entità demoniache, dunque sottolineò le similitudini tra la cerimonia Naxi Dto na K'o - la cerimonia maggiore del “Grande sacrificio ai demoni Dto delle calamità usando scapolomanzia su ossa di capra (scapegoats), Ssu gv – la cerimonia per propiziare o spirito del serpente Ssù, e la cerimonia Szi chung bpo – la cerimonia per riguadagnare la longevità persa (56)</p>
<p>La principale e più evidente relazione diretta con la religione Bön può però essere identificata nella figura del leader spirituale e fondatore delle rispettive religioni: per la tradizione Dongba si parla di Dto mba Shi lo(57), che coincide con colui che si tramanda nella tradizione Bön tibetana, il fondatore sTom pa gShen rab(s), o sTon pa gShen rabs mi bo[po] (58)</p>
<p>Oltre alla palese somiglianza dei due nomi, entrambe le tradizioni religiose riferiscono dei rispettivi capostipiti come nati presso Ol-mo Lung ring, un sito leggendario del Tibet occidentale; dunque mentre sTompa gShenrab si dice fosse stata creatura nata ed originaria del XVIII cielo che poi ebbe una rinascita terrestre, Dtomba Shilo era creatura terrestre, nata sulla terra degli uomini, ma che fece ritorno al XVIII cielo per apprendere dagli dei il potere per la soppressione dei demoni; interessante è sottolineare che una delle missioni del leader Bön consistesse proprio nella soppressione di tutti gli spiriti demoniaci.</p>
<p>Sulla base di questi dati sembra plausibile poter ipotizzare che la figura di Dongba Shilo sia stata modellata ad immagine e successivamente alla definizione teologica e mitica del personaggio di sTompa gShenrab. (61; Pan Anshi, 1998 “The Translation of Naxi Religious Texts”, in Oppitz M., Hsu E., 1998)</p>
<p>Gli adepti della tradizione Bön erano solitamente chiamati Ol Mo Lung Ring, in riferimento al luogo natio di gShen Rab, oppure Bön-pa, bisillabo le cui parole riconducono al significato di “mormorare incantesimi”; per quanto concerne i Dongba essi erano anticamente detti bpo-mbo.</p>
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      <head>Ricostruzione narrativa della storia della regione di Lijiang</head>
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      <head>Dayan: gli autoctoni Pu e l'arrivo dei Naxi</head>
      <p>la città di Lijiang, il cui antico nome è Dayan  che significa “grande macchia di inchiostro”,  è derivato dalla leggenda locale secondo cui la montagna che sovrasta da sudovest la città, WENBISHAN, rappresentasse un pennello ed il piccolo laghetto alle sue pendici l'inchiostro da esso gocciolato, è sita in una località ideale per uno stanziamento urbano, ma   dato il carattere di mobilità e fluttuazione regionale delle antiche comunità tribali di pastori che frequentarono la regione, questo non fù il primo sito ad essere occupato poiché essi fruivano delle condizioni ambientali montane e pedemontane che preferivano alla vallata.</p>
      <p>L'altopiano sovrastante a Dayan, così come tutta la regione montana e pedemontana di Lijiang, era anticamente abitato da gruppi tribali non Naxi, e gli occupatori successivi, gli antenati dei Naxi odierni che potremmo definire proto-Naxi I, chiamarono questi gruppi autoctoni con il nome dispregiativo Pu, una congregazione tribale di matrice etnica praticamente sconosciuta, eccetto per la loro dedizione alla pastorizia e per il fatto che essi non possano essere considerati gli antenati degli odierni Pumi.</p>
      <p>Mentre la tradizione storica scritta ed orale Naxi testimonia che gli abitanti autoctoni, i Pu di Lijiang, vennero dunque bruscamente e violentemente “usurpati” della loro leadership occupazionale dalle tribù Naxi emigrate dal nord, sembra più ragionevole  sostenere, alla luce di quanto precedentemente analizzato e dedotto circa le fonti disponibili alla ricostruzione storica ed il modello di apporti multietnici coesistenti dedotto, che probabilmente nel corso dei secoli compresi tra il II a. C. ed il d.C. Si fosse verificato un afflusso sempre più numeroso di gruppi umani di matrice tribale proto-Naxi che, inizialmente in simbiosi con le comunità Pu, lentamente realizzarono un “sorpasso etnico” o “sorpasso tribale”, superando cioè demograficamente i gruppi autoctoni Pu che, nei centri maggiori dove si verificò lo stanziamento di entrambe le etnie, vennero assimilati ai proto-Naxi I dando origine ad un nuovo sostrato etnico-culturale che potremmo definire proto-Naxi II.</p>
      <p>E' poi ipotizzabile che nei villaggi periferici montani, impervi ed inaccessibili, di origine Pu, non si fosse verificato afflusso di genti proto-Naxi I, e dunque in questi piccoli centri satellitari marginali non si sia mai verificato il processo di assimilazione Pu – Naxi → proto-Naxi II, fenomeno che viene “spiegato” dalle cronache Naxi, ovviamente “di parte”, con un'usurpazione vittoriosa delle terre più preziose ad un gruppo tribale effettivamente divenuto in minoranza, ai quali venne “concessa” la sopravvivenza solo in centri marginali ed economicamente non importanti.</p>
      <p>Di questo episodio storico, così come del moto migratorio Naxi verso la regione di Lijiang e “dell'usurpazione” di Lijiang vi sono numerose testimonianze documentarie ed orali, ma il dato storico molto importante è che le cronache storiche cinesi del tempo, inizino a riferirsi agli abitanti della regione di Lijiang con il nome di  Qiang, un nome collettivo con il quale gli antichi storiografi cinesi si riferivano alle eterogenee congregazioni tribali non tibetane e del sud ovest della Cina che praticavano il nomadismo.</p>
      <p>Sempre per quanto concerne le testimonianze storiche dei proto-Naxi indirette, i Tibetani si riferiscono ai Naxi con il nome di Jiang, ed usano il toponimo Satham per indicare l'intera regione dell'altopiano di Lijiang.</p>
      <p>I racconti popolari Naxi, così come l'antichissima leggenda di TSONGSLINGA e così come altri brani tratti dall'antica tradizione sciamanico-religiosa Dongba,  lasciano intravedere quello che avrebbe dovuto essere l'antico setting demografico, sociale e culturale in cui le prime comunità di Lijiang di proto-Naxi I e proto-Naxi II emersero, ed inoltre questa particolare gamma di documentazione sottolinea l'aspetto montano e rupestre dei primi stanziamenti nella regione di Lijiangi, elemento  indice anche dell'iniziale simbiosi tra proto-Naxi I e Pu che caratterizzò questa primissima fase occupazionale della regione, dove i centri di aggregazione per entrambe i gruppi tribali erano costituiti da cave di calcare e grotte, ivi diffusissime.</p>
      <p>Le cronache Cinesi, infatti, non si curano di operare alcuna distinzione etnica o culturale e descrivono gli abitanti di tutta questa regione come “la terra dei barbari di sud ovest”, una terra di cui l'impero cercò sempre di impadronirsi e di controllare: il primo episodio a noi noto di tentativo di conquista della regione di Lijiang risale al 122 a. C., durante l'espansionismo dell'imperatore Wu Di, mentre nel 69 d.C. venne stabilito il distretto di Xie Long proprio nel nordest di Lijiang, un distretto strategico per il controllo della Via della Seta meridionale.</p>
      <p>Proprio durante questi secoli, ossia dalla fine del II a. C. al I d. C. dovette accentuarsi l'afflusso di tribù Naxi e la “produzione” del gruppo eterogeneo dei proto-Naxi II derivato dall'assimilazione dei Pu e dei proto-Naxi I, che venne reclutato da Zhuge Liang all'inizio del III secolo /Goodman J., 1997 “Children of the Jade Dragon”) durante il suo intervento in Yunnan per sopprimere l'iniziativa ribelle e separatista  di alcuni leader di clan locali, i quali avevano deciso di eseguire una “virata” delle proprie alleanze dalla dinastia Shu alla Wu (periodo dei 3 regni, 220 – 280)</p>
