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Tu sei le tue mani, sineddoche perfetta.

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Tu sei le tue mani, sineddoche perfetta. Poesie di sentimenti e di reazioni.

Raccolta di poesie e liriche autobiografiche.

Presentazione di Valeria Morgantini

I Edizione – Giugno 2017, V revisione 21 Settembre 2017

ISBN-10: 0244316163 ; ISBN-13: 978-0244316167

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Descrizione

Tu sei le tue mani, copertina

Tu sei le tue mani, sineddoche perfetta. Poesie di sentimenti e di reazioni.

Raccolta di poesie e liriche autobiografiche.

Presentazione di Valeria Morgantini

I Edizione – Giugno 2017, V revisione 21 Settembre 2017

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TU SEI LE TUE MANI, SINEDDOCHE PERFETTA

Poesie di sentimenti e di reazioni

DI STEFANO ZAMBLERA

 

PRESENTAZIONE DI VALERIA MORGANTINI

L’autore, quasi ad ammonire chi si accinge a leggere, comunica chiaramente nella prima lirica quale sia il proprio manifesto programmatico: « Voglio scrivere come se illustrassi con lettere i miei pensieri» e, «Se questa è poesia – non m’interessa che lo sia…». Non si preoccupa che i suoi pensieri aderiscano allo statuto di poesia[1], quello che a lui interessa è che questi stessi pensieri – che pure definisce poesie nel sottotitolo della raccolta – agiscano, anzi, re-agiscano come un «reagente ritroso» e descrivano una qualità di emozioni simili a quanto provato nell’imminente svelarsi di un segreto[2].

Se di poesie si tratta esse sono «Poesie di sentimenti e reazioni».

L’autore descrive la propria vita in relazione, anzi in reazione agli accadimenti[3] ed ai protagonisti, alcune volte personificati negli elementi della natura[4] o della vita stessa[5].

Dunque parla dei sentimenti: l’amore per la propria compagna, la felicità, la pace, la meraviglia della vita e della natura, la bellezza, ma anche il dolore, il senso dell’inutilità, il senso della pochezza di ogni risultato[6], l’incomprensione, la menzogna, la noia, il senso di apnea e soffocamento, il senso dell’esser stritolato dalle scadenze, dagli impegni e dal «cieco e preciso lavoro», tra «urgenze e necessità», una vita che «è là fuori e trapassa[7]», alla quale si attacca e partecipa  «versando parole» su carta[8].

È proprio perché l’autore versa e ri-versa parole lasciandole gocciolare sulla carta che esse non sembrano uscite da una penna o una tastiera, è piuttosto un pennello o della china a cui si pensa, ed il risultato è un ibrido tra un disegno, un acquerello ed uno spartito musicale.

Di fatto il suo scrivere è fortemente contaminato dal suo essere anche un disegnatore/pittore. Essendo poi  praticante di Taiji Quan, uno stile di Wushu[9] , l’autore si esprime con una varietà[10] tutta cinese che si esplica nella compresenza ed alternanza di caratteri complementari ed antitetici: alti e bassi, lunghi e corti, «i pieni, i vuoti…[11]», graficamente e musicalmente, che rendono forza alla scrittura e che procedono a braccetto sia con riflessioni e descrizioni profonde, mansuete[12], sia con l’urgenza della parola non solo scritta e parlata, ma anche sussurrata, cantata, compressa, stiracchiata, destrutturata, ricomposta a (non solo suo) piacere, stravolta nei significanti e nei significati, digrignata, gridata tutta d’un fiato, soffocata, vomitata:

Lavita è così bella la vita così stretta.
Piccola e stretta
Come i giorni.
Come
i
l tempo dei giorni è
str
e
tt
o
è poco
è inutile
desiderare che il treno arrivi veloce
o non giunga neppure
Strette le mani?
lavitasenefotte
Di
me
Senefottelavitadellavitadellamiavita[13]

Le parole  si fanno eco nei versi con assonanze, e si sposano in rime baciate, alternate, interne, enjambemant, ricordando i disegni sui taccuini[14] e stravolgendo il supporto cartaceo a linee orizzontali proprio della scrittura in uno spazio in cui le lettere cadono o si arrampicano come note su un pentagramma verticale[15].

La vita che l’autore illustra, la propria vita, è un «prestito temporaneo», un’equazione perfetta in cui tutto sarà reso[16], è il fiume che scorre rompendo anche gli argini della carta[17], perché «lavitasenefotte» di tutto.

Ma è la vita, nelle sue infinite declinazioni il leitmotiv di questo libro. Una vita soprattutto amata quanto odiata, che l’autore afferma di scoprire sensata nella sua insensatezza mentre è alla continua ricerca di «densi sensi[18]» , una vita «mercificata», «asservita e ricattata», una vita soffocata nel doppio ruolo di «lavoratore-consumatore[19]», una vita fatta di vento, aria e respiri, sensazioni tattili di turgori, di baci, tepori, orgasmi, piedi mani, dita che toccano, solletico, ecc…

La vita, cioè «La nostra propria unica esistenza», diventa anche una sorta di manifesto politico, un invito al risveglio:

Nessun individuo!