      <p>Tuttavia né gli Shu né altre forze furono in grado di stabilire un controllo amministrativo diretto nello Yunnan nord occidentale in quanto l'area passò sotto il controllo del Tibet nel 755, ed immediatamente dopo divenne parte del regno di Nanzhao, che identificò nella regione di Lijiang un sito strategico eccellente da cui muoversi per colpire tanto il Tibet quanto i Tang.</p>
      <p>Durante questo arco cronologico, intanto, l'afflusso di tribù non Pu divenne sempre più ingente e massiccio, dunque si poté assistere al completamento del fenomeno di assimilazione tra proto-Naxi I e Pu, con l'emersione della matrice culturale proto-Naxi II; tra il 618 ed il 626, la regione vede la leadership dei Naxi, sotto il leader tribale Yegunian estendersi sino alle pendici di Yulong Xue Shan e fondando la capitale della propria congregazione tribale ad Anjue, distante circa 11 Km da Lijiang.</p>
      <p>La regione comunque era in una condizione politica tutt'altro che stabile, ed appare come in un continuo stato di turbolenza e di instabilità, così come appare evidente dal fatto che i Pu per un certo periodo riappaiono in maggioranza laddove precedentemente sembravano essere scomparsi, e dunque queste apparenti contese per il controllo della regione di Lijiang sembrano perpetrarsi sino agli inizi del XII secolo, momento in cui, secondo la storiografia Naxi, sotto la guida del leader Yeye venne definitivamente compiuta l'espulsione dei Pu, assumendo così il controllo diretto di tutto l'altopiano e della catena montuosa settentrionale.</p>
      <p>Questo stato di turbolenza ed instabilità sembra più ragionevole essere considerato come un riflesso, un'apparenza, un fenomeno che così si manifesta e che così vuol essere manifestato dalle cronache partigiane Naxi, e che probabilmente rispecchia una sorta di situazione socio-culturale ed etnico-demografica di equilibrio in via di assestamento: come in una reazione di osmosi, di movimento e di diffusione di due sostanze miscibili (autoctoni Pu e immigrati Naxi) di diversa concentrazione, attraverso il setto permeabile e “poroso” delle varie comunità delle nicchie intertribali, con conseguente movimento nei centri di aggregazione principali di masse umane in cui l'una o l'altra comunità era più diluita, con concentrazione etnica Naxi o Pu ipotonica, verso centri con concentrazione etnica ipertonica fino al raggiungimento di comunità dalla concentrazione etnica isotonica con l'assimilazione delle due matrici culturali ed etniche.</p>
      <p>L'isotonia raggiunta con la produzione della matrice etnica proto-Naxi II si concretizzò in una situazione politica e sociale che rimase pressoché stabile sin quando il sud della Cina venne travolto dalle armate di Kublai Khan, fenomeno che costituì un agente catalizzatore e che innescò nuovi processi demografici e culturali. I mongoli nel 1253 attraversarono il fiume Jing Shanjiang, nella porzione settentrionale del territorio di Lijiang e, già l'anno successivo, i Naxi vi si erano sottomessi.</p>
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      <div2><head>Lijiang, il re del fiume</head>
      <p>Con l'arrivo dei Mongoli la situazione politica e demografica, definita come isotonica, era caratterizzata da una variegata frammentazione dell'intera regione di Lijiang in piccoli staterelli che raggruppavano alcune congregazioni di villaggi limitrofi, fenomeno detto dei “villages cluster” - ammassi di villaggi, di cui però tutti riconoscevano l'autorità superiore del capo tribale A Zong A Liang, il figlio di Mu Bao A Zong: Aliang, descritto nelle successive cronache della famiglia Mu, era una persona dall'intelligenza prodigiosa (a lui la tradizione attribuisce l'invenzione e l'introduzione della scrittura pittografica) e dunque, di fronte all'enorme potenza di Kublai, Aliang decise di non optare per lo scontro, ma di accogliere pacificamente le truppe mongole; a sua volta Kublai, la cui politica era di rispetto dei costumi e delle tradizioni locali, ricambiò Aliang conferendogli il titolo di governatore civile di tutti i capi clan Naxi.</p>
      <p>Aliang, d'altro canto, comprovò la sua fedeltà a Kublai partecipando all'assalto di Dali e conquistando numerose fortezze a nome del gran Khan, ed i Mongoli confermarono così suo figlio come legittimo successore alla leadership politica dei gruppi tribali Naxi, implicando dunque l'ereditarietà di tale carica.</p>
      <p>Prima della partenza per Dali le armate dei Mongoli si accamparono lungo alcuni ruscelli, nel sito che oggi è Dayan, nei pressi dell'odierno ponte in pietra dalla doppia arcata, la cui costruzione iniziò nel 1271, praticamente in quella che oggi è la piazza principale del mercato, e quando i soldati mongoli lasciarono la regione, i Naxi stessi iniziarono a concentrarvisi; la fondazione della odierna città deve dunque essere attribuita ai Mongoli, così come il nome dell'intera regione: 丽江  Lì  Jiāng, ovvero il “bel fiume”.</p>
      </div2>
      <div2><head>La famiglia Mu</head>
      <p>la politica dei Mongoli sulle nuove province conquistate dello Yunnan mantenne continuità e coerenza con la precedente politica verso le altre regioni cinesi, e dunque  nei riguardi del soggiogare popoli stranieri, la direzione intrapresa potrebbe essere riassunta dal motto “lascia che i barbari governino i barbari”, r dunque era necessario impostare i parametri politici necessari sui quali far coincidere la direzione politica locale, e dunque lasciare lo sviluppo dei dettagli alle autonomie locali, anche perchè sarebbe stato impossibile mantenere il controllo diretto su delle regioni, come Lijiang, così distanti fisicamente, culturalmente e linguisticamente dal governo centrale, in un sistema stradario assolutamente primitivo; tramite un sigillo  imperiale sarebbe stato possibile delegare le autorità locali del diretto comando imperiale.</p>
      <p>Date queste premesse, e constatata la fedeltà di Aliang i Mongoli stabilirono che egli rimanesse a vita in carica come sovrano di Lijiang.</p>
      <p>Quando un secolo dopo la dinastia Yuan (1279 al 1368) iniziò a perdere il proprio potere,  i Naxi non si preoccuparono di disertare e di affermare la propria indipendenza, ma già nel 1382 l'imperatore Hong Wu (Zhu Yuanzhang (21 settembre 1328 – 24 giugno 1398)) della dinastia Ming (明朝  míng cháo, chiamata anche 大明帝国 il grande impero dei Ming; dal 1368 al 1644), inviò un'armata con l'intento di reprimere la rivolta indipendentista Naxi e riassorbire la regione al diretto controllo della propria dinastia; A Te, l'allora leader dei gruppi tribali della regione di Lijiang, optò come i suoi predecessori di fronte ad una grave minaccia, per una pacifica accoglienza delle armate straniere, e può quindi essere considerato il primo “signore dello Yunnan” a stringere un'alleanza con i Ming, e come precedentemente accaduto per i Mongoli, anche in questo caso l'atto  di sottomissione e di fedeltà fù così gradito all'imperatore che egli onorificò A Te del nome regale Mu (albero, legno) confermando gli eredi della famiglia Mu come supremi magistrati, ossia i legittimi amministratori facenti le veci dell'imperatore, di tutto il territorio di Lijiang.</p>
      <p>Mu A Te elesse dunque i capi clan dei vari villages clusters, e proclamò se stesso come loro arbitro supremo,  ed in cambio della sovranità sul territorio di Lijiang la corte Ming richiedette a Mu A Te assistenza militare nella sua corsa espansionistica. Le truppe Naxi vennero reclutate per le missioni militari contro Eryuan a sud e Yang Sheng ad est, così come Mu Qu, il figlio di A Te, condusse personalmente le proprie armate alla conquista di Yongning, Ninglang, Yenyuan, Jingdond  e Nanjian; truppe Naxi sono annoverate fra coloro che parteciparono anche alla spedizione destinata alla rappacificazione delle rivolte separatiste Dai nello Yunnan sud occidentale, dei Lisu nella regione del fiume Nu e delle tribù di matrice Xifan nello Sichuan sud occidentale.</p>
      <p>Nel 1438 Mu Shen comandò un contingente militare Naxi inviato contro dei gruppi di briganti birmani nel territorio del Dehong, evento in cui le truppe Naxi seppero distinguersi verso l'impero in primis per la propria fedeltà ed incorruttibilità, dunque per il loro estremo valore marziale, e grazie a questo famoso episodio ed altri precedenti casi tutti favorevoli e meritevoli, i soldati Naxi acquistarono la propria ottima reputazione: erano famosi per la loro estrema preparazione nel Wushu, le arti marziali intese come vere e proprie arti del belligerare, erano rinnomati e temuti per la capacità di combattere su terreni di ogni natura, da montani ed innevati alla pianura ed alla foresta, ed erano dotati di estrema resistenza, capaci di mantenersi in forze con una dieta minima.</p>
      <p>Nel  1499, sotto il regno di Mu Tai, i Naxi conquistarono Zhong Dian, e pochi anni dopo  marciarono sino alla valle di Lancang Jiang, presso Deqing, fondando avamposti in siti strategici lungo il corso del fiume, da cui poi riorganizzarono villaggi Naxi ancora esistenti oggi, come ... [CERCA]</p>
<p>La divinità principalmente venerata dai Naxi in questo particolare momento storico era il dio Sanduo, identificabile con il personaggio di Satham dell'epica prebuddhista tibetana dell'epopea della vita di Gesar di cui venne accentuato l'aspetto marziale come sua manifestazione guerriera, ed una delle forme di manifestazione di Gesar stesso, al quale nel 704 venne edificato un tempio alle pendici di Yulongshan dal sovrano di Nanzhao Yi Moxun, oggi chiamato Yu Feng Si, il tempio della fenice di Giada, ma allora detto Bei Yue Miao, il tempio della montagna sacra del nord,  al cui interno erano conservati da manoscritti contenenti delle preghiere al dio, episodi mitici e cerimonie  a lui associate e dedicate.</p>
<p>La leggenda più famosa sul Sanduo è riferita ad A Zong, l'ultimo sovrano Naxi prima dell'arrivo dei Mongoli e narra che il dio apparve ad A Zong in sogno, complimentandosi con lui per la sua altissima qualità di magistrato e promettendogli supporto in battaglia; da quel giorno Sanduo apparve ad A Zong prima di ogni scontro, vestito di un'armatura bianca splendente, brandendo una lancia bianca a cavallo di un destriero bianco, gettandosi furente nella battaglia e svanendo appena dopo lo scontro dissolvendosi come il placarsi di una tempesta.</p>
<p>La leggenda prosegue, e dopo un gran numero di questi incontri, nell'area apparve un cervo bianco, che riuscì sempre ad evitare i tentativi di cattura di A Zong, che impigava anche i suoi cani da caccia con i suoi eccellenti cani da caccia, ma un giorno proprio questi cani, durante un inseguimento lo condussero presso una grande roccia bianca, e nel tentativo di rimuoverla A Zong ed il suo seguito scoprirono che essa era leggerissima, come la carta.</p>
<p>A mezza strada, durante la discesa dalla montagna, dovettero fermarsi a riposare perchè la pietra era diventata pesantissima, e questo sin quando, dopo una cerimonia e dei sacrifici, tornò ad essere leggera come la carta.</p>
<p>I Naxi desideravano portare la pietra Baiyue Miao, ma ancora una volta essa divenne pesantissima ed irremovibile, e dunque decisero di lasciarla presso il Tempio di Sanduo, ponendovi l'immagine sacra del dio ed istituendo sacrifici e riti regolari.</p>
<p>La tradizione Naxi tramanda che lo spirito della pietra aiutò Kublai Khan durante l'attacco delle truppe mongole contro Dali, tradizione che sembra confermata dal fatto che Kubilai, tornatone vittorioso, conferì alla pietra sacra titoli onorifici.</p>
<p>Secondo la documentazione storica ed iconografica i guerrieri Naxi erano equipaggiati con armature pesanti di tipo cinese, verniciate in rosso, che proteggevano fino all'altezza del ginocchio, dotate di una sezione separata che avvolgeva le spalle; essi indossavano inoltre una corazza di scaglie di pelle di rinoceronte ed un elmo di ferro, composto dei 18 segmenti.</p>
<p>Il loro equipaggiamento prevedeva spada lunga e spada corta ed uno scudo circolare di bambù rinforzato, dunque possedevano una balestra realizzata n corno di Yak e frecce di bambù del Wenbishan con punta in ferro, più raramente brandivano un falcetto dentellato, ed a differenza del vicino popolo del Lisu i Naxi non utilizzavano né armi da fuoco né arco.</p>
<p>Le truppe Naxi erano generalmente parte di un contingente più ampio appartenente all'esercito imperiale le cui unità erano reclutate da varie regioni e tuttavia, anche se raramente, condussero campagne militari indipendenti, così come la più famosa delle imprese, nel 1561, in cui le truppe Naxi, capeggiate da Mu Gao, annientarono le armate tibetane presso Shi Gu.</p>
<p>Nel momento in cui la dinastia ming decadde e subentrarono i Manchu, l'imperatore Qing continuò ad arruolare ed utilizzare i contingenti Naxi come i suoi predecessori, e dunque impegnarono queste forze militari nuovamente contro i Tibetani verso nord ovest, così come contro i briganti Birmani verso sud ovest; nel 1681 Mu Yao ottenne una significante vittoria contro i Tibetani, anche grazie all'intervento di truppe ausiliari Lisu.</p>
<p>Le truppe Naxi vennero poi costantemente impiegate contro i Tibetani ribelli annidatisi nel Deqing e rifugiati nelle zone montuose nel sud ovest dello Sichuan, sino alla conclusione dell'era Mu, nel 1723.</p>
<p>Dalle cronache dei Tusi Mu, oltre ad informazioni di carattere militare, si evince la dedizione alla crescita ed allo sviluppo della città di Dayan e della cultura Naxi: il piccolo insediamento che era sorto  introno al ponte della doppia arcata di pietra si espanse  lungo le rive dei vari torrenti; dalla piazza di Sifang  * si diramano le strade dirette nei 4 punti cardinali: la piazza di Sifang era infatti sede del mercato principale, caravanserraglio e mercato di ogni merce che proveniva dal Tibet orientale e da vari eparti dello Yunnan, dalle 4 vie maggiori si diramano poi piccoli vicoli serpeggianti, inframezzati da piazzette, che capillarizzano tutto il centro abitato.</p>
<p>Il clan Mu eidificò il proprio palazzo nella parte sudoccidentale della città, e durante i secoli delle loro amministrazione intorno a Dayan non venne mai eretta alcuna cinta muraria, poiché la città sfruttava nella sua urbanistica le difese naturali sapientemente, e sempre da questa caratteristica assenza di cinta muraria è stata sviluppata una leggenda che spiega che la costruzione della fortificazione fosse sempre stata evitata per motivi religiosi (al giorno d'oggi potremmo definirli superstiziosi) visto che costruire delle mura intorno al palazzo dei Mu, sarebbe stato identico a praticare un rito di maleficio nei confronti del loro clan, perchè l'erezione delle mura sarebbe stato come praticare una rappresentazione macroscopica dell'infausto ideogramma 圍wéi -  assediare, imprigionare, la cui composizione è costituito da un quadrato che cinge  ed include l'ideogramma Mu.</p>
<p>Con questa tradizione i Naxi spiegano il motivo dell'apparente contraddizione del fatto che i Tusi di Lijiang, colti educati e propmotori della tradizione religiosa, ordinarono l'erezione di torri e fortificazioni nelle guarnigioni di frontiera del proprio regno, ma si dispensarono sempre di realizzarle direttamente in Dayan.</p>
<p>La tradizione storica Naxi attribuisce all'epoca di Kubilai Khan anche la  nascita ufficiale della famosissima orchestra musicale di Dayan, attivissima durante tutto il dominio Mu, infatti grazie all'ambiente culturale florido ed alla buona situazione economica del loro regno si svilupparono tutte le forme di espressione artistica e culturale, così come è possibile assistere all'improvviso sviluppo di un corups letterario-religioso manoscritto enorme, che si esrpime attraverso due distinti e compresenti sistemi di scittura, uno pittografico ed uno alfabetico, i cui manoscritti sono interamente dedicati alla religione Naxi detta Dongba, un sistema sciamanico-cultuale incentrato sulla celebrazione della natura, sul culto degli antenati e su un continuo rapporto con esseri ultraterreni e demoniaci come sussunti in ogni aspetto e caratteristica della natura e della quotidianità, e la cui religione appare derivazione diretta della tradizione tibetana Bon prebuddista, di cui sviluppa e pratica alcuni aspetti assimilati ad altre influenze buddiste successive e daoiste.</p>