Libero!

Davvero!

Baratterebbe spontaneamente il mistero

del proprio finito tempo esistenziale

per creare ed ammucchiare altrui capitale.

Pare poi che in questa raccolta l’autore non si lasci sedurre dalla bellezza dell’arte, forse perché quest’ultima non può che transitare e compiersi dalla bellezza della natura stessa e/o dalla bellezza della varia umanità[20].

La bellezza infatti c’è, c’è dappertutto[21] ed è qualcosa che suscita nell’autore sentimenti e reazioni.

Si va dall’incantevole paesaggio «dipinto da mani divine»  della valle di Jiuzaigou in Cina alla «complessità inaccessibile» del firmamento[22]; dall’osservazione e l’incontro di sguardi e sorrisi durante il viaggio all’interno dell’autobus «Numero 6 [23]» alla bellezza del creato che porta il pensiero alla compagna ed alla bambina[24]; dal bearsi della «foschia d’oro» al «verde vento di grecale»; dal mare «affettuoso vaporoso» al godere della notte; dalle rondini alle nuvole, ecc…

Come nel diagramma del Tao, riassunto grafico dell’alternanza e compresenza nell’universo dei principi complementari ed opposti di Yin e Yang, nella vita che l’autore descrive si avverte la grave e piena presenza del nulla: la bellezza e la vita sembrano esser fini a se stesse e sembrano servire a «Niente[25]», un niente illuminato dal «buio di lampade artificiali [26]», mentre la vita scorre velocemente, «Unica vita – per quanto ne sappiamo – Nessuno garantisce che rinasceremo[27]», come niente o nessuno è ciò che rimane dell’autore di fronte ad una «vita rubata», una «vita così bella e così stretta», una vita che «è niente ed è un niente finito[28]», un viaggio senza mete e fini ultimi[29] (almeno in senso escatologico) in cui l’autore si chiede: «è necessaria una destinazione? Intendo: con precisione? Oppure basta andare[30]»

In questo senso, se di scopo vogliamo parlare, l’unico senso che l’autore trova nella vita è la vita stessa, così come lo scopo del «temporaneo viaggio» non consiste nelle trappole delle mete e degli approdi ma si identifica nello stesso viaggiare[31].

Niente e totalità, dolore e gioia, morte e vita, il tutto è descritto ed accolto con l’importanza che l’autore avverte durante la propria esistenza, da cui sembra lasciarsi pienamente investire senza l’erezione di alcuna difesa, metabolizzando e trascinando all’esterno pensieri, gocciolanti parole sulla carta[32], reagendo ritrosamente alla disillusione[33], afferrando la vita, per quanto possa anche essere amara, coi denti:

Educarmi le mani non è servito.

La vita è niente ed è un niente finito.

La vita è maschiocompagnoeditore.

La vita mi piscia e mi caca nel cuore.

La vita è breve ed è già mezza finita.

E l’afferro coi denti

Questa merda di vita.  [34]

 

Voglio trascinarmi fuori dalla biblioteca

Voglio trascinarmi fuori della biblioteca
nel pericoloso vento della strada
abboccarmi con la bellezza che oltrepassi
le mura della musica da camera.

Voglio scrivere come se illustrassi
con lettere i miei pensieri.
Lasciar gocciolare le parole sulla carta.

Pieni, vuoti, musica di sfere.

Se questa è poesia
– non m’interessa che lo sia
o in un sistema letterario
l’integrazione mia –
più che centro sia epicentro,
il mio vivido reagente ritroso.
Imminente rivelazione che non si produce.
Incanto di un palpitio di rondine
in cui stai per dirmi il tuo segreto.

 

万古

山水美丽,
起伏杂音。
我思念你,
爱情。
甜蜜的吻,
万古

 

谢谢铁包子

 

Wàngǔ

Shānshuǐ měilì,
qǐfú záyīn.
Wǒ sīniàn nǐ,
àiqíng.
Tiánmì de wěn,
wàngǔ.

Xièxiè tiě bāozi

Eternamente

Monti e fiumi meravigliosi, (la bellezza del creato.)

mormorii ondulanti.

Io penso a te,

Amore.

Dolci baci,

Eternamente.

 

Grazie Alessandro Ferro

 

Tu sei le tue mani, sineddoche perfetta

Io non sono le mie mani!
Sono le mie mani che son mie!
Io sono le mie idee
e le mani loro prensili estroflessioni.
Le mie mani sono tra i miei strumenti.
Del mio essere estensioni.

Io non sono le mie mani!
Sono l’ente che le muove.
Sono chi tra dieci dita
crea intenzioni vecchie e nuove,
o a crearle almeno provo
con le mani che mi trovo.

Tu sei le tue mani?
O le tue natiche?