<p>La grande Camelia del tempio di Yufeng fù piantata alla fine del XV secolo e d'intorno vi fù edificato un complesso di templi la cui costruzione si protrasse negli anni e si concluse alla fine del XVI secolo.</p>
<p>Gli artisti Naxi, da allora, vennero a contatto diretto ed appresero gli stili pittorici del regno, ed a Dabaoshi, presso Baisha, ricorpirono le pareti con affreschi raffiguranti scene tratte dalla tradizione Buddista Tibetana ed Indiana, assieme ad iconografie Daosite.</p>
<p>Così come nelle arti figurtative, anche nella tradizione religiosa l'indole Naxi non consistette davvero nel selezionare una confessione come prescelta fra tutte le altre, al contrario assimilarono rituali, dottrine ed iconologie da ciascuna di esse, ed i leader Mu stessi stimarono prestigiosa la costruzione di templi e si dilettarono nell'ideologia religiosa.</p>
<p>Il più compito dei sovrani Mu fù Mu Zeng, acnhe conosciuto con il nome di Mu Sheng Bai, che fù in carica dal 1598 al 1646; egli fù dedito studioso del Buddismo Mahayana (venne anche ordinato monaco), fù poi poeta ed ottimo calligrafo.</p>
<p>Durante il suo regno venne costruita la Torre delle 5 Fenici c/o Nguluko, ed inoltre vennero eretti molti templi a Jizushan, vicino Binchuan, tutt'oggi appartenente alla prefettura di Dali.</p>
<p>Egli fù un sovrano aperto e socievole, ed accolse con benevolenza i Lama della setta “dal cappello nero” del buddismo tibetano Karmapa  a Lijiang; negli anni successivi questi Lama vennero invitati a dirigere 5 dei templi più importanti dell'area.</p>
<p>Mu Zeng può essere considerato l'ultimo leader di Lijiang durante la dinastia Ming, ed al momento della sua morte la Cina era già nelle mani dei Manchu della dinastia Qing, ma come accennato precedentemente la rotta politica nei confronti delle regioni di frontiera dei Qing non si discostò inizialmente da quella precedentemente intrapresa, e dunque la situazione di Lijiang rimase immutata, con la corte Qing che riconfermò Mu Yi come supremo magistrato di Lijiang e lo incaricò del sigillo ufficiale: lui ed il suo successore vennero confermati negli incarichi amministrativi, così come dei ruoli e dei doveri nei confronti dell'impero, quali soggiogare le ribellioni, rendere la regione sicura dal brigantaggio, raccogliere le tasse.</p>
<p>Dalle cornache della famiglia Mu è noto che, alla conclusione di queste campagne militari, i Mu solessero offrire sacrifici al tempio di Sanduo ed in altri santuari, ed  essi patrocinavano alla cerimonia annuale di propiziazione del cielo che si svolgeva il primo mese lunare, e presenziavano alla festa semi-annuale dedicata a Sanduo, così come presedievano ed oficiavano ad altri rituali.</p>
<p>I Naxi inviarono regolamente tributi e doni alla corte imperiale, e gli imperatori ricambiarono i Mu con titoli onorifici e rotoli di seta ricamati per i corredi cerimoniali che esibivano nei rituali di riconoscimento dell'autorità imperiale, come  ad esempio bruciando incensi e festeggiando gli emissari pervenuti, prostandosi nelle ceriomonie in direzione della capitale dell'impero, ecc...</p>
<p>I Mu mantenerro 12 residenze durante tutto il loro regno e per uno specifico periodo almeno dovevano abitare in ciascuna di esse; per mantenere questo lusso, così come per retribuire le proprie truppe e raccogliere quanto periodicamente dovuto alla corte imperiale, i Mu tassarono regolarmente il proprio popolo che, in questo momento storico, era socialmente stratificato su diversi livelli: i pastori erano indicati con il nome/titolo  和he, la cui scrittura ricorda la fusione dei caratteri 口 kou – bocca e 米 mi – riso nonché lo stesso mu, così che nella tradizione popolare Naxi il titolo He andasse ironicamente ad indicare quello strato sociale che letteralmente “portava il grano alla bocca dei Mu”.</p>
<p>Nel 1720 l'impero cinese lanciò una spedizione contro il Tibet richiedendo come da prassi  in simile contesto l'ausilio militare Naxi; Mu Xing, l'allora sovrano Mu, guidò il proprio contingente al quale prese parte anche il figlio adottivo Mu Chong, ma in questo episodio venne meno la leggendaria infallibilità militare Naxi, anche a causa di una grave disorganizzazione delle scorte almentari necesssarie alla marcia ed alla campagna militare.</p>
<p>Mu Xing comprese il gravissimo errore, ed intuì di essere divenuto biasimabile ed esposto alle critiche delle famiglie oppositrici alla leadership del suo clan e nei confronti della stessa corte imperiale: ammalatosi, morì nel 1720, e suo figlio Mu Chong ebbe lo stesso destino, morendo nel 1722 in seguito ad un edema contratto durante la stessa missione militare.</p>
<p>Prima della sua morte, la corte imperiale gli ordinò di portare a termine il compito del padre Zhong, ripristinando dunque il controllo fiscale su Jian Chuan e versandone i dovuti proventi nelle casse imperiali, ma quando questo venne meno la corte imperiale decise di dimetterlo inequivocabilmente dal ruolo di supremo magistrato di Lijiang, confiscandone le proprietà per colmare la carenza nel bilancio.</p>
<p>La corte proclamò così Yang Bi, un ufficiale Han, come nuovo magistrato di Lijiang: i Mu vennero quindi ufficialmente estromessi.</p>
<p>Dal 1723 fino alla sua caduta la corte Qing elesse direttamente i magistrati di Lijiang, e l'episodio di Mu Xing e Mu Zhong costituì il pretesto ufficiale per mascherare e motivare ciò che in realtà potrebbe essere considerato un cambiamento del sistema politico ed amministrativo del governo Qing rispetto alle regioni di frontiera; dopo aver eliminato l'ultimo dei pretendenti Ming ed aver soppresso ogni ribellione e moto indipendentista nelle nuove provincie meridionali, i Manchu avvertirono il forte bisogno di condurre direttamente la politica e l'amministrazione in ogni parte del proprio neo-consolidato impero, e dunque mascherarono la propria strategia politica accentratrice con un'apparente mantenimento dei precedenti sistemi politici, trasformando lentamente il sistema amministrativo parcellizzato in un sistema centralizzato.</p>
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      <div2><head>La nuova amministrazione</head>
      <p>Come nuovo sovrano, la prima cosa che Yang Bi realizzò fù l'incisione del proprio nome su di una collina di arenaria nella parte settentrionale della Valle di Lijiang, nella quale annunciava la sua legittima successione e la conseguente presa in carica del proprio potere; successivamente, proprio perchè non era un Naxi, realizzò una cinta muraria intorno a Lijiang poiché non poteva concepire una città cinese priva di mura proprie.</p>
      <p>La nuova cinta muraria venne realizzata con terrapieni basati su fondamenta di pietra, con tegole sulla sommità, per una lunghezza complessiva di circa 2km, dotata di 5 porte delle quali 4 torrificate; la struttura muraria doveva essenzialmente essere simile a quella delle case rurali odierne Naxi.</p>
      <p>Questa prima cinta muraria di Lijiang crollò nel 1751 in seguito ad un terremoto, venne ricostruita ma crollò nuovamente nel 1793; venne allora, per l'ultima volta, ricorstruita in mattoni nel 1801, ma non dovette resistere oltre un secolo perchè nel 1922 Joseph Rock ne riconobbe e descrisse le sue rovine.</p>
      <p>Nonostante fosse venuto meno il patronato Mu si proseguì nella costruzione di edifici religiosi, soprattutto durante il primo cinquantennio di amministrazione Qing, e dunque vennero eretti die monasteri dedicati al buddismo tibetano della confessione Karmapa, come ad esempio il monastero di Zhiyun presso il lago Lashi nel 1721, il monastero di Wan Feng sul monte Wen Bi nel 1733 ed il tempio di Pu Si nel 1771.</p>
      <p>A sud del limite di Lijiang i Naxi edificarono la Sorgente del Cavallo Bianco ed il tempio omonimo nel 1754, poi il tempio di Wencang Gong presso la collina del Leone – Shizi Shan, di fronte a Dayan.</p>
      <p>Che cosa invece rimane veramente difficoltoso ponderare è come e quanto cambiò la società Naxi dopo il 1723.</p>
      <p>Sembra, ed è stato coumnemente accettato, che l'adozione ufficiale delle pratiche Han influenzò enormemente e da questo momento le pratiche funerarie e la consuetudine matrimoniale, e sicuramente è noto che il matrimonio, prima del 1723, fosse basato sulla libera scelta, e lo shift sociale verso il matrimonio combinato sembra essere la principlae causa per la peculiare tradizione Naxi del suicidio-rituale romantico Ju Vu, realtà di cui la cultura Naxi è ricchissima di testimonianze in merito, così come i due manoscritti della crimonia Harla Lunk'ho dedicati alla storia di Kameju Miky, o ancora l'antica leggenda di Luban – Luran che narra di un patto di suicidi tra amanti le cui fughe d'amore si dice diedero origine ad alcuni villaggi, come Yu Hu Cun, a nord di Yu Feng Si, ed è plausibile ipotizzare che questa tradizione sia eco di fenomeni realmente accaduti di confluenza verso un medesimo sito di più coppie  ripudiate dalla propria famiglia e quindi in fuga dal villaggio natio.</p>
      <p>Tuttavia davvero una forzatura assumere con precisione impeccabile l'anno 1723 come momento preciso per lo shift culturale, sociale ed ideologico enrome dai modelli autoctoni Naxi a quelli alloctoni cinesi, dunque pare plausibile ipotizzare che l'influenza Han ed il modello matrimoniale combinato si fosse già lentamente e fortemente diffuso prima del 1723, così come si evince dalle recenti ricerche di Charles Mc Khann (Cultural Encounters on China's Ethnic Frontiers) che hanno reso evidente la pratica di un sistema matrimoniale incrociato e patrilineare tra cugini, e dunque l'assimilazione di elementi culturali Han accelerò vertiginosamente e si impose sulle classi sociali inferiori dopo  il 1723 comportando l'obbliagorietà di tutta una serie d'infrastrutture culturali che, per prestigio e per moda, erano precedentemente state assimilatedalle e praticate dalle famiglie più ricche, che ostentarono l'adozione della sepoltura al posto della cremazione, accogliendo l'etica confuciana, lasciando alle sue regole la gestione delle relazioni e dei rapporti sociali, osservando le festività cinesi e, tra gli uomini, adottando la moda cinese.</p>
      <p>È possibile ipotizzare che una certa persistenza delle antiche costumanze rimase legata e più pertinente alle donne, che infatti iniziaronoa d essere considerate “impure”, ed alle quali fù negato il permesso di sedere a desinare con gli uomini, così come di non poter camminarvi accanto o davanti.</p>
      <p>Mentre la società naxi andava incontro a questa metamorfosi profonda ed irreversibile, durante la dinastia Qing, le vecchia città di Dayan raggiunse le dimensioni odierne di 3 km², ed i censimenti registrano una popolazione di 50.000 abitanti; forse proprio a causa delle sue piccole dimensioni urbane e demografiche la città non suscitò mai un vero interesse da parte degli esploratori occidentali che invece erano molto più attratti dall'arco montuoso di Yu Long Xue Shan.</p>
      <p>Il geografo Balier fù il primo a descriverlo nella sua opera Universe, del 1837, nel 1888 il botanico Inglese Horace giunse a Yu Long Shan per raccogliere e studiare Azalee, delle quali potè classificare altre 50 specie su commissione dei Giardini Botanici Reali.</p>
      <p>Praticamente contemporaneamente Père Delevay iniziò la sua ricerca botanica sistematica, per la quale frequentò la regione di Lijiang per numerosi anni; nel 1898 il Capitano C. G. D. Ryder ed il capitano W. A. Watts Jones attraversarono Li Jiang come membri della Yunnan Company che aveva loro commissionato la ricerca di una pista praticabile per la costruzione di una ferrovia che potesse collegare la Birmania Superiore alla regione del fiume Jingshan Jiang: essi descrissero con entusiasmo la bellezza dei luoghi, specialmente in riguardo ai laghi ed alla pianura fertile.</p>
      <p>La dinastia Qing collassò nel 1911 e le province marginali, Yunnan incluso, caddero nelle mani dei signori della guerra. La reputazione di Lijiang quale paradiso botanico si diffuse tra le nuove generazioni di botanici specialisti, tra i quali George Forrest (che vi si era già recato) e F. Kingdon Ward che vi giunse nel 1913, mentre Joseph Rock vi arrivò nel 1922: ognuno di questi specialisti rimase guardingo nei confronti degli altri, e successivamente Ward abbandonò lo Yunnan prediligendo Nujiang e la valle di Lancangjiang come territorio delle sue ricerche, mentre Forrest si ritirò in Birmania.</p>
      <p>Rock, un Austriaco, naturalizzato cittadino Americano stabiliì il proprio quartier generale presso Nguluko, sulle pendici dello Yu Long Shan, a nord di Lijiang, e per i 27 anni successivi egli si mosse nell'area circostante vivendo per certi periodi a Nguluko e per altri a Dayan.</p>
      <p>Rock si trovava nello Yunnan in missione per conto del ministero dell'agricoltura statunitense, e dunque Nguluko, che costituisce uno dei maggiori tesori botanici del mondo, fù un sito eccellente per le sue ricerche: l'ecosistema di Yu Long Shan contiene più della metà delle 13.000 specie di piante classificate in tutto il territorio dello Yunnan, tra le quali 400 specie di alberi.</p>
      <p>Egli, già fortemente conosciuto grazie al suo lavoro autoritario sulla flora Hawaiana, confessò nelle sue note biografiche di essere rimasto affascinato dalla Cina sin dall'età di 13 anni, quando da autodidatta iniziò con lo studio della lingua cinese e degli ideogrammi e dunque, quando approdò nello Yunnan, all'età di 38 anni, aveva già un bagaglio di conoscenza e di espereinza indiretta della Cina notevole, che facilitò la sua ambientazione ed il lungo periodo di permanenza.</p>
      <p>Rock  sosteneva che l'apparenza fosse un fattore importantissimo per gli occidentali residenti in Cina, specialmente se essi avevano il progetto di rimanervi e di lavorarvi, e questa situazione era dettata dal popolo cinese stesso, e quindi ipotizzò che  il successo nei propri progetti sarebbe dipeso anche dal rapporto che serebbe stato capace d'instaurare con gl stessi Cinesi, che avrebbe dovuto essere debitamente rispettoso con i propri  superiori, forte ed autoritario con coloro che appartenevano ad uno stato sociale e culturale inferiore.</p>
      <p>Le spedizioni di Rock erano sempre enormi, caratterizzate da un gran numero di portantini e spesso scortate da guardie armate, e comunque durante gli spostamenti Rock non amava imbattersi nei rigori e nelle scomodità del viaggio: il suo bagaglio, infatti, oltre all'equipaggiamento fotografico e scientifico, includeva una vasca da bagno portatile e moltissimi capi d'abbigliamento di ricambio, infatti Rock fù rinomato per indossare abiti formali, e  non solo per per incontrare ufficiali cinesi, Lama e capi tribali, ma anche a cena.</p>
      <p>Egli riuscì ad addestrare il proprio chef Naxi a preparare specialità culinarie australiane ed era solito assumere man mano i residenti dei villaggi incontrati per aiutarlo nei suoi lavori; molti degli abitanti più anziani di Nguluko ancora lo ricordano, e sebbene continuasse a lavorare sino al 1930 sulla botanica ed avesse collezionato per i suoi sponsors Arnold Arboretum della Harvard University e per la National Geographic Society un grande numero di specie, non scrisse in merito alle sue analisi sulla flora, ma si dedicò completamente allo studio antropologico, linguistico e religioso del popolo Naxi.</p>