Io non sono le mie mani!
Chirurgia spietata e inetta,
parte vivisezionata
da sineddoche perfetta.

 

_________________________________________

[1]  Cfr. Voglio trascinarmi fuori della biblioteca.

[2]  Ibid:    Se questa è poesia

 – non m’interessa che lo sia

o in un sistema letterario

l’integrazione mia –

più che centro sia epicentro,

il mio vivido reagente ritroso.

Imminente rivelazione che non si produce.

Incanto di un palpitio di rondine

in cui stai per dirmi il tuo segreto.

[3]  Cfr. Tu sei le tue mani, sineddoche perfetta.  A questa frase, che un giorno gli fu rivolta – diventata poi titolo del libro e della poesia che chiude l’intera raccolta – l’autore reagisce rispondendo «Io non sono le mie mani! »

[4]  Cfr. Coppia di astri nella città d’arte.

[5]  Cfr. La vita.

[6]  Cfr. Whitman W. “O ME! O LIFE!” in “Leaves of Grass”, Philadelphia: David McKay, 1891–92: 215 «Of the poor results of all, | of the plodding and sordid crowds I see around me, | Of the empty and useless years of the rest, with the rest me intertwined» .

[7]  Cfr. Scrivendo.

[8]  Cfr. Voglio trascinarmi fuori della biblioteca.

[9]  武术 Wushu – le arti marziali cinesi.

[10]  Jiezou

[11]  Cfr. Voglio trascinarmi fuori della biblioteca.

[12]  Cfr. L’Istituto del consenso; 万古 Wàngu – Eternamente; La rondine squilla la freschezza; Dita di vento frugano i colli; Foschia d’oro; Affettuoso vaporoso mare bussa alla mia città; Notte; Verde vento di Grecale.

[13]  Cfr. La vita.

[14]  Uso grafico e peculiare dei significanti. Cfr. Cummings. E. E., 1958 “l(a”  in “95 poems – Harbrace paperbound library A Harvest book –  Vol. 51”, Harcout, Brace 1958:

l(a

le

af

fa

ll

s)

one

l

iness

[15]  Cfr. La Vita:

Mi taglia la vita.

Divertita

   T

 A

   N

      T

   O

la vita mi insegue

[16] Cfr. Voglio io sentire; La rondine squilla alla freschezza, in cui echeggia la Szymborska W., «Nulla è in regalo, tutto è in prestito. | Sono indebitata fino al collo. | Sarò costretta a pagare per me | con me stessa, | a rendere la vita in cambio della vita. »

[17]  Cfr. Venero io.

[18]  Cfr. Voglio io sentire.

[19]  Cfr. La nostra propria unica esistenza.

[20]  Cfr. L’Istituto del consenso; Numero 6; 万古 Wàngu – Eternamente; Oro; La rondine squilla la freschezza; Dita di vento frugano i colli; Le vie di Firenze sono le mie vene; Foschia d’oro; Affettuoso vaporoso mare bussa alla mia città; Notte; Verde vento di Grecale; Treno; Venero io; Se dici Giugno.

[21]  Zamblera S., 2017 “Ritratti di Cina“: 51 «come la pioggia, | che abbraccia tutta questa città | grande, enorme, immensa. | Bella. | Anche se brutta, bella. »

[22]  Cfr. Coppia di astri nella città d’arte, nel cui contesto però c’è personificazione e sarcasmo.

[23]  Qua si fa riferimento all’autobus numero 6 che a Firenze conduceva Stefano dalla sua abitazione al luogo di lavoro.

[24]  万古 Wàngu – Eternamente; La rondine squilla la freschezza; Dita di vento frugano i colli; Foschia d’oro; Notte; Venero io; Se dici Giugno.

[25]  Cfr. Oro.

[26]  Cfr. Niente.

[27]  Ibid.

[28]  Cfr. La vita.

[29]  Galimberti, U., 2007 “L’ospite inquietante – Il nichilismo e i giovani ”, Feltrinelli (Serie Bianca), Milano: 143 «L’andare che salva se stesso, cancellando la meta, inaugura…una visione del mondo radicalmente diversa da quella dischiusa dalla prospettiva della meta che cancella l’andare. Nel primo caso si aderisce al mondo come a un’offerta di accadimenti, dove si può prendere provvisoriamente dimora finché l’accadimento lo concede; nel secondo caso si aderisce al senso anticipato che cancella tutti gli accadimenti i quali, non percepiti, passano accanto agli uomini senza lasciar traccia, puro spreco della ricchezza del mondo. »

[30]  Cfr. Treno.

[31]  Cfr. Voglio io sentire:  «non mete e approdi in cui sia ostaggio»

[32]  Cfr. Voglio trascinarmi fuori della biblioteca; Scrivendo

[33]  Nietzsche F., 1882 “Die frohliche Wissenschaft – La gaia scienza”, in “Opere”, Adelphi, Milano, 1965, V, 2.: «No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una fede. […] La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. »

[34]  La vita.

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