      <p>Rock nel corso dei suoi studi, si rese conto che la cultura Naxi sua contemporanea fosse già ampiamente e da lungo tempo cinesizzata, perchè riconosceva in essa l'assimilazione di una grande quantità di elementi della cultura Cinese, e la sua opera allora non consistette in una semplice descrizione antropologica delle caratteristiche di una certa minoranza etnica in territorio cinese, ma si riproponeva di riuscire a risalire, raccogliere, studiare e tradurre tutto ciò che poteva ancora essere rintracciato della cultura Naxi aborigena, e soprattutto desiderava riuscire a tradurre tutto quanto di repreibile tra i documenti storici originali Naxi, anche a causa della pubblicazione nel 1912 e nel 1913 delle cronache storiche della famiglia Mu realizzata dai due studiosi francesi Edouard Chavannes (1912) e Jacques Bacot (1913), traduzioni che Rock riteneva colme di errori ed inattendibili a causa della scarsa conoscenza di entrambe gli autori della cultura Naxi stessa.</p>
      <p>Il lavoro seminale di Rock fù sicuramente l'enciclopedico “The ancient naxi kingdom of Southwest China” che la Harward pubblicò nel  1947 e che include numerose traduzioni delle cronache Mu originali autografe dello stesso Rock; egli scrisse anche altre opere tutte dedicate alla cultura Naxi, tra le quali lunghe e dettagliate traduzioni, descrizioni e spiegazioni dei rituali della tradizione sciamanico-religiosa Dongba, in cui inserì ricchi collegamenti con la tradizione Bon prebuddista da cui, a tutta ragione, egli era convinto che derivasse la religione Dongba, e redasse un dizionario in due volumi della omonima scrittura pittografica propria della tradizione manoscritta.</p>
      <p>Rock ebbe un'attitudine veramente esigente ed accademica nei confronti della cultura Naxi e della tradizione Dongba, ed oggi nessuno studioso seriamente dedito agli stessi argomenti dovrebbe permettersi di ignorarne il lavoro e, sebbene la sua persona sia stata messa in discussione numerose volte e sotto diversi punti di vista, il suo lavoro sulla tradizione e la scrittura Dongba è il più completo ed il più “immerso” nel contesto stesso studiato, così come è doveroso ricordare che Rock  si comportò sempre con umanità nei confronti di quanti lo circondarono nella sua permanenza in Yunnan, al punto che ancora oggi gli abitanti di Nguluko e dei piccoli villaggi circostanti lo ricordano ed hanno sempre parole di altissimo riguardo nei confronti della sua memoria, e questo nonostante con l'affermazione del comunismo e della rivoluzione culturale alcuni di essi e dei loro parenti soffrirono  repressioni proprio a causa della loro vicinanza e del loro rapporto con Rock.</p>
      <p>Rock sembra essere stato mosso da un apulsione, spinto da una sorta di missione storica che consisteva nell'estrarre, registrare e pubblicare le ultime manifestazioni visibili ed invisibili di una cultura aborigena prima che fosse totalmente sommersa ed inglobata dall'assimilazione.</p>
      <p>Giunse a Lijiang in un momento storico in cui la tradizione Dongba era ancora molto viva ed attiva, così che il Rock potè assistere e testimoniare molte cerimonie che, poco dopo, furono irrimediabilmente proscritte.</p>
      <p>Egli infatti lavorò nel periodo turbolento dei Signori della Guerra, in questo contesto regionale dominato da banditi che erano i veri e propri padroni di vaste aree, comprese ovviamente le zone che Rock desiderava esplorare nelle sue ricerche botaniche ed antropologiche, inoltre l'attitudine dei Naxi rispetto alla presenza ingombrante di uno straniero variava sovente, di luogo in luogo, di situazione in situazione, passando da un sentimento amichevole e di collaborazione alla totale ostilità, questo anche in merito agli sviluppi politici nazionali ed internazionali.</p>
      <p>Nel 1925 un terremoto molto forte colpì duramente Lijiang, le abitazioni e gli edifici pubblici tradizionali Naxi resistettero al sisma, e dunque le perdite umane furono limitate, ma così come la tradizione cinese legava l'avvento di questi cataclismi naturali al cambiamento di dinastie e di regimi, così avvenne in questo momento della storia della Cina, ed infatti questo fù l'anno in cui morì Sun Yat-sen ed in cui Chiang Kai-shek prese il controllo del suo partito, il Kuomintang.</p>
      <p>La Repubblica venne letteralmente smembrata tra quei capi locali che controllavano direttamente con bande armate determinate zone, e la situazione si aggravò nel 1927, quando Chiang ruppe definitivamente la propria alleanza con i comunisti, ed il paese precipitò nella guerra civile.</p>
      <p>Nel 1934, appoggiato dalla Germania, Chiang iniziò  a muoversi verso la maggiore base comunista a Jinggangshan, nella provincia dello Jiangxi, costruendo posti di blocco per rafforzare una campagna militare volta ai fini dello sfinimento e dell'assedio della base strategica di Jinggangshan.</p>
      <p>Nell'Ottobre del 1934 l'Armata Rossa irruppe a Jinggangshan e si diresse ad Ovest durante la famosa Lunga Marcia per Ya'an, nelle colline di Loess nella Cina nord occidentale.</p>
      <p>Avanzando attraverso lo Yunnan le truppe di Mao finsero un attacco su Kunming, facendo così convergere tutti gli oppositori al seguito dei vari leader locali, mentre altre unità dell'Armata Rossa attraversavano il Jinshanjiang più a nord, nello Sichuan.</p>
      <p>Dopo che Mao ebbe ragigunto Yan'an vi stabiliì una nuova base e dunque ordinò al restante della propria armata di raggiungerlo; il 2° esercito di liberazione, comandati da He Long e da Xiao Ke, che si trovavano divisi nello Sichuan, Guizhou, Hunan e nello Hebei si riunirono e dunque nel 1935 ed iniziarono la propria marcia attraverso Guizhou, ma incontrarono la resistenza scatenata dalle forze di Long Yun a nord di Kunming, nel 1936.</p>
      <p>Il secondo esercito di liberazione dunque copiò la mossa tattica di Mao, fingendo di attaccare la capitale, così che le truppe di Long vi si precipitassero in difesa; l'armata rossa allora attraversò senza problemi il fiume Pudu a nord di Kunming e quindi marcò verso est raggiungendo ed attraversando il fiume Jinshanjiang.</p>
      <p>Dalla prefettura di Fumin si diresse verso la prefettura di Chuxiong seguendo la pista che successivamente sarebbe divenuta la strada per la Birmania; si fermarono a Dali, presso il lago Erhai, e dunque si diressero ancora a Nord sulla strada di Heqing, verso lo Yu Long Shan.</p>
      <p>Ovunque passasse il secondo esercito di liberazione fù ben accolto  e ricevuto con festeggiamenti, clima che anche le autorità di Lijiang decisero di seguire accogliendo con buon umore l'arrivo delle truppe comuniste, ma decidendo di nascondersi discretamente in montagna durante tutto ilperiodo di permanenza di He Long in città.</p>
      <p>Ben presto l'armata rossa lasciò Lijiang dirigendosi verso Shigu, punto in cui il fiume Jingshan esegue la sua prima grande ansa, esattamente dove la maggior parte dei 18.000 soldati del secondo esercito di liberazione decise di attraversare il fiume usufruendo della confortevole spiaggia, ed in questa operazione, dal 25 al 28 Aprile del 1936. i Naxi di Shigu traghettarono per 3 giorni e 3 notti ininterrottamente le truppe di He Long, 40 – 60 uomini alla volta.</p>
      <p>Da Shigu He Long condusse i propri uomini verso Zhongdian e nello Sichuan, ed in questi episodi le truppe di He Long riscossero un'ottima impressione sui Naxi, motivo che più tardi indusse il grande successo riscosso dai Comunisti tra gli abitanti di Lijiang.</p>
      <p>Appena pochi anni dopo Lijiang fù ancora una volta sconvolta dalla guerra, in questo momento provocata dalla conquista dei Giapponesi della costa della Cina con conseguente blocco di affluenza di ogni tipo di bene verso l'ovest, dove si era rifugiato, a Chongqing, il Governo Nazionalista, e dunque l'attenzione politica e militare si spostò immediatamente verso le province della cina Occidentale.</p>
      <p>Peter Goullart, un esule russo, approdato a Lijiang perchè ingaggiato dal governo nazionlaista stesso per alcune collaborazioni, registrò nel proprio libro una città vitale anche in questi anni, sebbene la guerra avesse portato tremendi effetti negativi su ogni attività.</p>
      <p>I Giapponesi, che speravano di riuscire a costringere la Cina alla sottomissione, non avevano calcolato la possibilità delle province dello Yunnan e dello Sichuan di approvvigionarsi sfruttando le piste che conducevano verso ovest, e dunque dopo un rapidissimo riassestamento della strada venne avviata un'intensissima attività commerciale con la Birmania sin quando anche questo paese cadde nelle mani nipponiche.</p>
      <p>Il commercio venne allora affidato alle rotte aeree, e presso Lijiang, a Ganhaizi, venne realizzata una pista: piloti americani e britannici volavano dall'India sino al limite orientale dell'Himalaya percorrendo intrepidamente uno dei corridoi aerei più pericolosi del mondo per riuscire a mantenere i rifornimenti alla Cina provenienti dall'Occidente; ua percentuale altissima di questi aerei, purtroppo, precipitò.</p>
      <p>Le altre strade, via terra, erano attraversate dalle carovane che partivano da Kalimpong nell'India orientale e che si inerpicavano per le montagne del Tibet Orientale dal quale, dopo alcuni giorni, raggiungevano Deqing, nello Yunnan nord occidentale e dunque proseguivano verso Zhongdian da cui discendevano a sud per Lijiang dove lasciavano un aparte dei rifornimenti, mentre tutto il rimanente veniva scaricato a Dali.</p>
      <p>I Tibetani Khamba erano i principali condottieri di queste carovane, ed al tempo di Goullart a Lijiang si stanziò anche una grande comunità di Tibetani stessi.</p>
      <p>Oltre ad un caravanserraglio fondamentale, Lijiang fornì riparo a molte bande di briganti tibetani, i quali in città però rimasero scrupolosamente onesti, ed in tutta la regione rispettarono i Lama, i Dongba ed i Daba, ben presto  iniziarono ad istituire attività legali, tra le quali si specializzarono nel commercio di cavalli con i Lisu e gli Yi: durnate la fiera semestrale dei cavalli la città di Lijiang veniva letteralmente stipata fino al limite delle sue capacità di cavalli provenienti dallo Yunnan nord occidentale la cui qualità, da secoli, era rinnomata.</p>
      <p>Durante questi anni di occpuazione nipponica le attività commerciali effettuarono una crescita colossale e molti di coloro che organizzarono e gestirono carovane si arricchirono notevolmente.</p>
      <p>Con la resa nipponica dell'Agosto del 1945 la via commerciale dal tibet e dalla Birmania venne improvvisamente riaffiancata dalla riapertura delle “normali” strade di comunicazione e direttrici commerciali orientali, con il conseguente incremento dei beni disponibili e dunque con la svalutazione dei prezzi degli stessi beni che, una volta giunti a Lijiang, valevano solo una frazione di quanto era il loro valore alla partenza dal Tibet o dall'India.</p>
      <p>Ma questa crisi nella microscopica realtà delle carovane commerciali tibetane fù il preludio ad un momento di crisi ben più grave, che coincise con un nuovo cambiamento politico d'instabilità che portò alla guerra civile ed alla crescita di un'inflazione incontrollabile: così come i contadini ed i pastori di tutta la cina, anche i Naxi non riuscirono più ad avere abbastanza moneta per il pagamento delle tasse, dunque il governo decise di tassare in beni, e questa azione si ripercosse come una violentissima frustata, che si riverberò sui beni alimentari conservati nei templi e negli edifici pubblici, poiché erano vulnerabili ai furti ed ai saccheggi.</p>
      <p>Il malcontento e la precarietà delle condizioni persuase nuovamente la formazione di bande di briganti in tutto lo Yunnan; nel 1949 una di queste bande armate derubò Yongshen, saccheggiò Heqing ed impose alla città di Lijiang la resa incondizionata; di fronte a questa gravissima situazione i Naxi decisero di combattere, ma inizialmente davvero scoraggiati dalla assoluta superiorità numerica e degli equipaggiamenti degli assedianti, dunque richiesero l'ausilio militare degli Yi a nord e di un discreto contingente di Tibetani provenienti da Zhongdian.</p>
      <p>Una volta che l'esercito eterogeneo si riunì iniziò la marcia verso Qihe,a circa 20 km di distanza da Lijiang, nella prefettura di Dali: l'esercito era composto sia da uomini che da donne ed era equipaggiato con vecchi moschettoni, armi da fuoco vetuste (Flintlock rifles) spade, lance, arco e balestre ed ogni sorta di armi da taglio.</p>
      <p>Essi combatterono contro i 5.000 dell'armata dei briganti con tutta la furia marziale delle antiche armate di Mu Gao a Shigu, mentre i tibetani cavallerescamente provvedettero ad inferire i colpi di grazia, e dunque si fece ritorno a Lijiang festeggiando la vittoria e la liberazione dell'assedio, ed i Naxi saldarono il proprio debito agli alleati concedendo loro un generoso ammontare in argento.</p>
      <p>A causa di queste sommosse militari, i comunisti iniziarono a guardare con sospetto Lijiang che, come altre città, vennne bollata come “rivoluzionare” e dunque ne venne decretata l'invasione.</p>
      <p>Gli utlimi due stranieri rimasti, Joseph Rock e Peter Goullart dovettero fuggire, dunque il 3 Agosto entrambe partirono dall'aeroporto di Kunming, ma mentre Goullart ritenne che questa sarebbe stata un'assenza temporanea e dunque prese con se solo il proprio bagaglio indisoensabile, Rock decise di evacuare l'intero materiale, note e collezioni comprese.</p>
      <p>Dunque, dal 1949, la società Naxi fù costretta nuovamente ad un cambiamento radicale e brusco, non solo con l'aggravarsi della situazione economica, ma con la riduzione drastica e la repressione di ogni espressione sociale, culturale e cultuale: venne drasticamente ridotto il numero dei monaci Karmapa, vennero proscritti i riti Dongba e Daba con l'obbligo di denuncia verso tutti gli sciamani ed i praticanti.</p>
      <p>I cambiamenti furono anche “in positivo”, come per quanto concerne la posizione sociale delle donne che venne ri-sollevata, e così come per il riconoscimento ufficiale dei diritti etnici che videro la proclamazione del paese autonomo di Lijiang dei Naxi nel 1961: l'immigrazione verso Dayan vide dunque il fiorire e l'espansionismo di una nuova città popolata da Han neo-immigrati, legati alle attività governativo-amministrative ed alla gestione di progetti ed attività economiche in via di sviluppo.</p>
      <p>Appena 5 anni dopo, con l'inizio della rivoluzione culturale, ogni manifestazione della tradizione e dell'etnicità venne nuovamente e bruscamente attaccata e Lijiang, divenuta così facilmente accessibile, divenne improvvisamente vulnerabile all'azione repressiva e distruttrice dei rivoluzionari, che distrussero e cancellarono la maggior parte delle pitture parietali e muarie in città, le cui scorrerie nella regione provocarono il danneggiamento dei cicli pittorici murari di Baisha e Xiawu che, fortunatamente, sono però parzialmente sopravvisuti ed oggi rimangono splendidi ed unici esempi dell'antica iconografia ed iconologia della pittura muraria Naxi.</p>
      <p>L'orchsetra di musica tradizionale venne ugualmente proibita, così come ogni festività Naxi, e moltissimi Naxi subirono repressioni.</p>
      <p>CITA LONELY PLANET</p>
      <p>Dal 1979, l'attitudine generale nei confronti delle minoranze etniche è radicalmente cambiata, dunque con la nuova impronta politica dedicata alle nazionalità  promulgata dal governo, i Naxi poterono iniziare una vera e propria “epoca di revival”, che si è concretizzata ed espressa con la ricostituzione ufficiale dell'orchestra storica, con la ripresa dell'insegnamento della storia Naxi e della tradizione orale e  pittografico-manoscritta Dongba.</p>
      <p>Da questo clima di ripresa storico-culturale sociale è poi nata una nuova espressione artistica che trae dai numerosissimi elementi del passato la propria ispirazione iconografica ed iconologica.</p>
      <p>Nel Luglio del 1985 Lijiang venne procalamata Paese aperto, cioè il governo cinese consentì ed istituzionalizzò come legale l'afflusso alla città ed alla regione del turismo di massa, sia nazionale che internazionale, rispondendo alla crescente pressione di un fenomeno sociale di attrazione detto “turismo etnico”, in cui grandi e piccole comitive sono attirate nei siti cinesi sia dalle bellezze naturali e paesaggistiche  sia dalle stesse etnie ivi residenti e dalle loro peculiari espressioni artistico-culturali.</p>
      <p>Dal 19.. Lijiang è stata dichiarata patrimonio dell'umanità ed è ufficialmente iscritta come sito dello World Heritage con il seguente comunicato.</p>
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      <div2><head>Lijiang, paese aperto</head>
      <p>Ufficialmente Lijiang era stata riconosciuta paese aperto, ma le restrizioni non ufficiali continuarono come consuetudine ad interferire con il ibero fruire del turismo internazinale, come ad esempio il fatto che non si potesse che soggiornare all'Hotel Lijiang 1 ed il dovere di essere accompagnati da una guida.</p>
      <p>Queste restrizioni si dissolsero lentamente, e resero fruibile liberamente e pienamente la città al turismo, che nella città di Lijiang era di stragrande maggioranza interno e solo in una piccola percentuale straniero, contando nella metà degli anni 90 10.000 visitatori stranieri e ben 1.000.000 di Cinesi.</p>
      <p>Un certo numero di Naxi, Han e Bai residenti in Lijiang, specialmente coloro che erano capaci di parlare Inglese, si dedicarono alle nuove attività turistiche, dunque da questo momento la città di Lijiang vide crescere tutte le infrastrutture dedicate all'accoglimento ed allo sviluppo turistico, come Hotel, servizi di accompagnamento e di guide, attività di artigianato tipico, prendendo spunto da quelle località turistiche dello Yunnan già all'avanguardia nel turismo internazionale come Dali.</p>
      <p>Lijiang dunque iniziò realmente a poter sostenere un afflusso turistico di massa, sia per gruppi cinesi, che in quegli anni potevano osservare  che cosa e come fossero state le loro città 2 o 3 generazioni prima, mentre i turisti occidentali che potevano ammirare uno straordinario esempio della Cina antica.</p>
      <p>Gli stranieri già iniziarono a soffermarsi minimo 5 giorni a Lijiang, poiché erano attirati dalla volontà di esplorarne tutti gli angoli, i piccoli vicoli, e le splendide attrazioni naturalistiche ed artistiche della regione.</p>
      <p>Fù proprio in questi anni che si sviluppò e venne definito “un canovaccio fisso” per la visita a Lijiang, un tour che prevedeva l'arrivo a Dayan nel tardo pomeriggio e la sistemazione in Hotel, dunque il giorno seguente una visita guidata in bus per i pochi monasteri, oppure l'opzione di una bici al noleggio per recarsi a Dabaoji ed ammirarne i murali, e dunque sino al tempio di Yufeng.</p>
      <p>La mattina seguente una gita a Qiaotou o Daju, da cui poi intraprendere l'inizio del trecking verso Xia Hu Tiao – la Gola del Balzo della Tigre, giungendo al rifugio al crepuscolo; la visita poi sarebbe terminata la mattina seguente, dopo la quale avrebbero fatto ritorno a Lijiang.</p>
      <p>A Lijiang avrebbero potuto girare liberamente durante tutto il giorno, per poi assistere al concerto dell'orchestra tradizionale alla sera e partire l amattina seguente con destinazione Dali o Panzihua.</p>
      <p>Questa tipologia di soggiorno fisso a Lijiang rimase praticamente intatta sino al 1993, anno in cui nella città iniziarono a svolgere servizio i Taxi, che riuscivano a coprire sia percorsi cittadini che a raggiungere le periferie come Zhongdian e Ninglang, che da quel momento furono “praticamente” aperte al turismo; a questo punto i turisti iniziarono a fermarsi nella regione più a lungo, e dunque si verificò un nuovo incremento di investimenti nelle strutture alberghiere e turistiche in generale il cui centro rimase sempre Dayan.</p>
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      <head>L'antica città</head>
      <p>E'' molto raro in Cina trovare un cetro cittadino dallo svilupo urbano così gradevole come Lijiang, così come un piano del traffico, che ha previsto il blocco totale dell'accesso ai veicoli ordinari nel vecchio quartiere della città, attraversata quindi solo dai mezzi di trasporto pubblici, dai taxi e dai motocicli, e dai mezzi di lavoro che lasciano la città per il quotidiano lavoro nelle campgnae circostanti.</p>
      <p>L'unico suono che quindi si ode per le strade ed i vicoli dell'antica città è lo scorrere dell'acqua nei canali e nei ruscelli che fiancheggiano le strade e tra le case che si accorda con il canto degli uccelli nelle gabbiette appese lungo i cornicioni di molte abitazioni.</p>
      <p>Il 4 febbraio del 1996 alle 19 e 14 Lijiang fù colpita da un violentissimo terremoto di magnitudine 7.2 sulla scala richter; per 10 interminabili secondi le scosse sismiche flagellarono la città e l'intera regione radendo al suolo numerose abitazioni sia in città che nei villaggi circostanti, squarciando e danneggiando le fondamenta di altrettante strutture pubbliche, turistiche e private; villaggi interi, specialmente dell'area di Wenbishan e Jinshan, vennero letteralmente demoliti.</p>
      <p>Il sisma provocò 80 morti solo nella città di Lijiang, e più di 300 nei villaggi circostanti, I senzatetto si organizzarono in tende e baracche costruite raccogliendo materiale di fortuna dalle macerie delle abitazioni stesse distrutte; sebbene la temperatura notturna fosse sotto zero, sarebbe stato troppo pericoloso rientrare negli edifici rimasti in piedi perchè risultavano così pericolanti che era evidente che alla minima ulteriore scossa tellurica di assestamento sarebbero franati.</p>
      <p>Il governo s'interessò immediatamente della calamità, il premier Li ed il governatore dello Yunnan He organizzarono immediatamente I soccorsi dichiarando lo stato di calamità e facendo fluire da tutta la Cina aiuti economici ed umanitari, nei quali si distinse la Croce Rossa di Hong Kong distribuendo cibo, soldi e coperte, dedicandosi specialmente a quei centri maggiormente colpiti dal sisma.</p>
      <p>Grazie alla cocentrazione degli sforzi indirizzati al soccorso della regione di Lijiang, entro la metà dell'estate stessa tutti gli edifici disastrati vennero abbattuti e ricostruiti, mentre quelli danneggiati non gravemente vennero riparati e riabilitati alla fruizione.</p>
      <p>La ricostruzione degli edifici avvenne riprendendo e seguendo la tecnica edilizia Naxi tradizionale, che sebbene in certi monumenti non riuscì a contrastare la violenza del sisma, nella maggior parte delle abitazioni invece essa risultò vincente, e dunque sia culturalmente che praticamente indusse l'amministrazione cittadina ad adottare la tecnica urbanistica tradizionale.</p>
      <p>L'eco dei media cinesi che si concentrarono sulla sciagura fù fortissimo, e cotribuì notevolmente alla crescita dell'interesse della Cina nei confromnti di Lijiang, presupponendo quindi ad un'ondata turistica interna di notevole intensità.</p>
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      <div1>
      <head>Cronologia dei principali eventi storici nella regione di Lijiang</head>
      <p>TABELLA 10</p>
      </div1>
      <div1>
      <head>Bibliografia</head>
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    </body>
  </text>
</TEI>
